Autumn in Trentino

Viaggiare, o meglio non viaggiare ai tempi del covid. Come ben sappiamo purtroppo al momento non è ancora possibile volare oltreoceano per motivi di svago e turismo, quindi nell’assai  limitato 2020, nostro malgrado, abbiamo scelto una destinazione tutta italiana e con la mia super fuoristrada Amazzonia, e la mia cagnolina Sisma 😉 , siamo partiti ad ammirare il foliage autunnale del nostro prezioso Trentino.

Come prima tappa abbiamo raggiunto direttamente il lago Tovel prenotando on line tramite la app EasyPark  il parcheggio più vicino al lago che è situato a ben 1178 metri di altitudine,  all’interno del Parco naturale Adamello Brenta, nello splendido scenario della Val di Non;  abbiamo subito intrapreso il sentiero che fa tutto il giro del lago, è comodo, molto scenografico e alla portata di tutti, c’è un punto dove le montagne circostanti si rispecchiano perfettamente nell’acqua che assume mille sfumature dal verde al giallo, all’arancione delle foglie degli alberi tutti intorno. È una passeggiata piacevolissima ed il periodo autunnale è veramente uno dei migliori per il tripudio di colori che fanno da cornice a questo luogo magico. Siamo rimasti un paio di giorni in questa zona, abbiamo girato con la macchina tra le strade contornate dallo splendido foliage ottobrino e dalle coltivazioni delle mele, ci siamo fermati nei pressi del bellissimo Castel Cles immersi tra meleti e vigneti  ammaliati dalle mille sfumature di  colori accoglienti e caldi che solo l’autunno può donare.

Abbiamo soggiornato in un delizioso hotel stile tirolese immerso nella campagna circostante, tra splendidi prati verdi e pascoli di mucche, l’ Hotel da Rosa, ci siamo trovati veramente molto bene qui, un paradiso immerso nella natura che ci ha deliziato delle specialità locali più golose, dai canederli,  allo stufato trentino, ad un fantastico strudel di mele, è stato un ristoro piacevolissimo ci siamo sentiti veramente coccolati. https://hrosa.it/it

L’indomani ho fatto una bella passeggiata rigenerante nel sentiero che parte proprio dal centro del paese chiamato il burrone di Fondo, dove c’è il canyon Rio Sass che sbuca proprio sul lago Smeraldo, un bellissimo bacino d’acqua verde che prende il suo nome dal colore intenso che acquisisce grazie all’immenso bosco circostante, proprio qui nascosto tra gli alberi c’è un piccolo B&B che sembra essere dimora di gnomi e fate e che vi consiglio se siete amanti della tranquillità e dei gatti,  il MOLIN DEI MAGHI  3922663598 https://molindeimaghi.business.site/ .

Un altro luogo stupendo immerso nel verde e nella natura è il ponte sospeso “Ragaiolo” per raggiungerlo si passa per la Val di Rabbi un’altra zona molto scenografica tra boschi e ruscelli, si tratta di un percorso affascinante che permette di percorrere i l ponte tibetano sospeso nel vuoto a 1.366 mt sopra le cascate del Rio Ragaiolo, è un’esperienza adrenalinica poco adatta a chi soffre di vertigini! Ma per i più audaci la vista dal ponte è indimenticabile e l’emozione nell’attraversarlo lo è ancora di più.

Prima di cambiare zona abbiamo deciso di intraprendere un piccolo pellegrinaggio, ovvero il cammino Jacopeo D’anaunia, che parte da Sanzeno ( parcheggiate la macchina proprio di fronte al Museo Retico ) e passando attraverso un vero e proprio sentiero nella roccia, arriva al Santuario San Romedio. È un percorso spettacolare di circa 3 km che segue il tracciato di un vecchio canale scavato nella parete rocciosa del canyon, quando si intravede l’eremo su in alto si prova una bell’emozione soprattutto nell’immaginare le storie antiche dei pellegrini che fecero questo stesso percorso. La leggenda narra che San Romedio visse insieme ad un orso e ancora oggi se siete fortunati potrete vedere l’orso Bruno che ovviamente non è lo stesso esemplare, ma un suo lontano parente,  che vive nei dintorni del santuario.

A questo punto ci rimettiamo in macchina e cambiando completamente scenario,  vedendo le prime montagne candide nonché le strade innevate andiamo verso il lago di Braies. Vi consiglio vivamente di soggiornare presso lo storico hotel LAGO DI BRAIES, un luogo unico dove si respira un’atmosfera antica e nostalgica,  la nostra stanza era stupenda, la vista che dava proprio sul lago un’emozione unica ed anche la cucina del ristorante ottima e di qualità. Svegliarsi all’alba, aprire la finestra respirare l’aria pura e sentire il silenzio assordante del lago così solitario anch’esso appena sveglio, dà una sensazione meravigliosa di connessione con tutti i segreti ed i misteri di questo regno incantato. www.lagodibraies.com

Anche al lago di Braies è possibile fare una passeggiata lungo il sentiero che fa tutto il giro, c’era già parecchia neve malgrado fosse solo ottobre ed ogni tanto si scivolava a causa del ghiaccio, quindi è opportuno fare molta attenzione a dove mettere i piedi, ma ne vale assolutamente la pena ed è fattibilissimo,  scorgerete degli angoli nascosti stupendi dove le montagne si specchiano nell’acqua cristallina esibendo  tutta la loro maestosità e sacrale bellezza.

Un altro posto che mi sento assolutamente di consigliare per la sua splendida posizione isolata e remota immersa tra i boschi e le colline e per la sua atmosfera fiabesca è lo Chalet nel Doc nell’alta Valle del Lozen.

Per raggiungerlo si percorre una fantastica panoramica strada tra i vari passi montani innevati dove abbiamo incontrato anche un piccolo cerbiatto che camminava solitario per strada tanto erano isolate e poco frequentate visto il periodo fuori stagione sciistica, nonché la rigogliosa boscaglia finale all’interno della quale si trova la struttura che è un vero incanto, è completamente immersa nella natura, lontano dal traffico e dalla città, tra i pini, le montagne, ed un allevamento di lama e alpaca simpaticissimi ed addomesticati. Qui abbiamo dormito in una deliziosa casetta di legno proprio di fronte al bosco, abbiamo fatto una passeggiata selvaggia fino al vicino lago di Calaita e ci siamo lasciati coccolare dalla padrona di casa, la signora Clelia, una persona speciale che ci ha accolto calorosamente e ci ha preparato una colazione genuina e speciale con tutti i prodotti tipici locali più buoni.  https://www.chaletneldoch.com/

Gli ultimi due giorni li abbiamo dedicati al relax  e centri benessere, non si può dire di essersi goduti veramente il Trentino senza aver provato la magia di una piscina d’acqua calda esterna situata nel bel mezzo di montagne innevate o il tepore di una sauna panoramica completamente di vetro situata proprio in mezzo alla foresta, non avremmo potuto chiudere  il nostro mini viaggio all’italiana in Trentino nel migliore dei modi, tra un bagno turco, una nuotata all’aperto a -5°c , un bel massaggio e delle deliziose cenette romantiche, il tutto nella meravigliosa cornice delle splendide valli, montagne, macchie e laghi che solo  questa piccola,  quanto preziosa regione, vi potrà donare.

https://www.myexcelsior.com/it/

https://www.albionhotel.net/it.html

Lasciamo il Trentino felici di aver scoperto dei nuovi splendidi luoghi nella nostra cara Italia, sicuramente questo periodo di lockdown e restrizioni porterà molti viaggiatori ad apprezzare più da vicino la propria terra e nel caso dell’Italia tutti i tesori pregiati che tutto il mondo ci invidia. Con la speranza di poter presto tornare a vagabondare per il mondo intero con libertà, curiosità e fiducia, nel frattempo cerchiamo di non dimenticare mai ciò che abbiamo davanti ai nostri occhi,  vicino a noi, ed apriamo le nostre braccia ed il nostro sguardo agli orizzonti  più vicini, saranno proprio loro a mostrarci il cammino e la consapevolezza  verso  i mondi più lontani, oltre l’infinito.

Il tuo cuore si trova là dove si trova il tuo tesoro. Ed è necessario che il tuo tesoro sia ritrovato affinchè tutto ciò che hai scoperto durante il cammino possa avere un significato. Paulo Coelho

Giappone Fiorito

Voli  Etihad periodo inizio Aprile, due settimane

Cosa mettere in valigia

Giubbino pesante, cappello di lana, scarpe comode, abiti eccentrici e particolari.

Libri consigliati

Memorie di una Geisha – Arthur Golden

Nel segno della pecora – Haruki Murakami

Neve – Maxence Fermine

Consigli pratici

Come prima cosa vi consiglio di ordinare il pocket wi-fi per rimanere sempre connessi ad internet, vi sarà utilissimo per rintracciare luoghi, strade anche da percorrere a piedi tramite gps, eventuali ristoranti e soprattutto gli orari dei treni veloci, per quest’ultima informazione vi consiglio di scaricare l’apposita app Hyperdia e di consultarla e studiarla prima in base al vostro itinerario, cercando sempre di intraprendere i viaggi di mattina presto, quindi scegliere le prime partenze per raggiungere prima le destinazioni ed avere quindi più tempo da sfruttare durante il giorno. Il pacchetto wi-fi vi verrà consegnato direttamente al vostro hotel o all’ufficio postale dell’aeroporto di arrivo, potrete ordinarlo tramite l’agenzia Japa Wireless https://www.japan-wireless.com/en

Quindi dovrete prenotare ed acquistare anche il Japan Rail Pass per potervi muovere comodamente con i famosissimi treni veloci giapponesi, potrete scegliere JR pass da 7-14 o  21 giorni, considerate che il costo per una settimana è di circa 240 euro e che con questa tessera saranno compresi tutti i viaggi con mezzi del gruppo JR, la  linea Yamanote della metro Tokyo, il Narita Express, alcuni tram e traghetti autobus JR ed i treni proiettile Shinkansen ad eccezione degli Nozomo e Mizuho.

https://m.japan-rail-pass.it/mobile/

https://www.jrailpass.com/it/il-japan-rail-pass

https://m.jrpass.com/it

Appena atterrati in aeroporto andate subito ad uno sportello postale o della stazione ed acquistate anche una tessera per la metropolitana di Tokyo, anche qui in base alla vostra permanenza potrete scegliere quella che fa più al caso vostro ci sono tessere da 48 o 72 ore.

Prenotate dall’Italia il noleggio dell’automobile da Kyoto per poter raggiungere le magiche Koyasan e Nara, ricordate che la guida è a destra ed è necessaria la patente internazionale.

Cercate di non ostentare ed esibire troppo eventuali tatuaggi, in Giappone non sono visti benissimo.

Da non perdere

Hanami nei vari parchi di Tokyo

Noleggiare ed indossare un kimono a kyoto

Particpare alla cerimonia del thè di Kyoto

Fare il bagno caldo in Onsan

Assistere ad uno spettacolo del Robot Restaurant di Tokyo

Cantare al karaoke

Dormire in futon in un caratteristico ryokan

Dormire in un tempio buddista a Koyasan

Accarezzare un cervo di Nara

Guardare le pubblicità giapponesi in Tv

Itinerario

Tokyo

Hakone

Kyoto

Koyasan

Nara

Kyoto

Miyajima

Hiroshima

Kyoto

Viaggio

Atterrati all’eroporto di  Narita  appena ritirato pocket wifi ed acquistata la tessera della metro, abbiamo prenotato il biglietto allo sportello e preso subito il treno Narita Express, compreso nel nostro JR pass per raggiungere il centro di Tokyo, il nostro hotel dove saremo rimasti 5 notti è nel quartiere Kabukicho, vicino  Shinjuku. Abbiamo scelto questa zona in quanto molto popolare e storica, siamo nella zona dei locali notturni, localetti, pub,  e lo street food tra le viette di Omoide Yokocho un’area dove si trovano ristorantini stile nipponico in un’atmosfera retrò che porta indietro nel tempo. Appena usciti passeggiando ci siamo subito resi conto del  clima parecchio freddo che  inizialmente ci ha presi alla sprovvista, per fortuna eravamo vestiti pesanti, ci siamo subito addentrati tra le viuzze del vecchio quartiere stracolme di strettissimi localetti dove si mangiano spiedini di mille tipi direttamente a bancone, questi ambienti sono frequentati soprattutto da uomini d’affari locali che si fermano a mangiare e bere qualcosa dopo il lavoro, alcuni non ci hanno permesso di entrare, ma ne abbiamo trovato uno che ci ha accolto e dove abbiamo potuto smangiucchiare qualcosa tra gli altissimi fumi di fornelli in cucinini improbabili. Girovagando per la zona rossa è facile imbattersi nelle numerosissime e folli sale da gioco dove troverete centinaia di giapponesi intenti a fumare una sigaretta dopo l’altra e a manovrare slot machine e video poker rumorosissimi, tra musica disco dance assordante a tutto volume, mi raccomando entrate e fatevi un giro veloce, ne uscirete con un mal di testa incredibile, ma ridendo a crepapelle.

Non mancherete di vedere neanche mega King Kong e Godzilla appesi sui grattacieli tra le vie di Kabukicho, né di ascoltare megafoni per le vie del centro che urlano, ridacchiano ed esclamano vivaci frasi in un giapponese per noi incomprensibile. Vi imbatterete sicuramente in capsule e  love hotel dove si possono affittare camere ad ore, se avete la curiosità di passare una notte particolare con il vostro partner vi consiglio il love hotel SARA KAWAGOE è un po’ fuori mano, ma si raggiunge in metro e sarà un’opportunità per vedere nuovi quartieri della città, è un love hotel molto bello,  ogni stanza a tema coloratissima ed originale, occorre prenotare qualche mese prima altrimenti non troverete posto https://sara-kawagoe.jp/

Assolutamente da non perdere lo spettacolo dissennato al Robot Restaurant, prenotate un tavolo con drink e snack tramite il loro sito ufficiale http://www.shinjuku-robot.com/pc/ ed assisterete ad un vero e proprio delirio giapponese! Luci, balletti, mega robot, musica assurda, rappresentazioni anime, travestimenti, scenografie coloratissime sarà come essere all’interno di un vero e proprio cartone animato, tra draghi, mostri, e altre decine di personaggi e creature fantastiche e soprattutto enormi.

Non perdetevi inoltre una serata di Karaoke al Pasela, riservate per un’ora o più una stanzetta privata dove potrete cantare a squarciagola persino qualche canzone italiana di Celentano, sarà super divertente, potrete mettervi comodi, togliervi le scarpe,  indossare delle morbide pantofole che saranno lì a vostra disposizione, bere sakè ed ordinare dal telefono i loro fantastici mega toast al gelato e frutta che vi verranno serviti all’interno della vostra saletta, un’esperienza unica, assurda e veramente esilarante! Se ci ripenso ho ancora le lacrime agli occhi dalle risate.

Se volete mangiare del buon tonno non perdetevi una cena al ristorante Meguroshoten, occorre prenotare prima, passerete una serata divertentissima dove potrete assistere al taglio di un gigantesco tonno con tanto di racconto commentato ( ovviamente in giapponese ) passo passo al microfono, applausi e cori e dove potrete gustare cibo di ottima qualità .https://maguro-shoten.favy.jp/

Un altro ristorante stupendo che vi consiglio è il Rokkasen dove potrete mangiare ottimo kobe all you can it in uno sfondo elegantissimo, all’ultimo piano di un grattacielo con una vista meravigliosa in un ambiente veramente caratteristico, una cosa curiosa per noi occidentali è trovare queste salette intime nei ristoranti, chiuse con delle tende, mangiare spesso seduti per terra e sempre scalzi, solitamente al momento di togliervi le scarpe vi saranno date da indossare delle ciabatte marroni di pelle per girare all’interno del locale.

https://www.rokkasen.co.jp/index.php

Per  gli amanti come me di Quentin Tarantino, nel quartiere Ropponghi sempre raggiungibile in metropolitana, potete cenare al ristorante Gonpachi dove hanno girato la scena del combattimento di Beatrix con gli 88 folli di Kill Bill, anche qui è opportuno prenotare prima altrimenti rischierete di non trovare posto  https://gonpachi.jp/nishi-azabu/ , uscendo dal ristorante mentre camminando tornavamo verso la fermata della metro ci siamo casualmente imbattuti in un cimitero stupendo, di notte ancora più suggestivo chiamato Aoyama, un luogo molto affascinante ricco di energia, con delle solenni  e antiche tombe di pietra bellissime, il tutto circondato da meravigliosi ciliegi in fiore, abbiamo passeggiato all’interno attraversando le lapidi e gli alberi e siamo stati pervasi da una pacifica sensazione di benessere  che ci ha accompagnato per tutta la serata.

Poco distante dal nostro hotel c’è anche il frenetico quartiere di Shibuya, la cui fermata della metropolitana è una delle più affollate di Tokyo e la cosa bella è che, malgrado sia frequentata da migliaia di persone, non si urta mai nessuno e sembra regnare una costante e surreale calma e compostezza, proprio come il silenzio nelle strade trafficate della zona, essendo praticamente tutte elettriche le automobili che le percorrono è inverosimile camminare per strada e non udire il solito fastidioso frastuono urbano; d’obbligo attraversare a piedi l’immenso incrocio di Shibuya noto per le sue strisce pedonali che si intersecano tra loro ed una delle quali attraversa in diagonale il centro dell’incrocio stesso. In questa zona c’è anche il visionario Kawaii Monster Cafe Harajuku, un bar eccentrico e coloratissimo dove le cameriere sono tutte travestite stile fumetto e dove incontrerete unicorni glitterati giganti ed altri animali fantastici, ecco qui dove potete trovarli:  http://kawaiimonster.jp/

Per ammirare la skyline notturna consiglio di andare al metropolitan government building, sempre in zona Shibuya.

Un altro quartiere molto originale e glamour è Harajuku, ci sono diversi negozietti di manga ed anime e potreste facilmente incontrare i personaggi più nerd e bizzarri di Tokyo i cosiddetti  Cosplay, ovvero ragazzi che, specialmente la domenica,  si travestono ed indossano costumi stravaganti, se ne avete voglia vi consiglio di andare anche voi vestiti in modo eccentrico ed estroso per girovagare tra le vie di questa zona, vi divertirete da morire e non vi sentirete di certo fuori posto, anzi.

Mettete la sveglia presto e recatevi all’alba al mercato del pesce di Tsukiji fatevi un giro tra le bancarelle, a quest’ora i ritmi sono molto più lenti e rilassati e ci sono meno turisti la maggior parte delle poche persone che incontrerete sarà gente del posto che va a fare la spesa, nell’aria si sentiranno i profumi delle prime zuppe messe su a cuocere nei banchetti dello street food  e se siete fortunati vi capiterà di vedere tonni giganti appoggiati sui banchiancora da tagliaree mi raccomando  acquistate del buon pesce fresco da asporto, io ho scelto del sashimi di tonno e pesce spada confezionato in vaschette di plastica per il mio pc-nic a parco Ueno.

Siamo ai primi di aprile e durante questo magico periodo primaverile in tutto il Giappone si festeggia l’Hanami ovvero la fioritura dei sakura, i ciliegi, una tradizione antica più di un millennio, in questo periodo nei parchi più famosi tutti i giapponesi, gruppi di amici, famiglie intere si riuniscono per ammirare insieme la fioritura, troverete parecchi gruppi di vecchietti a giocare a carte a chiacchierare, facendo dei pic nic sotto gli alberi tra i petali rosa, tutti  accomodati su delle enormi coperte di plastica azzurre.

Il momento del petalo che si stacca dal ramo e cade a terra è un attimo sacro, il tempo sembra scorrere più lento e la malinconia che evoca è la metafora della vita, il ciclo naturale della morte.

Una leggenda narra che ogni fiore di ciliegio ha un colore diverso, sotto ad ogni albero di ciliegio giace lo spirito di un guerriero e più il fiore è di un colore acceso, più il guerriero era valoroso, nei parchi di Tokyo potrete apprezzare migliaia di alberi e di fiori dalle diverse sfumature del bianco, rosa e magenta, i tappeti di petali che si formano a terra sembrano infiniti e sembrano indicare un percorso magico verso mondi incantati e segreti.

Abbiamo acquistato anche noi la nostra coperta-tovaglia azzurra nelle numerosissime bancarelle che le vendono, insieme a i bonsai, ventagli e tante altre deliziose cianfrusaglie giapponesi, abbiamo raggiunto parco Ueno ed abbiamo scelto il nostro albero di ciliegio preferito, o meglio lui ha scelto noi,  per sederci sotto di esso e goderci lo scenario splendido unico al mondo, emozionante, favoloso e fare il nostro pic nic con il pesce e le fragole fresche appena acquistati al mercato, il kit-kat e la coca cola sempre alla fragola nelle loro edizioni limitte introvabili appositamente dedicate all’Hanami.

Altro luoghi straordinari dove poter godere a pieno lo spettacolo naturale dell’Hanami sono il parco Shinjuku gyoen uno dei più grandi e romantici, immerso in migliaia di specie diversi di ciliegi in fiore, nel cinguettio degli uccelli, boschetti tranquilli e giardini tradizionali giapponesi, un vero paradiso terrestre dove grazie a degli altoparlanti sotto fondo si sente anche una soave musica che rende tutto ancora più suggestivo, sembra di sentire il canto dei ciliegi, la voce dell’Hanami che prende vita. C’è poi il parco Inokashira, dove potrete passeggiare nei pressi del lago e la sorgente del fiume Kanda sempre inebriati dal profumo inconfondibile dei fiori di ciliegio e dove potrete fare un giro del lago con i buffi pedalo a forma di cigno, un punto panoramico speciale dove potrete contemplare il pittoresco contrasto degli austeri grattacieli circondati dai dolci alberi fioriti.

Un altro punto perfetto per ammirare l’esplosione della  magica primavera giapponese è il distretto Nakameguro con i sentieri che fiancheggiano il fiume e dove i rami dei ciliegi in fiore formano dei suggestivi tunnel, i negozietti locali vendono libri d’arte, birre artigianali e ci sono degli ottimi bistrò tradizionali giapponesi dove poter mangiare qualcosa sotto l’ombra dolce dei fiori.

Infine prima di lasciare Tokyo facciamo un giro nel vecchio quartiere Asakusa, dove si trovano il bellissimo tempio Senso-ji, negozietti di artigianato e parecchie ragazze che indossano il tradizionale kimono anch’esso rigorosamente floreale a tema con la moltitudine di ciliegi che si possono trovare anche qui.

A questo punto lasciamo Tokyo, in stazione prima di salire in treno acquistiamo il classico bento, ovvero un contenitore con una porzione di pasto tradizionale giapponese da poter gustare durante il  viaggio, ne troverete decine di tipi diversi e non saprete quale scegliere per il vostro fantastico pranzetto in treno, io ho optato per un coloratissimo bento di Hello Kitty, perfetto direi per raggiungere la nostra prossima meta, la città di Hakone.

Il viaggio con i treni veloci è comodissimo e molto piacevole, permette di raggiungere città parecchie distanti tra loro in poco tempo e di godersi almeno un po’ la vista dal finestrino, resterete stupiti dalla pulizia dei mezzi, dai treni alla metropolitana e dei loro servizi igienici e  piacevolmente sorpresi anche dalla gentilezza disarmante dei controllori che prima di abbandonare la vostra carrozza uscendo e girandovi le spalle vi faranno un piccolo elegantissimo inchino. Col passare dei giorni vi abituerete alla gentilezza, all’umiltà di questo splendido popolo, ma inizialmente proverete un enorme senso di tenerezza e forse anche un po’ di disagio ad ogni loro semplice gesto nonché inchino, ma sarà una delle cose che apprezzerete e che vi mancherà di più del Giappone, la loro finezza e la loro innata signorilità.

Appena arrivati ad Hakone abbiamo subito respirato un’aria diversa, di montagna, ritmi molto più lenti e rilassati, tanta natura e tanto verde, non riuscivamo a trovare il nostro ryokan perché tutte le scritte erano solamente in giapponese, non so come siamo riusciti a farci capire da una meravigliosa vecchietta che con ai piedi dei tradizionali zoccoletti ci ha accompagnato per un piccolo tratto di strada, per poi farci tagliare in una foresta di bamboo che sarebbe dovuta essere una scorciatoia, è così che con gli zaini in spalla più grandi di noi, tutti spettinati siamo spuntati fuori da una boscaglia selvaggia tutti trafelati ed infangati  ed è stato divertentissimo vedere le facce stupefatte delle persone che ci hanno visto sbucare da lì stile Indiana Jones!

Il nostro ryokan Senkei Yamagaso un vero è proprio sogno ad occhi aperti, un paradiso terrestre immerso in un giardino zen, con tanto di Onsen, ciliegi in fiore e vari piccoli ruscelli, avevamo a disposizione un ampio spazio con tanto di soggiorno con tavolinetto a terra dove ci è stato servito il sakè ed il thè,  un bagno ed una camera con il classico futon giapponese, ovvero il letto a terra comodissimo e morbidissimo, un ambiente molto caratteristico e suggestivo, i pavimenti formati da tatami, le rifiniture interne in legno e la vista sullo splendido giardino.

https://www.hakone-senkei.jp/

Ad Hakone abbiamo fatto il classico giro che permette di vedere tutte le bellezze della città in un modo alquanto originale, come prima cosa abbiamo preso il  caratteristico treno della linea Tozan, un’antica rete ferroviaria che passa attraverso il bosco e regala scenari da favola, che ci ha portato fino a Gora, da qui abbiamo raggiunto Sounzan con una ripidissima funicolare sempre tra le boscaglie, poi con la funivia siamo andati verso Togendai passando per la zona vulcanica Owakudani, dove ci sono vapori sulfurei attivi e dove si possono trovare le uova nere di Kuro Tamago, la leggenda narra che sono delle uova magiche e che mangiarle allunghi la vita di 7 anni.

Infine con un altro insolito affascinante mezzo, un vero e proprio vascello di pirati del diciottesimo secolo,  abbiamo fatto una crociera sul lago Ashi, sullo sfondo del monte Fuji, siamo arrivati all’altra sponda dove c’è il magnifico torii rosso nell’acqua e dove abbiamo visitato il santuario di Hakone, uno splendido tempio circondato dal bosco e da stupendi antichissimi alberi millenari.

La sera siamo usciti a piedi e passeggiato per le romantiche viette del paese con tanti localetti tipici dove gustare del buon ramen fatto in casa.

Lasciamo Hakone alle prime dolci luci dell’alba, l’atmosfera intorno a noi è veramente coinvolgente, la natura che si risveglia piano piano insieme a noi, il profumo intenso della terra e dell’erba umida ci accompagnano fino alla stazione dove prendiamo un altro super treno veloce per Kyoto. Per muoverci in città inizialmente abbiamo avuto qualche piccola difficoltà in quanto è troppo grande da girare a piedi come Hakone e la metropolitana non è collegata benissimo come quella di Tokyo, il mezzo più indicato è senza dubbio l’autobus ed è lo stesso utilizzato anche dai suoi abitanti, quindi erano sempre stracolmi e ci è voluto un po’ per capire il meccanismo dei vari giri e fermate. Kyoto è una città storica, tradizionale, famosa per il numerosi templi classici buddisti, i palazzi imperiali, le case di legno tradizionali, i santuari e poi loro…le affascinanti geishe.

Come prima cosa siamo andati a ritirare il nostro kimono che avevamo precedentemente prenotato alla favolosa sartoria Yume https://yumekyoto-kimono.com/en/ proprio di fronte il nostro hotel, qui abbiamo potuto scegliere tra centinaia di stoffe colorate e fantasie floreali, dopo di che c’è stata la scrupolosa vestizione da mani esperte che ci hanno cucito addosso e alla perfezione,  con una tecnica specifica,  il nostro Kimono personalizzato con cui avremo orgogliosamente girato per le vie della città.

I templi che abbiamo visitato sono veramente molto belli e tantissimi, ognuno di loro lascia dentro un ricordo indelebile,  un’immagine da cartolina; il tempio Tenryuji immerso in un gigantesco giardino zen ed il paesaggio montano di Arashiyama con la sua meravigliosa foresta di bamboo, il tempio Kiyomizu-dera anch’esso all’interno in una splendida cornice di alberi di acero  e ciliegi fioriti con le sue enormi pagode rosse, il tesoro di Sanjusangen-do con le sue mille statue perfettamente allineate e protette da ben 28 divinità dalle facce talmente inquietanti da incutere il giusto timore da far si che non si facciano video né foto come da istruzioni.

E poi ancora il fantastico tempio dorato Rukuon-ji  con il suo giardino zen buddista Ryoanji, qui abbiamo assistito alla tradizionale cerimonia del thè nella sala di Camelia, un rito spirituale che va molto al di là del semplice consumo di una tazza di tè, ma ha regole ben precise, è una rappresentazione che ha origini millenarie, nata nei monasteri buddisti per aiutare i monaci nella ricerca interiore di sé; è stato un momento molto intimo ed emozionante, il thè mtacha dal colore verde giada che ci è stato preparato ha un sapore vivido, appassionato e racchiude tutta la storia e la  memoria di questo antico rituale. https://tea-kyoto.com/

Infine il suggestivo santuario di Fushimi Inari che colpisce dritto al cuore, con i suoi famosissimi torii rossi, i portali sacri, che scorrono tra sentieri nascosti nei boschi che si trasformano in luoghi protetti, dove il cielo scompare ed è più facile pregare e sentirsi soli in pace e liberare la mente, il percorso che arriva alla cima della collina è di circa 2 ore e vi consiglio vivamente di partire la mattina presto ed avventurarvi in questo mistico cammino personale alla scoperta di sé.

Quando cala la notte Kyoto si fa ancora più affascinante, i ciliegi in fiore illuminati sono veramente magici, il quartiere Gion, la sera è ancora più suggestivo e misterioso, se siete fortunati potete intravedere una vera Geisha che  attraversa di corsa la strada, sono molto schive e non è affatto facile incontrarle.

Da Kyoto abbiamo noleggiato una macchina per andare a Koyasan e dormire in un tempio buddista, la strada che porta in questo luogo meraviglioso è insidiosa, non è facile imboccare la via giusta, inizialmente anche il gps porta in una via sterrata, pericolosa senza protezione, ai margini di un burrone, abbiamo sbagliato più volte, facevamo il girotondo, ritrovandoci sempre al punto di partenza; sembra rappresentare la metafora della vita, spesso si vaga senza meta, si cerca e non si trova, finchè ad un certo punto, quando si smette di perseguire con accanimento un qualcosa, questo arriva da te ed infatti dopo più di un’ora, senza capire ancora come, finalmente siamo riusciti a prendere il percorso giusto, tra meravigliosi paesaggi montani giapponesi e panorami stupendi che ci avrebbe portato in questo luogo sacro.

Ad un tratto  abbiamo intravisto una statua gigantesca di un guardiano con il viso spaventoso, abbiamo fermato la macchina e siamo scesi…ci siamo trovati davanti un tempio remoto, solitario, antichissimo e maestoso e dietro di esso iniziava un magico sentiero di torii celato tra gli alberi, che proseguiva all’interno del bosco selvaggio, i cancelli sempre rossi e di legno che così segnati dal tempo, sciupati, un po’ scoloriti  erano ancora più solenni.

Proseguiamo e finalmente arriviamo al tempio che ci avrebbe ospitato per la notte, i monaci sono stati gentilissimi, la nostra stanza umile stile ryokan aveva una vista meravigliosa sulle colline circostanti, ci è stata servita una tipica cena vegana molto buona,  abbiamo visitato di notte il mistico cimitero buddista ed è stata un’emozione indescrivibile, per la notte abbiamo dormito in caldi e soffici futon. Abbiamo inoltre fatto meditazione ed assistito alla cerimonia del fuoco all’alba, a cui i monaci ci hanno gentilmente permesso di partecipare, sono stati bruciati dei bastoncini di legno con su scritti i nostri desideri e le cose che volevamo abbandonare.  Prima di lasciare questo luogo incantato abbiamo visitato anche il complesso di templi di Koyasan, tra pagode rosse, santuari di legno e foreste di altissimi pini che emanavano il loro inconfondibile inebriante profumo.

Riprendiamo la macchina e prima di tornare a Kyoto facciamo una tappa a Nara per visitare il favoloso parco pubblico da dove si raggiunge a piedi il grande tempio orientale di Todai-ji  tutto completamente in legno, con la sua statua del budda di bronzo, una tra le  più grandi del mondo.

Ritrovandosi a passeggiare nel parco tra i ciliegi fioriti ed i cervi la città di Nara è un altro dei tanti sogni ad occhi aperti del Giappone, un vero e proprio dipinto,  gli alberi in fiore sono tantissimi ed ancora di più lo sono i cerbiatti che ti girano intorno e che si fanno tranquillamente accarezzare talmente sono abituati a prendere coccole da tutti.

Rientriamo quindi a Kyoto per gli ultimi giorni di questo fantastico viaggio e da qui prendiamo un altro treno per Hiroshima, ma prima ci fermiamo alla vicina Miyajima.

Appena usciamo dalla stazione andiamo verso il vicinissimo porto e prendiamo il traghetto,  compreso tra l’altro nel nostro JR pass, per raggiungere l’isola. Il tragitto dura circa mezz’ora e appena toccata terra la prima cosa che salta all’occhio è il grande malinconico torii in mezzo all’acqua. L’isola è veramente un gioiellino, molto frequentata da turisti giapponesi, ci sono parecchi  negozietti che vendono souvenirs e ristorantini tipici dove si possono gustare le famose ostriche tanto rinomate in questa zona che vengono cotte alla griglia, c’è il Tempio Daisho-In che sorge ai piedi del monte Misen immerso nella quiete della foresta e la pagoda Tahoto circondata anch’essa da splendidi ciliegi in fiori e cervi, si anche in questa tranquilla isola infatti vivono indisturbati centinaia di dolcissimi esemplari.

Raggiungiamo Hiroshima dal porto di Miyajima con un tram locale, fa strano pensare che questa città così bella, all’avanguardia sia rinata più forte di prima dopo una così terribile e recente catastrofe, evento impossibile da dimenticare, soprattutto alla testimoniante vista del Bomb Dome, uno dei pochi edifici rimasti in piedi dopo lo scoppio della bomba, oggi patrimonio dell’Unesco, una vista che provoca sgomento ed impotenza, proprio come il museo della Pace, della memoria, una visita commovente, straziante per non dimenticare mai lo spettro della guerra e  della malvagità umana.

Finisce così il nostro viaggio nella terra del sol levante, che ci ha accompagnato tra i suoi splendidi panorami, la danza silenziosa dei petali che cadono, la voce degli antenati che riecheggiano tra portali rossi, il canto  quieto del vento tra le foreste di bamboo….ci mancherà la sana follia giapponese, ci mancheranno persino i vasi dei wc parlanti e tutti illuminati da luci led colorate, nonché i cartelli nei bagni con gli assurdi divieti di montare in piedi sopra i vari servizi igienici….avremo nostalgia di questo popolo fiero e buono, della loro gentilezza, i loro sguardi profondi e taciturni,  i loro sorrisi timidi e premurosi, la loro malinconica allegria, le loro strampalate rispettabilissime abitudini che ci hanno fatto così tanto divertire , giocare, ringiovanire. 

Sayonara magico Giappone e che sia un Arrivederci e non un addio!

  Al tempio c’è una poesia intitolata “la mancanza”, incisa nella pietra. Ci sono tre parole, ma il poeta le ha cancellate. Non si può leggere la mancanza: solo avvertirla. -Memorie di una geisha-

Rapa Nui l’isola del mistero

Voli  Latam periodo ottobre

Cosa mettere in valigia

Scarpe da trekking, giubbino antivento, costume da bagno, crema protettiva solare.

Libri consigliati

Non sono libri ambientati all’Isola di Pasqua, ma sono molto adatti da leggere prima o durante questo viaggio mistico.

 La profezia della Curandera Hernan Huarache Mamani

Viaggi di Gulliver Jonathan Swift

Consigli pratici

Noleggiate in loco una jeep e girate Rapa Nui tranquillamente in autonomia, è molto piccola appena 80 km ed accessibile e sarete molto più liberi di avventurarvi nel cuore dell’isola.

Da non perdere

Tutte i siti più famosi delle statue Moai!

Ammirare il tramonto di Ahu Tahai

Partecipare allo spettacolo di danza tradizionale Kari Kari al ristorante Kanahau

Itinerario

Spiaggia Anakena

Rano Kau vulcano

Orongo

Ranu Raraku

Ahu Tongariki

Spiaggia Ovahe

Ahu Akivi

Maunga Terevaka

Ahu Tahai

Leggende

Avete presente quel sogno che avete nel cassetto? Quello più bello di tutti, il più atteso, che è lì da sempre accatastato in fondo,  altri col tempo riescono a  volar via felici, liberi , altri invece sono così preziosi che spesso è troppo difficile realizzarli.

Ecco il mio viaggio alla remota isola di Rapa Nui è uno di questi, la mosca bianca, il sogno tanto sperato, quello più sospirato.

Gli abitanti dell’isola sono molto legati alle loro origini e per loro è importante che venga denominata Rapa Nui, ovvero con il suo nome autentico, piuttosto che Isola di Pasqua, un nome dato solo in un secondo momento dai navigatori olandesi che l’hanno raggiunta, ma questo luogo esisteva già da tempo ed aveva una sua storia, le sue tradizioni nonché un suo nome polinesiano.

Ci sono tantissime leggende legate a questo popolo, alcune dicono che dal cielo giunsero degli uomini uccello, tangata manu, che potevano volare, il loro capo era il creatore dell’umanità ed i colossi di pietra venivano mossi grazie a forze misteriose che solo pochi monaci sapevano controllare e al momento della loro morte  alcune di queste statue rimasero incompiute, altre leggende narrano  che rimasero incomplete a causa di terremoti e tsunami devastanti che si abbatterono in questo luogo remoto, o a causa del suo stesso popolo autodistrutto da guerre, massacri, cannibalismo, altre storie  ancora raccontano  che l’isola sia ciò che resta del  grande continente Mu , antecedente persino alla stessa Atlantide, che venne sommerso a causa di un cataclisma, che i Moai rappresenterebbero capi tribù di indigeni morti e che siano un contatto tra il mondo dei vivi e quello dei defunti, protettori e guardiani dell’isola, portatori di benessere e prosperità nonché sentinelle collocate in punti precisi dove c’era la presenza di acqua.

Queste sono solo alcune delle storie che da secoli si tramandano da generazione in generazione, da libro a libro, da fantasia a realtà.

Io personalmente penso che sia impossibile decifrare  e scoprire la verità, ed è giusto così, l’attrazione per l’ignoto, il suo mistero, le sue leggende sono la forza, la bellezza di questo luogo che  ad ognuno di noi lascia un messaggio diverso e personale.  

L’energia che questo luogo sprigiona è talmente forte che la si può sentire scorrere dentro,  sono i Moai gli unici custodi di ciò che è realmente avvenuto e  se avessero voluto condividerlo con tutti,  avrebbero sicuramente lasciato più tracce,  la chiave per decifrarlo è dentro il cuore di ognuno di noi non è accessibile a chi non lo ascolta e si sa che  alla voce del cuore ed ai suo interlocutori non servono spiegazioni.

Viaggio

Dopo ben 15 ore di volo, partendo da Città del Messico facendo scalo a Santiago dl Cile, abbiamo finalmente raggiunto Rapa Nui, il luogo più solitario della terra, appena scesa dall’aereo,  atterrato in questo piccolissimo aeroporto in legno con un’ unica pista dove circolano gli unici voli dal Cile,  frastornata ma felicissima la prima cosa a colpirmi è la sensazione di benessere che ho provato ed un profumo dolce simile al curry mescolato con fiori, che mi ha completamente inebriato e che mi avrebbe accompagnata durante tutta la mia permanenza nell’isola.

Il personale della guest house Hostal y Cabañas Tojika ci è venuto a prendere, ci ha infilato una splendida collana di fiori freschi al collo e ci ha accompagnato alla struttura, sempre tutta in legno bellissima situata proprio di fronte all’oceano parecchio agitato! Il vento soffiava fortissimo, le onde ribelli si infrangevano sugli scogli, dalla veranda dove ci rilassavamo a leggere un libro si sentiva questo suono incessante del mare e persino dalla nostra camera.  http://www.booking.com/Share-RuZ0Gzn

La voce potente dell’oceano Pacifico ci avrebbe guidato per tutto il nostro breve ed intenso viaggio.

Ci troviamo ad Hanga Roa unica città dell’isola, prendiamo un autobus locale ed andiamo a visitare la mitica spiaggia di Anakena, una baia di sabbia bianca, palme da cocco e mare dalle acque fredde e di un vivido color turchese. L’entusiasmo è tanto quando arriviamo, corriamo verso i primi Moai che incontriamo, eccoli lì che ci osservano imponenti, maestosi, con l’oceano dietro di loro, sembrano sfidare il fato, le mareggiate, i pirati girando loro le spalle con fierezza e coraggio. Rimaniamo come ipnotizzati al loro cospetto, ci sediamo sulla spiaggia e restiamo  ore lì a contemplarli. 

E senza rendercene conto ne eravamo già completamente innamorati.

Il giorno successivo dalla meravigliosa signora della nostra Guest House  dai tratti tipicamente polinesiani, occhi scuri dallo sguardo penetrante, pareo floreale e fiore fresco in testa,  abbiamo noleggiato una fantastica jeep e con tanto di mappa eravamo più che pronti per  iniziare la nostra avventura on the road.

Come prima cosa abbiamo raggiunto il vulcano dormiente Rano Kau, la cui spettacolare eruzione avvenuta due milioni e mezzo di anni fa sembra aver creato questa magica isola, il suo enorme cratere ospita una laguna di acqua dolce, camminare lungo le sue pendici, guardarvi all’interno, intravedere dirupi e scogliere a capofitto sul mare agitato provoca turbamenti ed emozioni primitive.

Proseguiamo per  il vicino villaggio in pietra di  Orongo, da qui uno scenario panoramico e vertiginoso sull’oceano Pacifico, sembra veramente di stare in un piano di esistenza superiore, di essere più vicini al cielo, all’infinito a Dio. La vista è veramente sensazionale, da qui si possono vedere le tre isolette vergini di origine vulcanica in mezzo al mare, leggendarie in quanto qui si teneva la competizione degli uomini uccello, più valorosi si sarebbero dovuti calare dalla scogliera per raggiungere a nuoto l’isola di Motu Nui, prendere l’uovo di uccello e tornare indietro sempre a nuoto, scalando la parete rocciosa senza però infrangere l’uovo. Vedendo la posizione di questi scogli e l’agitazione del mare sembra alquanto improbabile riuscire in questa ardua  impresa, al solo pensiero rabbrividisco ed ho il capo giro, anche perché il vento soffia talmente forte che è difficile mantenere l’equilibrio.

Passando per magnifiche strade sterrate, facendo il giro dell’isola, costeggiando l’oceano onnipresente  arriviamo al sito di Ranu Raraku, un cratere vulcanico dove troverete centinaia e centinaia di teste che vi osservano, i Moai sparsi per tutta l’isola sono quasi un migliaio alti da dieci a venti metri e qui è il luogo mistico dove furono scolpiti quasi tutti e dove troverete “il Gigante” ovvero il più grande di tutti alto 22 metri che è ancora ancorato nella pietra originale,  i loro sguardi si  insinuano profondamente e passandovi accanto si  ha non solo la sensazione, ma la certezza di trovarsi in un luogo sacro, di avere la fortuna di essere accolti nel loro mondo, di poter passeggiare tra queste pietre rare, suggestive, immobili da sempre, ma come vive. Il vento continua a soffiare forte, il sole splende,  da qui la  vista è veramente unica, si distinguono persino in lontananza  l’Ahu Tongariki , i quindici Moai spiccano tra il verde delle dolci colline circostanti e l’azzurro dell’oceano, la loro vista da quassù è toccante, già da questa distanza incutono rispetto e timore, riprendiamo così il tragitto con la nostra impavida fuoristrada e li raggiungiamo.

A darci il benvenuto all’ingresso del sito c’è un grande Moai, un guardiano che ci lascia passare 🙂 anche se ormai sembra essersi abituati alla loro presenza camminando verso gli altri , verso i quindici, ci si rende conto che non è affatto così, l’impatto alla loro vista è disarmante e più siamo vicini maggiore è il senso di impotenza al loro fascino magnetico capace di turbare ed estasiare qualsiasi essere vivente dinnanzi a loro. A piedi scalzi mi siedo a gambe incrociate e rimango lì incantata, rapita,  non mi serve altro, solamente la loro presenza, la loro vista, tutto intorno è silenzio, il tempo sembra essersi fermato, ora siamo solamente il rumore del mare,  io e loro sulla terra, niente altro, nessun’altro, tutto il resto si è azzerato, tutto è niente al loro cospetto.

Passando dietro alle loro spalle si ha come l’impressione di essere ancora osservati, la sensazione di timore è ancora più forte, la loro presenza ancora più invadente, non si ha scampo.

Prima di tornare alla base decidiamo di avventurarci nella spiaggia di Ovahe, luogo nascosto, da conquistare e sconsigliato da molti per la sua posizione appena sotto uno strapiombo con pericolo di caduta massi, per arrivarci si cammina su un sentiero stretto che per un breve tratto passa tra le rocce dove c’è anche un crematorio ancestrale,  io personalmente penso che non sia così imprudente visitarla, l’importante è fare molta attenzione e ne vale assolutamente la pena.

Una piccola spiaggetta di sabbia rosa, una gemma nascosta, isolata, poco frequentata, dall’acqua cristallina e turchese, un piccolo angolo di paradiso dove passare un po’ di tempo in completa solitudine e relax, con il suono delle onde e la magia della minuscola baia segreta.

Il giorno seguente mi sono resa conto che non solo i Moai mi avevano abbagliato, ma anche il sole, con l’aiuto del forte vento, mi aveva praticamente bruciato la pelle, è molto importante mettersi una crema solare protettiva perché , anche se la temperatura non è alta, si rischia di scottarsi.

Raggiungiamo il sito archeologico di Ahu Akivi, qui ci sono gli unici Moai rivolti verso l’oceano, sette imponenti statue che in mezzo ad un enorme campo circondate dal verde,  scrutano il mare e l’orizzonte e il loro volto è rivolto esattamente in direzione del sole durante l’equinozio di primavera,  il nostro sguardo trasognato si mescola al loro perdendosi verso il Pacifico e verso il miraggio di terre lontane, troppo lontane da questo luogo così magico e solitario.

Seguendo poi a piedi un percorso abbastanza faticoso, in salita,  in mezzo alle campagne arriviamo alla vetta del vulcano estinto Maunga Terevaka, il punto più alto, il panorama è stupendo, la vista dall’alto consente di vedere le estremità dell’isola e ci si rende conto della sua piccola dimensione, della sua posizione remota, fuori dal mondo, come se appartenesse veramente ad un altro universo, sedersi ai bordi dell’immenso cratere, sentire l’antica forza incontenibile del vulcano, le sue vibrazioni, immaginare la sua originaria potenza ora spenta, placata, anch’essa nascosta giù nel profondo,  tra tutti gli altri misteri più intimi di Rapa Nui, dà una sensazione di impotenza e resa dinnanzi all’intensità di questo luogo.

Siamo quasi al termine di questo viaggio ai confini della terra, non possiamo certo perderci il magico tramonto di Ahu Tahai, un luogo affascinante tra luoghi cerimoniali sullo sfondo dell’oceano Pacifico, è qui che potrete vedere il Moai con gli occhi che sembra leggervi l’anima.

Vi consiglio di portarvi una bottiglia di buon vino rosso e di passare la serata sdraiati tra l’erba verde al cospetto di questo spettacolo raro e particolare aspettando il calar del sole che con i suoi raggi proietta sulle statue sfumature dorate a tratti rosa che trasportano in tempi lontani e perduti.

Partecipiamo infine ad uno spettacolo di danze tradizionali polinesiane Kari Kari cenando al ristorante Kanahau, dove ci truccano il volto con antichi simboli tipici guerrieri, i loro balli, i loro costumi piumati, i loro canti primitivi trasmettono tutta la loro fierezza, cultura, tenacia, trasmettono la loro connessione con la terra, gli animali, secoli di storia tramandati con orgoglio dalle loro generazioni.

Girando per l’isola è facile incontrare negozietti che vendono qualsiasi cosa, cartelli con su scritto: parrucchieria, depilazione e noleggio automobili nello stesso stabile o cambiare i soldi anziché in banca nei chioschetti dei benzinai, mangiando nei graziosi ristorantini in legno si possono gustare insalate di gamberi curry e patate fritte tutto mescolato insieme, Rapa Nui ha sua acqua, la sua birra, il suo vino “Anakena”.

Guidando per le strade brulle e sterrate si costeggiano scogliere poderose, altissime impressionanti, grotte sotterranee che sbucano sull’oceano tra onde dirompenti, si incontrano Moai sparsi dappertutto incompiuti, distesi a terra, punti magnetici come la sfera misteriosa Te Pito Kura, l’ombellico di luce, ci si imbatte in cavalli selvaggi che corrono liberi a due passi da te.

L’isola ci ha stregati.

Non c’è un limite, non si vede un’altra terra, l’orizzonte è a perdita d’occhio,  infinito, migliaia e migliaia di chilometri di acqua, cielo e niente altro non si vede niente altro, ma si sente tutto, si sentono tutti gli animali terrestri, tutti i pesci, tutti i volatili, le farfalle, i fiori, le piante, le voci lontane degli antenati, dei selvaggi, degli sciamani, dei guerrieri,  delle leggende tramandate, dei vulcani,  si sente tutta la forza di MadreTerra, della natura e di uomini uccello che hanno combattuto, nuotato, volato in nome di  questa terra tormentata e magnifica.

“….D’argilla, boschi, fango, da seme che volava
nacque la collana selvaggia dei miti:
Polinesia: pepe verde, sparso
nell’area del mare dalle dita erranti
del padrone di Rapa Nui, il Signor Vento.
La prima statua fu d’arena bagnata,
egli la formò e la disfece allegramente.
La seconda statua la costruì di sale
e il mare ostile l’abbattè cantando…
Ma la terza statua che fece il Signor Vento
fu un moai di granito, e questo sopravvisse…


…Quest’opera che lavorarono le mani dell’aria,
i guanti del cielo, la turbolenza azzurra,
questo lavoro fecero le dita trasparenti:
un dorso, l’erezione del Silenzio nudo,
lo sguardo segreto della pietra,
il naso triangolare dell’uccello o della prua
e nella statua il prodigio d’un ritratto:
perché la solitudine ha questo volto,
perché lo spazio è questa rettitudine senz’angoli,
e la distanza è questa chiarità del rettangolo….”

Pablo Neruda – La rosa separata

Bali

voli Cathay Pacific – periodo Giugno

Cosa mettere in valigia

Scarpe comode, pareo lungo per coprire le gambe, impermeabile, pantaloni lunghi leggeri,  costume da bagno

Libri consigliati

Mangia, prega, ama – Elizabeth Gilbert

La fine è il mio inizio – Tiziano Terzani

Siddharta – Hermann Hesse

Consigli pratici

Il modo più comodo e veloce per girare Bali è sicuramente noleggiare una macchina con autista privato per le distanze più lunghe, per quelle più corte potete muovervi anche prendendo un passaggio da un motorino.

Contrattate sempre prima il prezzo per qualsiasi cosa.

Coprite sempre le gambe con un telo prima di entrare in un tempio

Restate qualche giorno nella magica Ubud, è una città stupenda ed un punto strategico di partenza per le varie escursioni.

Il termine Pura corrisponde a Tempio, io ho salvato sul telefono tutte le foto dei templi che volevo visitare per farle poi vedere al mio autista.

Non occorre saper parlare bene l’inglese, la maggior parte dei balinesi non lo parla o lo fa a livello elementare, pertanto per comunicare affidatevi al vostro istinto, ai gesti,  a qualche parola in inglese recuperata qua e là e soprattutto a grandi sorrisi.

Da non perdere

Visitate tutti i templi più famosi, sono veramente splendidi.

Comprate degli incensi da riportare a casa.

Partecipate all’ecstatic dance allo Yoga Barn di Ubud.

Andare ad uno spettacolo di danze tradizionali al teatro Barong d Ubud.

Itinerario

Ubud da qui le varie visite:

Santuario Monkey Forest

Pura Tirtha Empul

Pura Ulun Danu Bratan

Pura Batur

Pura Besakih

Pura Tanah Lot

Pura Uluwatu

Spiaggia Jimbaran

Lovina

Pura Brahma Vihara­

Viaggio

Questa in assoluto è stata l’avventura più emozionante, mistica e straordinaria della mia vita.

Sono partita da sola, verso la lontana isola di Bali, dopo tutte quelle ore di aereo quando sono scesa stravolta  in Indonesia sono scoppiata a piangere di gioia e mi sono commossa; ho preso subito un taxi che dall’aeroporto mi ha portata alla magica Ubud, la prima cosa che ho notato le grandi rotatorie in mezzo al traffico impazzito con delle immense statue di Shiva o di altre divinità,   pioveva a dirotto quando sono arrivata in hotel , ero tutta bagnata, si era già fatto buio, il tempo di mangiare qualcosa e sono andata subito a dormire.

La mattina dopo appena alzata ho aperto subito la finestra,  pioveva ancora tanto purtroppo, il cielo era chiuso ed ho pregato l’universo che il tempo migliorasse presto, nel frattempo ( come non notarlo )  a darmi il benvenuto appeso sopra il mio balconcino, nonché sopra la mia testa,  una statua di legno del Dio della fertilità con dei riferimenti palesemente sessuali, sono scoppiata a ridere, ho indossato un’impermeabile, che per fortuna avevo messo in valigia e sono andata alla scoperta dell’isola!

In realtà nella cultura induista questo simbolo così esplicito è di buon auspicio ed è portatore di abbondanza, fertilità, luce saggezza e destino, è molto rispettato e lo avrei ritrovato spesso praticamente dappertutto, persino come portachiavi,  sempre in legno, ai mercatini locali.

Uscendo dalla mia camera, che era bellissima molto spaziosa tutta in legno, mi sono resa conto che  ero immersa nel verde, con la luce del giorno ho potuto vedere tutte le rigogliosissime piante intorno a me, una vera e propria foresta di alberi stupendi, fiori colorati, piccoli altarini ed incensi accesi, l’aria profumava di buono e la mia giornata, malgrado il tempo, sembrava prospettarsi  per il meglio.

Ancora estasiata dal giardino stupendo del mio hotel, sono andata alla reception richiedendo un autista privato che mi portasse in giro per i prossimi giorni a vedere tutti i templi che mi ero prefissata di visitare, l’attesa è stata veramente minima e dopo alcuni minuti è già arrivata una macchina con un conducente tutto per me, un signore di una certa età, un po’ taciturno, ma molto efficiente.

Come prima tappa ho scelto di andare al vicino Santuario Monkey Forest, un luogo meraviglioso una foresta rigogliosa, antica, nascoste tra le piante ci sono tantissime statue in pietra raffiguranti  draghi e divinità, ho fatto amicizia con le numerose scimmie che qui  sono le padrone indiscusse, ovviamente stando bene attenta ai miei effetti personali, in quanto come è ben noto sono un po’ dispettose e solite a rubare occhiali e quant’altro, ma devo dire che le scimmiette di questo tempio sono davvero  docili e adorabili.

Il tempo uggioso mi avrebbe accompagnato ancora per tutto il giorno, ma passeggiare tra questa splendida  giungla con il rumore della pioggia che si insinua tra le foglie degli alberi, il profumo dell’erba bagnata,  della terra umida e le scimmie a seguito, tra ponti intrecciati a radici giganti è veramente bellissimo.

E’ facile incrociare devoti che con i vestiti coloratissimi e le ceste in testa  camminano verso il tempio  per lasciare offerte e fare le loro preghiere e con mio grande piacere ho incontrato anche una coppia di sposi  che aveva scelto questa location incontaminata  per il servizio fotografico, non potevo non rubare una foto ricordo anche a loro.

Rimanendo sempre nei dintorni di Ubud ho proseguito le visite del mio primo piovoso giorno al Pura Tirtha Empul e sono rimasta completamente rapita da questo luogo dall’acqua sacra, il tempio è tra i più importanti di Bali, è circondato dalla sorgente del fiume Pakerisan che sgorga a fianco della montagna e al suo interno tra le affascinanti fontane circondate da offerte, fiori, incensi fumanti, avviene il rito di purificazione, ci si immerge nell’acqua che arriva ai fianchi nella vasca di pietra e a mani giunte e capo chino si fa il giro delle 13 fontane soffermandosi per alcuni secondi sotto ognuna di esse bagnandosi  i capelli, il viso, purificando il corpo e l’anima, ci sono tantissimi fedeli  intenti  a praticare questo cerimoniale, tanti altri  sono seduti sotto la pioggia a pregare e cantare davanti all’altare, visitare questo luogo e le sue tradizioni millenarie è  un’esperienza mistica e andando via mi sono ripromessa di tornare con il bel tempo per provare anch’io  il  rituale.

Proseguendo tra  strade immerse nel verde, tra colline, piantagioni di fragole e floride foreste raggiungo il Pura Ulun Danu Bratan un altro spettacolare tempio  galleggiante sul lago, nelle cui acque si rispecchia  la sua  figura spirituale, malgrado il cielo grigio sono circondata da un giardino verde brillante, coloratissime statue di legno e gesso raffiguranti dei,  serpenti e rane giganti, un vero eden misterioso celato tra montagne e vulcani. Prima di tornare  verso Ubud mi sono fermata a visitare il mercato del villaggio di Bedugul dove si possono acquistare frutti esotici e le famose fragoline.

Il giorno successivo,  con mia grande felicità e gratitudine, è baciato dal sole e lo sarebbero state tutte le mie prossime giornate balinesi, tranne l’ultima, l’universo ha ascoltato le mie preghiere 🙂 … quindi con gioia immensa e grinta da vendere salgo prontissima nel mio taxi personale per vivere impaziente le prossime magiche esperienze.

Passando per le meravigliose risaie, dove mi sono fermata ad ammirare la terrazza che lascia letteralmente senza fiato e dove ho acquistato al mercatino locale un sarong  per le gambe ed un satinior per la testa, ho raggiunto il tempio di Pura Batur. La strada da percorrere è tra le più belle e suggestive, ci sono degli altarini tra le montagne, i vulcani, i laghi, un panorama fantastico , dove donne del luogo lasciano offerte e bruciano incensi, il tempio è tra i più variopinti. Sono entrata e non c’era quasi nessuno,  le preghiere erano terminate da poco e gli ultimi fedeli con le ceste in testa stavano uscendo pian piano,  gli ultimi incensi si stavano spegnendo lentamente tra i piccoli canestri pieni di fiori e i petali donati, mi sono ritrovata praticamente sola in questo sito incantevole, si sentiva solo una musica, un mantra sottofondo che continuava a cantare magicamente intorno a me, sembrava fosse la voce degli Dei, giravo estasiata tra le enormi porte sacre, le statue di uccelli, cigni, elefanti dai colori vivaci, le fontane, le palme, sotto ad un cielo limpido azzurro,  con le lacrime agli occhi e riconoscenza nel cuore.

Dopo questa esperienza trascendentale  io ed il mio tassista continuiamo a percorrere assurde strade in mezzo alla giungla, tra motorini affollatissimi con a bordo anche quattro persone, processioni  di cerimonie funebri con tanto di cremazioni  lungo le vie e di matrimoni, capannoni adibiti a benzinai che vendono carburante in bottiglie di vetro accatastate numerosissime ai margini della strada, per raggiungere il Pura Besakih sulle pendici del vulcano Agung.

Sono fortunata, sicuramente oggi si svolgono dei  festeggiamenti divinatori e le strade sono già piene di  cortei di fedeli  induisti vestiti nei loro tradizionali abiti cerimoniali, donne meravigliose con ceste in testa che indossano camicie di pizzo gialle o bianche, con cinture di stoffa arancioni o blu, uomini dallo sguardo fiero con satinior in testa, che indossano camicioni ampi, tutti con i sarong dai colori e fantasie sgargianti persino i bambini più piccoli. Da questo tempio madre, salendo una scalinata tra statue di pietra e piante colorate,  attraversando  il portale si raggiunge la vetta sacra, a questo punto non mi resta che sedermi, in silenzio ed ammirare e venerare lo spettacolo dinnanzi a me,  le cime e l’eco sordo dei vulcani in lontananza, il mercato affollato all’ingresso, l’ampio piazzale alla base e la sfilata dei sorrisi luminosi dei devoti che salgono con adorazione i gradini che portano al paradiso e riscendono purificati verso la redenzione, alla vita terrena.

Il giorno dopo mi sono svegliata alla luce di un sole splendente, ho indossato un abito lungo  bianco  con il mio nuovo satinior dai ricami dorati in testa,  destinazione tempio di Tanah Lot, uno spettacolo veramente fuori dal comune.  Questo tempio induista è  situato in cima ad un’imponente formazione rocciosa in mezzo all’oceano pacifico, una leggenda narra che il saggio Dan Hygang Nirartha durante uno dei suoi viaggi si imbatté in questo luogo splendido e vi rimase, effettivamente a vederlo si capisce il perché e vien voglia di fare altrettanto. Il tempio è accessibile solamente ai fedeli , ma vale comunque la pena vederlo anche solo da fuori,  collocato su quest’isoletta remota e solitaria, tra rigogliose piante e prorompenti onde che sbattono impetuose sulla roccia, evoca pensieri lontani e malinconici.

L’altro tempio raggiunto è quello di Uluwatu, all’ingresso mi danno una cintura di stoffa arancione da indossare, inizio poi a camminare verso la maestosa scogliera a picco sul mare, il vento soffia forte, incontro parecchi macachi grigi abbastanza molesti  che mi sembrano subito meno docili delle scimmie conosciute precedentemente al tempio di Ubud, pertanto cerco di starne alla larga, di non disturbarle e nascondo subito i miei occhiali da sole ed il mio cellulare, facendo molta attenzione a fare le foto.

Continuo ad avanzare, il panorama è mozzafiato, ci sono piccoli altarini di legno con le solite offerte ed incensi consumati dalla potente brezza, posizionati proprio sull’orlo della scogliera rocciosa e le onde che vi si infrangono sono veramente inquietanti, la forza della  natura infonde agitazione e pace allo stesso tempo, quando finalmente scorgo il surreale tempio lassù in alto, che sembra toccare il cielo, sembra così irraggiungibile, inviolabile a noi comuni mortali l’emozione è forte, in realtà anche questo luogo è accessibile solamente ai religiosi induisti, ma per me resta un sogno intangibile, arroccato in un miraggio,  il tempio degli Dei, accessibile solamente al vento, alla pioggia e sogni proibiti.

Lascio questo luogo incontaminato e per raggiungere la mia prossima destinazione, come per i templi precedenti, il traffico è veramente insostenibile, il giorno prima per rientrare al centro di Ubud ho impiegato più di un’ora di taxi solo per percorrere due o tre chilometri, la circolazione è completamente bloccata, congestionata, ci sono tantissimi mezzi , alcuni improbabili, dai già citati sovraffollati motorini, ai pick up che trasportano di tutto, verdura, galline, frutta, persone e  i taxi, un delirio di smog e clacson assordanti e le macchine che si muovono a passo d’uomo.

Decido quindi una volta raggiunta la spiaggia di Jimbaran di fermarmi qui a dormire,  anche se non era previsto,  per godermi con calma le ore successive senza  dover affrontare la stressante strada del ritorno, liquido  il mio caro tassista ringraziandolo per il servizio di questi giorni, non lo avrei più rivisto, scendo così dalla macchina senza sapere di preciso dove andare ed affidandomi all’istinto mi avvicino alla spiaggia.

Vago per un po’ nella via principale cercando un hotel, finalmente lo trovo a due passi dal mare e sembra anche bello ed accogliente, c’è pure una piscina, ma io non ho nulla con me, solamente i soldi, pertanto cammino un po’ per le vie deserte in cerca di un negozietto e dopo un po’ di tempo lo trovo. Ora ho tutto ciò che mi serve, il mio portafoglio, un costume da bagno e tanta voglia di godermi il tramonto in santa pace. Cammino tranquilla affondando i piedi scalzi nella sabbia morbida e calda, ci sono tantissimi ristorantini proprio sulla spiaggia, qualcuno passeggia a cavallo, i bambini si divertono a giocare a palla, si vedono gli aeroplani in fila pronti a decollare dal vicino aeroporto, ecco che uno ad uno prendono il volo mescolandosi ai gabbiani, mi siedo ed il mio sguardo si perde all’orizzonte, al sole che scende verso un altro giorno che sta per terminare, ma non ancora, mi aspetta una delle cene più sensazionali e romantiche in riva al mare. Scelgo uno dei tanti localetti e mi gusto una buonissima aragosta ed un ottimo cocktail al tramonto, la bassa marea, i piedi sul bagnasciuga, una candela accesa e l’ottima compagnia di me stessa, una cena sentimentale con la mia anima, e la forza dell’amore  incondizionato verso me stessa che solo il coraggio di intraprendere un viaggio in solitaria può concedere.

Passando per la spiaggia, sandali alla mano, arrivo al mio hotel, non c’è nessuno in piscina, faccio un bagno rigenerante e me ne vado a letto felice di questa nuova gratificante giornata trascorsa.

Al risveglio il mio primo pensiero va alla ricerca di un nuovo passaggio  per tornare ad Ubud dove avrei trascorso l’ultima notte, proprio di fronte al mio hotel  nel parcheggio del benzinaio ci sono parecchi taxi, trovo subito un ragazzotto grande e grosso, insomma di una certa stazza e il suo sorriso non è da meno,  che mi ispira subito fiducia e mi accordo con lui per tornare ad Ubud e per raggiungere Lovina il giorno successivo. Mi trovo a subire nuovamente le solite folle  ore in mezzo al frenetico traffico,  il mio nuovo autista è rilassatissimo, sicuramente abituato a questo caos, parliamo in una lingua sconosciuta per farci capire, lui ride sempre e quando capisce, non so come, che amo lo yoga  mi mette una musica di mantra balinesi che per ore ed ore, anche il giorno successivo, mi accompagnerà insistentemente durante tutti i tragitti in macchina, è piacevole come suono ma ammetto che dopo un po’ risulta leggermente ridondante e mi scappa un sacco da ridere, è tutto molto buffo e molto balinese, il contrasto tra l’atmosfera di  melodie spirituali all’interno dell’abitacolo ed il trambusto delirante sulla strada all’esterno è a dir poco grottesco! Ma noi avevamo la protezione di  talismani e cimeli vari che invocano le molteplici divinità induiste appesi all’interno del veicolo…

Avrei passato quindi l’ultima serata nella mia affezionatissima Ubud, al pensiero ammetto che il mio cuore ha vacillato un po’, ammetto che forse sarebbe stato più pratico trascorrere solo i primi giorni qui, per poi andare a Lovina e raggiungere direttamente  la spiaggia di Jimbaran gli ultimi giorni essendo più vicina all’eroporto, sicuramente ho sbagliato qualche calcolo, ma il bello del viaggio è anche questo e non mi sono per niente pentita di aver dedicato più tempo ad Ubud. Perché?  Non mi sono per niente pentita di essere rimasta più notti a dormire qui perché ho potuto vivere questa città in piena tranquillità ed autonomia semplicemente passeggiando, è una città incantata, colma di misteri e giardini segreti, ho amato perdermi tra i suoi cortili nascosti, dove mi sono imbattuta in veri e propri eden esotici, tra pipistrelli, uccelli e fiori giganti, in ogni singolo angolo di questo luogo magico, dietro ogni cancello, aprendo ogni portone,  ho potuto trovare una meraviglia, i piccoli suggestivi templi sparsi dappertutto, in tutte le viette, all’interno delle case, dei negozietti, dentro ogni garage e benzinaio  tra le macchine ed i motorini ho potuto scrutare una statua del Ganesha, un altare inghirlandato, corone di fiori colorati. Ho adorato questa città, passeggiare tra i suoi mercati, sentirne il profumo di antico, di incensi, di fede, tutto ciò ha provocato  in me una sensazione intima, secolare.

Per le stradine devo stare attenta a dove metto i piedi perché ci sono  tantissime offerte e cestini sparsi sui marciapiedi, la mattina presto è solito vedere donne che  tra preghiere e fumi di palo santo appoggiano i cestini di fiori a terra,  ho incontrato spesso dei negozietti di statue divine, centinaia di statue di ogni dimensione sparse sui marciapiedi, negozietti di incensi , ristorantini adorabili dove ho assaggiato del cibo delizioso e speziato.

Ogni sera dal mio hotel raggiungevo a piedi il piccolo centro e da qui sceglievo il localetto dove cenare, mi sono sentita sempre protetta, al sicuro in questa città sacra, ospitale, pura, il vero cuore di Bali. Ad Ubud, nel Teatro Legong  ho potuto assistere alle danze tradizionali balinesi che sono delle vere e proprie rappresentazioni teatrali, tra maschere, draghi, costumi sfarzosi, trucchi esagerati, raffinati movimenti delle dita, complicati giochi di gambe ed espressioni facciali molto accentuate,  gesti armonici che racchiudono tutta la storia e le usanze di questo meraviglioso, sorridente e pacifico popolo.

Il prezioso tempo in più mi ha anche permesso di tornare, come da mia intensione, al Pura Tirtha Empul in una bella giornata calda di sole e di immergermi nella sacre acque delle fonti purificatrici tra i fedeli balinesi ed i loro sempre presenti sorrisi rassicuranti e benevoli, è stato molto coinvolgente e toccante, ho sentito una connessione potente e spirituale con questo magico luogo e questa paradisiaca e speciale isola.

E poi ad Ubud c’è lo Yoga Barn, un luogo senza tempo, una vera e propria guarigione per il corpo e per l’anima, solamente  il venerdì  pomeriggio si tiene un evento molto particolare a cui solo poche persone possono accedere, ho preso un passaggio dai vari “tassisti” in  motorino e sono andata a vivere questa esperienza unica ed indimenticabile, difficile da spiegare a parole ( ne ho  parlato in maniera più approfondita nell’articolo che troverete nella pagina “Festival Dal Mondo: The Yoga Barn” ).

Lovina si trova a circa 80 km da Ubud, nel tragitto mi sono fermata in una piccola azienda agricola immersa nel verde ad assaggiare il tradizionale caffè Kopi Luwak, prodotto con chicchi di bacche ingerite e defecate da questo adorabile animaletto denominato Musang simile ad una marmotta. La bevanda dal sapore intenso è buonissima, ne ho assaggiato vari tipi, ho tostato in padella i cicchi di caffè insieme ad una vecchietta, ho mangiato anche dei tipici dolcetti, sembravano foglie di pianta grassa, un po’ viscidi ma molto buoni, non è stata una brutta esperienza, ma sinceramente sono rimasta un po’ turbata nel vedere questi poveri esseri viventi chiusi in gabbia e per questo motivo non la rifarei.

Lovina è una località balneare che possiede una lunga lingua di spiaggia nera che collega diversi piccoli villaggi, da dove si può vedere in lontananza il vulcano e da dove partono escursioni all’alba in barca per l’avvistamento dei delfini. Qui nello splendido hotel Puri Bagus  https://www.puribaguslovina.com/

immerso in uno stupendo giardino con tanto di piccoli altari addobbati, ho trascorso gli ultimi due giorni del mio viaggio in pieno relax e abbandono, passeggiando scalza tutto il giorno, con fiori freschi dietro l’orecchio, facendo bagni nella piscina bordo mare,  leggendo Siddharta, praticando yoga al tramonto, mangiando divino pesce fresco e facendo la doccia tradizionale all’aperto, sotto le stelle tra pareti di pietra. 

Qui ho conosciuto una famiglia splendida che aveva un negozietto proprio all’uscita dell’hotel che vende di tutto dal tè agli incensi,  ho fatto amicizia con la signora Yuli,  i suoi meravigliosi figli ed il marito Adi, che ha un’agenzia che organizza tour ed escursioni e che vi consiglio vivamente di contattare per un vostro eventuale viaggio a Bali ( A-Leo 0062 81916342061).

Ogni sera lei mi ha accompagnato con il motorino al villaggio vicino dove facevo compere al mercatino o girovagavo per il localetti e poi mi ripassava a prendere e al ritorno mi fermavo con loro a giocare con i bambini, e a bere del tè caldo che con tanto amore mi preparavano , a chiacchierare, nella solita lingua magica dei gesti, sorrisi e qualche parola di varie nazionalità recuperata qua e là, il linguaggio dell’amicizia, del rispetto, dell’amore.

A Lovina c’è anche un bellissimo tempio buddista il Brahma Vihara con le sue campane e statue del Buddha giganti, anche qui sono stata molto fortunata e sono capitata mentre i monaci, con le loro vesti arancioni, preparavano ed allestivano delle decorazioni floreali dorate per un festival, li ho visti pregare, ridere e scherzare tra loro e mi hanno permesso di fare una foto,  ricordo indelebile,  insieme.

Arriva così il momento di lasciare l’isola di Bali, il taxi mi passa a prendere al mio hotel di Lovina, Yuli e la sua famiglia mi aspettano fuori, ci abbracciamo forte, ci stacchiamo a malincuore, salgo in macchina e vedo tutta la famiglia lì, ad agitare le mani per salutarmi, inevitabilmente le lacrime iniziano a scendere ininterrottamente sulle mie guance, sorrido verso di loro e guardandoci negli occhi lucidi, nella nostra lingua magica dell’amore, senza dir niente ma dicendoci tutto ci diamo l’addio.

Il percorso a ritroso per tornare è stato veramente lungo e scapicollato, la pioggia è tornata incessante e molto abbondante  a darmi la benedizione per la partenza,  come anche al mio arrivo, il traffico più caotico del solito, , le strade tutte allagate, l’acqua scura e fangosa arriva fino agli ingressi dei locali al pian terreno, la gente a chiacchierare seduta a terra con le gambe a mollo fino al ginocchio, io sempre più angosciata per il ritardo assurdo e la paura di perdere l’aereo, quando manca poco meno di un chilometro all’aeroporto  scendo dal veicolo, prendo la valigia e come una matta inizio a correre trafelata in mezzo al traffico, alla gente, alla pioggia, arrivo stravolta,  con il fiato corto e tutta bagnata per scoprire che non ero in ritardo solo io, ma fortunatamente anche il mio volo.

Di nuovo Bali mi ha fatto sorridere, mi è venuta incontro, non mi ha ostacolata, ha letto la mia anima, ascoltando le mie paure aiutandomi a non farmi limitare da esse,  ma insegnandomi ad avere fiducia in me stessa, nel viaggio, nell’isola, nell’amore incondizionato dell’universo nei confronti di chi, umilmente con il cuore limpido,  colmo di gratitudine e stupore, ama osare e scoprire con rispetto e fiducia, nuove terre, nuovi orizzonti, nuovi limiti da superare.

Ovunque tu vada, vacci con tutto il tuo cuore.
(Confucio)

Luxury Lapponia

Voli FINNAIR periodo MARZO

Cosa mettere in valigia

Tute da sci, giacca a vento, dopo sci, cappelli, guanti, calzamaglie e calzettoni di lana, abbigliamento tecnico da montagna, costume da bagno per la sauna.

Libri consigliati

La verità del ghiaccio – Dan Brown

Gli uccelli – Tarjei Vesaas

Unico consiglio

Questo non è solo un semplice viaggio, è una vera e propria esperienza da fare almeno una volta nella vita, quindi l’unico consiglio che vi do è: fatelo. Provate questo mini viaggio di lusso, mettete da parte i vostri risparmi, rinunciate al ristorante per un periodo, comprate un biglietto della lotteria, insomma qualsiasi sia il vostro metodo per potervi scansare un bel gruzzoletto, perché è questo che ci vuole un bel gruzzoletto, cercate assolutamente di farlo e prenotate minimo 3 notti in Kelo Cottage all’hotel Kakslauttanen nell’incantevole Lapponia finlandese. Costo complessivo circa 2.000 euro a persona.

https://www.kakslauttanen.fi/it/

Viaggio

Abbiamo volato con l’impeccabile compagnia aerea Finnair scalo Helsinki destinazione Ivalo e già solo l’atterraggio tra la neve al piccolissimo e praticamente deserto aeroporto ghiacciato  di Inari è valso tutto il viaggio. Ritrovarsi in mezzo alla pista completamente bianca, in quel posto remoto a – 40°c e senza praticamente niente e nessuno intorno è stata già di per sè un’emozione degna di essere vissuta.

È ormai buio, saliamo nel mini bus del nostro resort, avendo precedentemente accordato il pick up ed iniziamo il tragitto di circa un’ora che ci porterà al nostro paradiso di ghiaccio, nel frattempo passare di notte in mezzo a stradine e boschi così abbondantemente innevati per noi è già esilarante e surreale, avremmo dovuto aspettare le prime luci dell’alba per renderci veramente conto del magico contesto in cui eravamo immersi. Nel frattempo appena entrati al calduccio del nostro Kelo Cottage siamo rimasti a bocca aperta dalla bellezza ineguagliabile di quella che sarebbe stata la nostra casa per i prossimi giorni.

Tutto in legno dentro e fuori, persino i mega lampadari a forma di corna di renna, una stanza enorme con un  bel tavolo grande, un lettone dalle belle coperte morbide rosse, una romantica sedia a dondolo proprio di fronte alla finestra, un caldo ed accogliente caminetto in pietra e dulcis in fundo un’altra stanza con un altro bel lettone completamente fatta di vetro, un enorme igloo tutto trasparente, dalle pareti al soffitto, dove si potevano ammirare tranquillamente comodi comodi dal tepore della camera, il cielo e le stelle. Dormire lì quella prima notte è stato uno dei momenti più suggestivi ed emozionanti di tutta la mia vita, ancor di più quando in piena notte, verso l’una per la precisione, mi sono svegliata di scatto e all’improvviso sopra ai nostri occhi è comparsa Lei, l’unica,  impareggiabile,  regina indiscussa, l’Aurora Boreale. Non so come ho fatto a svegliarmi, perché proprio in quel preciso prezioso attimo ho aperto gli occhi stanchi ed ho guardato verso l’alto, so solo che quando inaspettatamente il cielo si è fatto verde intenso il mio cuore ha iniziato a battere forte, poi una sensazione di disagio ed inquietudine iniziale causata dallo sconosciuto e dall’ignoto ha lasciato subito posto alla meraviglia, allo stupore, alla gratitudine e ora so che abbiamo ricevuto il più bel  regalo che l’universo potesse offrirci . Ammetto che siamo stati molto fortunati, non è così facile vederla, immagino ci sia stata una sorta di connessione con il divino, ammetto che io di mio un po’ strega lo sono stata sempre J,  fatto sta che per noi  grazie soltanto a questa notte magica il viaggio era già più che ripagato!

All’interno del resort, tra boschi e foreste candide ci si spostava esclusivamente con lo slittino, ed era bellissimo e insolito iniziare la giornata andando a fare  colazione a bordo di un bob di legno, fuori da ogni cottage ce n’era almeno uno parcheggiato, sarebbe stato il nostro nuovo mezzo di trasporto per questi giorni indimenticabili.  Abbiamo fatto la splendida escursione con gli husky che ad una velocità elevatissima ci hanno trasportato come fossimo sacchi di patate all’interno di stradine innevate altrimenti irraggiungibili, sfrecciavamo in mezzo agli alberi, su piccoli tunnel ghiacciati solcati dal nostro passaggio, ci siamo fermati a bere un thè bollente in una tenda accampata in mezzo ad una vallata tutta bianca, scintillante, i granelli di neve che svolazzavano tutto intorno, brillavano al sole come tanti piccoli diamanti e guardando verso l’orizzonte infinito il cielo sembrava avere sfumature rosa e dorate.

Il resto della giornata lo abbiamo trascorso a passeggiare in mezzo alla natura incontaminata, immacolata, tra paesaggi verginali e sconfinati, tra il silenzio puro della neve e della selva imbiancata che ci circondava.

Abbiamo poi fatto una gelida escursione notturna a bordo di un’enorme slitta trainata da bellissime ed affascinanti renne,  girare di notte  tra i boschi  a -50°c a caccia dell’aurora boreale  è un’esperienza estremamente emozionante, glaciale, malgrado fossimo coperti con dei plaid di lana avevamo i piedi congelati e appena tornati alla base ci siamo riscaldati bevendo un’ottima vodka finlandese e facendoci una rigenerante sauna in camera.

L’ultimo giorno abbiamo preso l’autobus di linea che ci ha portato fino al centro del piccolo paese, dove è facile incrociare bambini e neonati dalle guance rosse trasportati da piccoli slittini, imbottiti in tutone e piumini  più grandi di loro, nonché manifesti di band popolari dai nomi impronunciabili  in concerto.

All’interno del supermercato locale è facile trovare carne in scatola di renna, daino e perfino di orso, quest’ultimo tipo non abbiamo avuto il coraggio di provarlo, ma devo ammettere che la carne di renna, malgrado il mio ricordo vada ai loro occhioni dolci di quando la sera precedente le accarezzavo amorevolmente,  è particolarmente buona e si anche tenera, proprio come il loro sguardo languido.  🙂

Per l’ultima incantata sera abbiamo deciso di prendere la cena da asporto e di godercela nel nostro splendido cottage davanti al caminetto accesso, con una buona bottiglia di vino rosso e sotto il nostro  magico soffitto di vetro.  E’ fu così che, per la nostra ultima notte in questo mondo sognante, madre natura ha deciso di salutarci come si deve con la sua mano fatata, con i suoi riflessi smeraldo,  e sussurrarci  la buonanotte più  melodiosa che mai, eccola di nuovo,  imprevedibile e fugace,  sua maestà l’Aurora Boreale e noi con gli occhi lucidi e il cuore colmo di stupore e Bellezza l’abbiamo desiderata, amata, ringraziata ed impressa per sempre nelle nostre anime erranti.

L’Aurora è il tentativo del Volto Celeste di simular per Noi l’Inconsapevolezza della Perfezione.

 Emily Dichinson

Usa on the road

periodo GIUGNO

Cosa mettere in valigia

Crema solare protettiva, cappello o foulard, scarpe da trekking, costume da bagno, abito eccentrico e folle per Las Vegas 🙂

Libri consigliati

Sulla strada Jack Kerouac

Per questo viaggio sento di consigliarvi anche la visione di alcuni films come Natural Born Killers, Thelma&Louise, Paura e Delirio a Las Vegas, Forrest Gump.

Colonna sonora

Noi abbiamo preparato una chiavetta usb da ascoltare in macchina con tutte le canzoni dei Nirvana, The Doors, The Rolling Stones e le colonne sonore di Quentin Tarantino, più Natural Born Killers ed Ennio Morricone.

Consigli pratici

Vivete il viaggio, il tragitto ed i tanti chilometri con serenità e calma, senza fretta né ansia di arrivare alla meta, godetevi assolutamente le strade, i panorami, prendetevi il tempo che ci vuole e non vi fate agitare dalle tante ore di deserto, anzi assaporatele al massimo, osservate con avidità ogni attimo, ogni spicchio di cielo, montagna, ogni sfumatura di colore…non vi fate impressionare dalle miglia e miglia di tratti desolati che incontrerete, prima o poi finiranno e vi lasceranno comunque essi stessi senza fiato per la loro bellezza.

Fate sempre il pieno di benzina alla prima occasione, controllate spesso lo stato delle gomme della vostra auto e portate sempre con voi degli snack e dell’acqua per i tratti in cui non incontrerete neanche un ristoro.

Scaricate buona musica da ascoltare in macchina durante il viaggio che vi farà compagnia e da ottima colonna sonora, vi sentirete tanto come Thelma&Louise, o Michkey e Mallory Knox.

Studiate prima l’itinerario che vorrete fare in base ai vostri gusti, oltre all’utilissimo gps cercate di scaricare una cartina cartacea della strada che vi servirà e sarà bellissima da consultare durante il percorso e cercate di prenotare gli hotel prima dall’Italia per evitare brutte sorprese di over booking o sovraprezzi.

Noleggiate una macchina prenotando già dall’Italia ( ci sono tantissimi siti ritiratela direttamente all’aeroporto di arrivo in base all’itinerario da voi scelto ) con il gps non occorre il fuoristrada ed ovviamente tenete conto che noleggiando l’auto da uno stato e riconsegnandola in un altro il costo sarà più alto ma ne vale assolutamente la pena.

Acquistate la tessera dei parchi, al primo parco che visiterete costa circa 80 dollari.

Da non perdere

La magia di Santa Fe

La surreale, remota cittadina di Page

Hotel the View, Monument Valley

Bryce Canyon, Grand Canyon, Death Valley

Sposarsi a Las Vegas

Itinerario

Denver

Santa Fe

Monument Valley

Page

Grand Canyon

Bryce Canyon

Zion National Park

Las Vegas

Death Valley

Yosemite

San Francisco

Viaggio

Abbiamo scelto come partenza di questo fantastico ed indimenticabile viaggio on the road che ci avrebbe portato a percorrere più di 4.000 chilometri e ad attraversare ben sei stati in due settimane,  la città di Denver, abbiamo trascorso qui la prima notte prenotando all’hotel Double Tree By Hitlon  http://www.booking.com/Share-Vd9IA3. A Denver si respira un’aria molto free, si passeggia tranquillamente tra gli altissimi grattacieli, tra i negozietti che vendono marjiuana ed i pub che preparano ottimi burritos giganti strapieni di ogni prelibatezza e salsa. Il quartiere residenziale è composto da molte villette a schiera con tanto di praticello ed ogni quartiere ha la sua chiesa cattolica. Con la nostra auto appena noleggiata targata Colorado iniziamo così il nostro lungo percorso, tra i primi negozietti di pistole e liquori che incontriamo, mega parcheggi con mega bestioni della strada, mega piazzali con mega pali e mega antenne, mega locali che servono mega tazze di caffè e mega pancake, insomma tutto mega, benvenuti negli Stati Uniti di America.

Le grandi strade del Colorado sono circondate da montagne ed è un colpo d’occhio favoloso man mano che ci si avvicina al Great Sand Dunes e che ci si trova davanti al contrasto delle maestose montagne con ai piedi le grandi dune di sabbia, i colori che si fondono tra loro, l’azzurro del cielo, il grigio intenso delle rocce ed il giallo accesso del deserto, sono uno spettacolo della natura.

Il nostro viaggio continua ed avvicinandosi al New Mexico lo scenario ed i colori cambiano, si passa dalle montagne con cespugli verdi a delle distese di terra più scura ed arida, percorriamo così quasi 600 km di nuovi orizzonti tra montagne coperte di neve e distese desertiche ed arriviamo alla capitale Santa Fe. L’atmosfera è magica, le abitazioni con mura di mattoni in argilla sembrano letteralmente uscite da un film western, il mercato locale vende stivali texani, tantissimi oggetti di artigianato locale e ovunque si possono trovare scenografici teschi di mucca colorati o al naturale.

Si respira una magia antica, risuona l’eco di indiani e cowboy, di mandrie di bufali e lazzi, da qui passa  la storica route 66 e mentre al tramonto il centro storico si tinge di rosa, facciamo una passeggiata nei distorni de la Plaza tra l’odore di fajitas appena sfornate ed il profumo frizzante dell’aria serale che si fa sempre più fresca. A Santa Fe ci sono tantissimi hotel stupendi dove poter soggiornare e potete sbizzarrirvi su booking.com , noi non lo avevamo prenotato prima ed infatti abbiamo impiegato un po’ di tempo a trovarne uno libero, alla fine ci siamo riusciti ed abbiamo passato una notte rigenerante in vista del lungo tratto previsto per il giorno successivo, destinazione Monument Valley, ovvero altri circa 600 km quasi interamente in mezzo al deserto!

Il tratto di strada dal New Mexico allo Utah è sicuramente quello più eccitante, caratteristico, duro, lungo e che genera emozioni molto contrastanti tra loro. La strada sembra non finire mai, dalle montagne si passa inesorabilmente al deserto, alla terra rossa, arancione, spietata, affascinante, calda, bella. Ci sono dei punti dove non c’è connessione internet e dove vi sentirete un po’ isolati, ma nessuna paura ci sarà sempre la vostra musica a tenervi compagnia e a rendere tutto ancora più avventuroso e strabiliante. Per parecchie miglia non incontrerete nessun altro viaggiatore, né macchina, né mega camion, solamente strade e strade, sterrate, asfaltate, circondate da montagne rosse, da rocce arancioni di uno stupendo pazzesco. La potenza e la solennità della natura qui la fa da padrone, non mollate, non vi arrendete perché appena vedrete il cartello Monument Valley tutta la tensione accumulata di colpo scomparirà e quando vedrete la classica immagine da cartolina, ovvero la via deserta e le guglie in sottofondo, il vostro entusiasmo sarà tale che sicuramente non resisterete a scendere dalla macchina e fare la foto in mezzo alla strada a braccia aperte.

Qui vi consiglio vivamente di prenotare prima dall’Italia presso l’hotel THE VIEW, è l’unica struttura che si trova proprio all’interno del parco nazionale e che vanta la vista più spettacolare che avrete il piacere di avere, tutte le camere hanno un balcone che affaccia direttamente sulle guglie, mi raccomando mettete la sveglia all’alba per ammirarne la bellezza spettacolare. http://www.monumentvalleyview.com

Il sito della Monument Valley è un luogo che emana un’aura speciale, unica, ricca e ammaliante, a parte i ricordi dei film western più famosi di Hollywood, vi sembrerà di essere come sotto ad un incantesimo, percorrete il tragitto da poter fare anche in macchina all’interno del parco, la Scenic Valley Drive l’ingresso è proprio di fronte al vostro hotel, attenzione agli orari dal 1 aprile al 30 settembre chiude alle 19.00, il costo dovrebbe esser di circa 20 dollari e non è compreso nella tessera per i Parchi in quanto questo sito è gestito dagli indiani Navajo.

Con il cuore ancora colmo di gratitudine e gli occhi che ancora brillano del potente fascino di questo luogo incantato, ci dirigiamo verso l’Arizzona, per strada direzione Page, tra le meraviglie del deserto e le strade sempre più surreali andate al Twin Rocks Cafe a Bluff, un posto unico incastonato nelle rocce, mi raccomando fermatevi qui a bere e a mangiare qualcosa, avremo ancora circa 400 km da percorrere tra i confini ed i fusi orari dello Utah e l’Arizona.

La cittadina di Page è stata una bellissima inaspettata sorpresa. Vi consiglio di prenotare già dall’Italia l’escursione presso l’Antilope Canyon, io solitamente utilizzo il sito Get Your Guide è molto comodo e c’è praticamente di tutto. https://www.getyourguide.it/antelope-canyon-l4744/

Page è molto bella, isolata, tutto intorno si espande un meraviglioso campo da golf ed è un punto molto strategico dove fermarsi, in quanto ci sono parecchie belle cose da vedere nei dintorni, dall’Antilope Canyon appena citato, al meraviglioso Horseshoe Bend che vi lascerà praticamente a bocca aperta, al fantastico Lake Powell,  nonché “il fottutissimo Grand Canyon” Cit.

Abbiamo soggiornato in un hotel trovato all’ultimo momento che ci è costato parecchio, per questo consiglio di prenotare prima se possibile,  il classico hotel americano con la piscina in cortile, molto caratteristico.  Non perdetevi quindi e meraviglie del Lake Powell Navajo Tribal Park di Page,  il ferro di cavallo visto dal vivo non rende assolutamente l’idea di ciò che potrete vedere in foto, è un panorama mozzafiato che vi stupirà moltissimo e che non dovrete assolutamente perdere.

Per visitare il Grand Canyon impiegherete una giornata intera, noi abbiamo scelto il South Rim, è vero che è più turistico, ma anche più comodo ed attrezzato, il North Rim è più tranquillo, ma più impegnativo, non ci sono servizi navetta e va vissuto tutto zaino in spalla e sentieri da trekking. Per questioni anche legate al tempo abbiamo quindi scelto la parte più comoda che è anche molto panoramica,  si può arrivare  fino ad un certo punto del parcheggio con la macchina, ovviamente la strada per arrivarci è molto suggestiva e non vi deluderà a livello paesaggistico.  Al grand Canyon abbiamo seguito un po’ il nostro istinto oltre che le varie indicazioni, ci siamo fermati su un paio di punti panoramici più famosi, dopo di che abbiamo preso la navetta fino in cima e poi abbiamo iniziato a passeggiare osservando vari punti e scenari fin quando non eravamo stanchi, a quel punto abbiamo tranquillamente ripreso la navetta che ci ha riportati zona parcheggio. Mi raccomando mettete la protezione solare.

 La vista del Grand Canyon è più unica che rara, il vento che soffia tra i capelli, il capogiro guardando verso giù, l’orizzonte infinito i cui confini non si distinguono mai,  i falchi e le aquile che volano libere nell’aria e poi ancora daini, cerbiatti, puma. Noi tranne quest’ultimo esemplare felicemente non incrociato nel nostro cammino, abbiamo avuto il piacere di vivere tutte queste altre selvagge esperienze.

Il prossimo splendore che andremo a visitare sarà il Bryce Canyon e per dirigerci uscendo da Page passiamo all’interno del Parco del Lake Powell, un punto onirico e visionario, un luogo incantato che sembra uscito dal magico mondo di Oz, maciniamo quindi altri 200 piacevolissimi km di natura e bel vedere.

Abbiamo avuto difficoltà a trovare parcheggio al Bryce Canyon ed abbiamo combinato una marachella all’italiana che ci avrebbe fatto vergognare tanto e che ora vi racconto. Non trovando posto per l’automobile abbiamo deciso di lasciarla al volo in una piazzola dove però non si poteva, considerando al massimo un’ora di visita.  Quando siamo tornati a riprendere la nostra macchina però abbiamo trovato una bella sorpresa, non solo la polizia ad aspettarci, ma anche un mega adesivo appiccicato sul finestrino lato guidatore a mo’ di lettera scarlatta. Infatti oltre alla paternale delle forze dell’ordine, saremo dovuti andare in giro con quella infrazione in bella vista, ammoniti e rimproverati,  per questa prima volta non avremo avuto nessuna multa, ma se avessimo fatto anche solo un’altra piccola trasgressione ne avremo pagato serie e doppie conseguenze, nel frattempo tutti quanti avrebbero potuto ben notare il nostro cattivo comportamento. Ci siamo sentiti veramente stupidi, come due scolaretti con le orecchie da asino e ci siamo resi conto che in America con queste cose non si scherza  e che per il rispetto della natura, degli animali, delle zone adibite a parcheggi o ristori ed altro bisogna mantenere sempre il giusto ordine e disciplina, soprattutto in aeree di parchi naturali,  che così tanto frequentati  che non possono subire caos.

La vista del Bryce Canyon, oltre alla lettera scarlatta 🙂 è un’altra cosa che non dimenticheremo mai,  le altissime e maestose sequoie, l’arancio intenso delle rocce, gli scoiattoli curiosi che girano dappertutto, lo scenario sembra quasi disegnato,  quasi artificiale, sembra di essere all’interno di un dipinto gigante, tutto intorno è terra, roccia, alberi, un universo incontaminato disegnato  con armonia meticolosa da Madre natura.  Un altro parco altrettanto suggestivo e lo Zion che abbiamo raggiunto subito dopo il Bryce.

I colori delle strade sono sempre molto vivaci ed accentuati, ci sono dei punti che passano all’interno di gallerie direttamente scavate nelle rocce,  lo Zion National Park è un tripudio naturalistico, ricco di sorgenti e cascate che passano attraverso delle maestose montagne arancioni, qui sono proprio queste splendide vette color mattone a farne da padrone, sono altissime,  immense, regali  e passeggiarvi intorno dà una sensazione di impotenza di fronte a così tanta forza e maestosità. Abbiamo incontrato un cervo e ci siamo fatti trasportare in un mondo di energia pura, viva, pulsante.

Dalla totale beatitudine di sensi che ci hanno donato questi ultimi giorni immersi nella natura, abbiamo deciso di percorrere senza sosta i circa 250 km che ci dividevano dal Nevada per poter vedere l’impatto visivo dello sky line di Las Vegas dalla strada di notte. Abbiamo quindi proseguito senza fermarci direttamente verso la città che non dorme mai risvegliando di colpo i nostri sensi  ormai non più rilassati… infatti dopo l’ultima ora in autostrada di notte completamente buia e costeggiata dal deserto, d’un tratto eccola, d’un tratto è come se spuntasse un’alba, un tripudio di luci, colori, meraviglie. Già da una decina di chilometri di distanza prepotentemente si insinuano le strabilianti luci dell’ eccentrica Las Vegas e lo spettacolo inizia già prima di arrivare. Man mano che ci si avvicina e che si entra in città, la meraviglia ed il paradossale non è che in aumento.

Andiamo subito verso l’hotel da noi scelto ovvero il New York, New York, con tanto di montagne russe che sfrecciano direttamente all’interno della struttura.

Las Vegas è follia pura, è divertimento, eccesso, a Las Vegas tutto è lecito e tutto può succedere. Non c’è nulla che possa contenere il suo entusiasmo e la sua pazzia, le strade, le statue, i personaggi che girano per la città. La laguna di Venezia perfettamente riprodotta con tanto di gondole e gondolieri, le deliziose viette e le boulangerie parigine, la tour Eiffel, la statua della Libertà, la piramide di Giza, il colossale Caesars Palace, le fontane danzanti del Bellagio…tutto riproposto con una precisione maniacale,  non ci siamo fatti scappare nulla, abbiamo visitato tutto, correvamo da una struttura all’altra, da una via all’altra, come due bambini instancabili, come fossimo in un gigantesco luna park! Passavamo dal freddo polare dei casinò con l’aria condizionata altissima, al caldo soffocante delle strade a cielo aperto ( mi raccomando portatevi un foulard o meglio ancora una maglia da indossare all’interno degli hotel che tengono il condizionatore alle stelle ). Abbiamo visto uno spettacolo meraviglioso del Cirque du Soleil,  anche questo lo avevamo già prenotato dall’Italia tramite il sito Getyourguide.it , cercate anche voi un evento mondano a cui poter partecipare a Las Vegas ogni notte troverete un evento diverso, circhi, balletti, spettacoli di magia qualsiasi cosa per ogni gusto.

Las Vegas è la città dei sogni, dove tutto è possibile. Noi abbiamo deciso di vivere a 360 gradi la nostra esperienza in questa singolare città ed abbiamo scelto di sposarci alla famosissima Graceland chapel con tanto di Elvis Presley a celebrare le nostre nozze.

Avevamo portato gli abiti dall’Italia ( acquistati sul sito www.funidelia.it ) abbiamo scelto di vestirci da Mariylin Monroe e da Superman, avevamo prenotato l’evento direttamente dal sito internet https://gracelandchapel.com/ e scelto le modalità da noi preferite ( costo circa 500 euro con foto e video ).

Una splendida limousine bianca ci è venuta a prendere direttamente alla hall dell’ hotel e ci ha accompagnato alla Graceland Chapel, qui ci aspettavano il nostro Elvis ed il suo sorriso, nonché il suo vestito, tutto sgargiante e scintillante. Poco prima avevamo acquistato due anelli in uno dei tanti negozietti assurdi della Strip e poco dopo eccoci lì a pronunciare le nostre promesse in uno spagnolo sgangherato ( lingua scelta da noi per a cerimonia che ci ha fatto morir dalle risate ), una situazione così improponibile quanto emozionante, commovente quanto comica che ci ha fatto sentire veramente come due divi del cinema protagonisti di uno dei film più irriverenti e demenziali d’America! Dopo lo scambio degli anelli e la dichiarazione d’ amore al suono romantico di Love Me Tender, non si poteva che concludere con un balletto ancheggiato sotto le note di Viva Las Vegas. E come ogni degno matrimonio che si rispetti, dopo il filmino, siamo andati fuori in cortile a finire il nostro album con altre tantissime ineguagliabili foto ricordo.

L’autista ci ha poi portato a spasso con la limousine per un altro po’ di tempo, fin quando non siamo scesi per le vie del centro alla ricerca di un locale adatto dove intraprendere una perfetta cena di nozze.

Abbiamo scelto il ristorante di Twin Peaks, abbiamo proseguito la serata volando nelle assurde montagne russe del nostro assurdo hotel e terminato il  giorno più bello della nostra vita giocando alla roulette del casinò del New York, New York, di  Las Vegas. Il tutto ovviamente sempre con la parrucca bionda cotonata io ed il mantello rosso svolazzante il mio nuovo super marito.

Dalla ricca e squillante Las Vegas continuiamo il nostro viaggio verso la desolata, silenziosa Death Valley.

Qui i colori predominanti sono  l’ocra ed il grigio argento, le strade sono deserte, il caldo opprimente, il sole cocente, il vento forte e bollente, la terra rovente, l’atmosfera è infuocata. Il silenzio assordante e la spinta torrida del vento sono impressionanti. La vista aliena dello Zabriskie Point riesce a catapultarti in un paesaggio marziano ed i cartelli che segnalano la presenza di rettili o altri animali pericolosi non fanno che accentuare un ambiente ostile e spietato. Abbiamo soggiornato in uno splendido hotel, un’oasi in mezzo al deserto The Oasis  circondato da un meraviglioso campo da golf nel bel mezzo della Valle della Morte. http://www.oasisatdeathvalley.com

Nei dintorni con la macchina abbiamo potuto raggiungere il così detto Devil’s  Golf Course e poi ancora la suggestiva e feroce Artist Drive, un percorso che passa attraverso le rocce bruciate ed i punti più panoramici e surreali della valle; abbiamo visitato la città fantasma con il suo tetro Casinò, ci siamo ritrovati nel bel mezzo di un’istallazione spettrale  ed abbiamo mangiato il chili più buono del mondo in un caratteristico locale sulla strada verso Beatty, tra i cartelli Wanted e le balle di paglia che rotolano desolanti. I colori della terra arsa qui assumono mille sfumature dal bordò al nero intenso, in alcuni punti sembra quasi carbone ed i coyotes che vagabondano sul ciglio della strada sembrano diavoli in pena.

La Death Valley è sicuramente un luogo speciale ed unico, uno dei più affascinanti ed emozionanti di tutto il nostro viaggio on the road negli Stati Uniti d’America.

Riprendiamo il nostro lungo viaggio che dai 45°c del Nevada ci porta ai 20°c della California, il paesaggio ora è ricco di alberi, di pini, di verde intenso, si intravedono le prime sorgenti nascoste ed incantevoli laghi di montagna. Ci fermiamo ad assaporare l’aria pura e fresca del Mono Lake, un pittoresco scenario montano  ed il suo lago brillante sotto i raggi del sole. La strada che porta al parco dello Yosemate si disperde tra sequoie, scoiattoli, segnalazioni di orsi. Ed è così che arriviamo al parco per eccellenza, completamente immerso nella natura tra il cinguettio degli uccelli ed il mormorio dei ruscelli.

Abbiamo soggiornato in un piccolo hotel vicino all’ingresso del parco, il White Chief Monuntain Lodge, posizione comoda e tranquilla, non essendoci il ristorante abbiamo acquistato una bottiglia di vino rosso e dei barattoli di chili da scaldare al microonde e questa è stata la nostra cena, affacciati nel piccolo balconcino tra il silenzio, l’aria bella fredda e gli alberi della montagna.

http://www.booking.com/Share-Qqthn2

Abbiamo fatto delle bellissime passeggiate immersi in questo mondo fiabesco, tra prati, cascate e al cospetto dell’elegantissimo El Capitan, ci siamo rigenerati ed abbiamo assaporato gli ultimi giorni del nostro splendido viaggio ormai quasi finito, ultima tappa a circa 400 km, San Francisco.

A San Francisco abbiamo riconsegnato la nostra macchina a noleggio e ci siamo mossi quasi sempre a piedi o con il tram. Dal nostro hotel al centro abbiamo raggiunto a piedi la zona del porto dove si trova il mitico pier39 ovvero un centro commerciale dove oltre a vari ristoranti e negozietti, come ad esempio il famosissimo Bubba Gumb  direttamente da Forrest Gump e potrete osservare  i leoni marini che se la godono e oziano sdraiati al sole. Abbiamo fatto il giro con il famoso tram nr.13 tra le salite e discese vertiginose della città, abbiamo noleggiato la bicicletta facendo quasi 30 km tra le colline ed i panorami più incantevoli, passando attraverso il famosissimo Golden Gate Bridge arrivando fino all’elegante Sausalito dove abbiamo poi imbarcato le nostre biciclette per tornare verso la splendida baia in traghetto con tanto di vista romantica della skyline al tramonto.

Un’escursione da non perdere è quella della famosissima Alcatraz, prenotate dall’Italia in anticipo direttamente dal sito ufficiale,  scegliete la visita notturna al tramonto molto più inquietante ed affascinante.

https://www.alcatrazcruises.com/it/

Noi avevamo già dovuto riconsegnare l’automobile, ma vi consiglio di provare  l’emozione di guidare tra le contorte vie di Lombard Street con il vostro mezzo, noi l’abbiamo visitata a piedi e di fare un percorso enologico presso un’azienda agricola con tanto di  vigneto ed assaggi di buon vino, guidare tra le campagne rurali e magari fermatevi  a dormire presso una struttura immersa nella valle, noi per motivi di tempo non siamo riusciti.

San Francisco è un città particolare, ci sono parecchi senza tetto che vagano per la città, sinceramente noi cercavamo di non rimanere fuori in giro fino a tardi la sera, abbiamo evitato di uscire al buio di notte non ci siamo sentiti molto al sicuro là fuori. 

E’ stato un viaggio magnifico, sicuramente stancante, bisogna guidare per tanti chilometri e per godersi i panorami più rari e sfruttare la luce del giorno occorre mettere sempre la sveglia presto al mattino, ci si alza dal letto con gli occhi stropicciati e semichiusi, ma ci si ritrova dopo poco con gli stessi occhi sbarrati e pieni di meraviglia, il cuore colmo di amore e stupore. Il ricordo di tutte le  strade percorse rimarrà sempre dentro di voi, gli scenari così diversi tra loro arricchiranno i vostri pensieri , la magia ed i colori dei luoghi che visiterete vi faranno sentire vivi ed orgogliosi di essere anche voi  parte di questo assurdo, incoerente, fantastico mondo delle meraviglie.

Ogni viaggio lo vivi tre volte: quando lo sogni, quando lo vivi e quando lo ricordi.
(Anonimo)

Cuba on the road

voli IBERIA – periodo NOVEMBRE, DICEMBRE

Cosa mettere in valigia

Oltre al classico abbigliamento leggero da mare, anche una scarpa da tennis chiusa e qualche pantalone lungo per la sera o per andare a cavallo.

Portate sempre con voi una felpa da indossare in taxi per coprirvi dal freddo dell’aria condizionata.

Medicine classiche varie tipo tachipirina, aspirina o altre di cui solitamente potreste avere bisogno.

Spray antizanzare per mosquitos esotici.

Crema protettrice sole e dopo sole.

*Consiglio tutto al femminile:  assorbenti igienici, a me è capitato il ciclo mestruale in viaggio, ho avuto parecchie difficoltà a trovare una farmacia ed una volta trovata gli assorbenti che si trovano là sono molto diversi dai nostri e non aggiungo altro 😉

Libri consigliati

Non sono dei libri ambientati a Cuba, ma secondo me riportano ad un’atmosfera che odora dei luoghi che percorrerete e della gente che incontrerete…

Cent’anni di solitudine Gabriel García Márquez

Ernest Hemingway – Il vecchio e il mare

La casa degli amori impossibili – Cristina López Barrio

Poi ovvio c’è sempre il diario di Ernesto Che Guevara 🙂

Consigli pratici

Il nostro viaggio a Cuba è stato all’insegna dell’on the road, molto all’avventura e praticamente quasi tutto improvvisato giorno per giorno…a Cuba si può, anzi consiglio vivamente di fare così.

Ci siamo spostati principalmente con taxi privati ( un po’ più cari ) e/o taxi collettivi ( molto più economici ), questi ultimi possono essere tranquillamente prenotati direttamente dal proprietario della Casa Particular dove alloggerete. Assolutamente non è il caso di noleggiare un’auto e di guidare in autonomia per le strade cubane, la segnaletica è praticamente inesistente come pure la connessione internet per eventuale GPS,  le strade sono dissestate e piene di buche, la guida dei cubani è parecchio spericolata, non vengono rispettate le solite regole stradali a cui siamo abituati e potreste tranquillamente incrociare carretti trainati da cavalli, mucche o tori che attraversano strade principali e le loro pseudo superstrade come se niente fosse.  Un altro piccolo consiglio:  fate pipì finchè potete nelle case Particular dove alloggiate in quanto per strada, soprattutto per i tragitti più lunghi, le toilette non ci sono proprio…mi sono ritrovata a fare pipì in piedi un una discarica dopo km nel taxi con l’aria condizionata parecchio alta, chè di bagni per strada non ce n’era nemmeno l’ombra.

Abbiamo evitato i posti e le spiagge più turistiche tipo Varadero e non siamo andati a Cayo Largo, malgrado sia un luogo paradisiaco non lo abbiamo scelto solamente per una nostra decisione di viaggio diverso, maggiormente a contatto con i cubani e le città più autentiche, abbiamo evitato gli hotel ed abbiamo pernottato solamente nelle Case Particular e questo è il consiglio più vivo che sento di darvi.

Le Case Particular sono molto caratteristiche, sicure e pulite, quelle autorizzate vengono identificate con un simbolo azzurro fuori dalla porta o vicino al nome sull’insegna della casa, sono a bassissimo costo, a conduzione familiare, una sorta dei nostri B&B ma ancora più autentici ed ospitali! Praticamente sono le famiglie stesse che vi abitano ad ospitare i viaggiatori nelle loro deliziose case, a preparare fantastiche colazioni a base di frutta fresca e colorata ed altre prelibatezze come il platano fritto o l’aragosta per il pranzo o la cena, chiacchierando volentieri con gli ospiti,  raccontando le loro storie.

Consiglio di prenotare solamente la prima Casa Particular a seconda della destinazione della vostra prima notte a Cuba, dopo di che sarà un passaparola e saranno direttamente loro che penseranno a contattare il vostro prossimo soggiorno in base alla vostra prossima destinazione che potrete tranquillamente decidere anche il giorno prima in base al vostro istinto da viaggiatore!

http://www.amorcuba.com/

Da non perdere

Dormire nelle Case Particular

Escursione a cavallo a Vinales

Rum e sigari

Mangiare in un Paladar ristorante

Assaggiare il frutto rosa Guava ed il platano fritto

Viaggiare in taxi collettivi d’epoca

La domenica mattina al Callejon de Hamel Havana

Itinerario

Vinales

Cayo Levisa

VILLA CABO SAN ANTONIO

VInales

Cienfuegos

Trinidad

Havana

Viaggio

Siamo arrivati all’aeroporto di Havana Jose Marti International ore 20.50 circa, abbiamo preso subito un taxi privato per farci portare a Vinales, abbiamo speso circa 120 cuc, circa 100 euro,  lo so sono parecchi soldi ma anche parecchi chilometri,  circa 170 per di più in notturna,  ma abbiamo fatto questa scelta per poter andare subito verso un luogo  più rilassante  e panoramico e per poterci svegliare all’alba il mattino successivo tra le magiche colline,  il cinguettio degli uccelli , immersi nelle campagne. Abbiamo soggiornato come prima Casa Particular ( l’unica prenotata già dall’Italia ) da  JESUS Y MARIA,  calle Sergio Dopico 1/A ( un’altra consigliata che però non aveva disponibilità è Ridel y Claribel ).

Ci siamo sentiti subito come a casa, Maria una donna splendida e gentilissima che ci ha accolto subito a braccia aperte, non dimenticherò mai né lei, né la nostra camera piccola ed ospitale dai copriletti con stampate immagini di tigri.

Da Vinales si può facilmente raggiungere la meravigliosa spiaggia di Cayo Jutias facilmente raggiungibile via terra con un taxi, un luogo selvaggio e frequentato per lo più dagli abitanti del posto.

A Vinales abbiamo fatto una meravigliosa escursione a cavallo tra le colline della Valle del Silencio, le piantagioni di tabacco e le grotte, abbiamo passeggiato tra le strade sterrate del piccolo centro e respirato tanta aria buona, nonché un’atmosfera di assoluta calma e pace, sembrava di essere tornati indietro nel tempo, ci siamo affidati al maneggio di Luis Ernesto Hernandez Mena ei ci siamo trovati davvero molto bene.

Knowing_vinales@hotmail.com

Da Vinales abbiamo poi raggiunto, circa 50 km in taxi, Palma Rubia per prendere il traghetto che in 20 minuti porta all’isola di Cayo Levisa.

Questo è assolutamente un luogo magico, molto particolare, poco turistico ed intimo. C’è un unico hotel proprio di fronte alla spiaggia, è tutto molto spartano, non si tratta assolutamente di un resort di lusso, ma rimane autentico e “molto cubano” ,  potrebbe capitare di non avere acqua corrente di mattina ad esempio… ma ne vale la pena.

Qui il mare è turchese, le stelle marine scarlatte e passeggiando tra  le mangrovie si può arrivare fino ad una spiaggetta deserta,  Punta Arena,  dove,  seguendo delle fatiscenti indicazioni,  si arriva ad un baretto isolato tutto in legno che distribuisce il mojito più buono di tutto il paese.

Info orari traghetto:

https://www.cubatravelnetwork.com/it/destinazioni-di-cuba/cayo-levisa-il-lato-pratico

HOTEL CAYO LEVISA prenotare bungalow vista mare

http://www.hotelcayolevisa-cuba.com/

Al ritorno dal Cayo Levisa appena sbarcati dal traghetto c’era Paco  il nostro autista fidato ad attenderci, direzione  Cabo San Antonio, circa 200 km.

Questa si che è stata una vera, surreale assurda avventura! Per come l’abbiamo vissuta noi forse la sconsiglierei, o per lo meno, consiglierei di fermarsi prima, ovvero a Maria la Gorda adatta soprattutto per le immersioni, affittare semmai  lì un’automobile ed arrivare autonomamente a Cabo San Antonio.

Cabo San Antonio è un luogo remoto, è una Riserva della Biosfera dell’UNESCO abitata in epoca precoloniale dagli indigeni Guanatahabeyes, tra gli ultimi popoli rimasti dopo la colonizzazione spagnola, in gran parte ancora vergine ospita specie di flora e fauna uniche, per raggiungerla abbiamo percorso una strada selvaggia immersa dal verde, incontrato cervi e tori solitari, abbiamo costeggiato l’oceano tra spiagge rocciose ed iguane e una volta arrivati all’unico hotel della penisola,  Villa Cabo de San Antonio,  ci siamo resi conto che,  oltre alle numerosissime orme di animali selvatici sulla sabbia e qualche cinghiale che girovagava sulla spiaggia…praticamente c’eravamo solo noi. 

Sinceramente l’hotel non era per niente attrezzato, non c’erano né automobili, né biciclette da noleggiare per poter girovagare nei dintorni, il ristorante era alquanto sprovvisto, praticamente avevano solo uova e cocomero, e qualsiasi cosa chiedevamo, qualsiasi,  il tipo che sarebbe dovuto essere il cameriere ci rispondeva “No tiengo! “ … alla fine l’abbiamo presa a ridere, era tutto molto surreale, eravamo affamati e costretti a rimanere bloccati lì senza un mezzo di trasporto, come se non bastasse ci siamo ritrovati completamente divorati dai mosquitos…  il nostro autista, come concordato sarebbe dovuto tornare a prenderci dopo tre giorni e non c’era assolutamente nulla e nessuno in zona che poteva darci un passaggio, neanche un taxi. Alla fine per fortuna siamo riusciti a contattare Paco, il nostro taxista salvatore che, dopo tante imprecazioni ha accettato di venirci a prelevare il giorno successivo.

Nel frattempo ci siamo rilassati  e siamo riusciti a goderci questo paradiso terrestre ed incontaminato. Abbiamo visitato la marina del Cabo de San Antonio, con il suo malinconico faro,  un luogo nostalgico che racconta il passato vivace  di questo porto ora quasi dimenticato.  C’è un localetto dove sono esposte migliaia di bandiere colorate provenienti da tutto il mondo, che evocano gli scambi, affari e commerci di un tempo, sembra di sentire ancora l’eco lontano dei viandanti,  dei marinai indaffarati.  Ora tutto è silenzio, si sente solamente il rumore del mare con le sue onde eterne che si infrangono sugli scogli della vecchia nave fantasma arenata e l’urlo del vento forte.

Lasciamo questo posto a malincuore, ma per la completa mancanza di strutture abbiamo deciso di non rimanere, saremo dovuti restare tre giorni per poi andare verso Havana, ma questo piccolo inconveniente ha fatto si che cambiassimo in corsa il nostro itinerario. Siamo tornati verso Vinales per la notte, eravamo sconvolti e stanchi ma Maria appena ci ha visto anche se non era previsto il nostro ritorno lì, ci è subito venuta incontro di corsa, ci ha abbracciato forte forte… Lei non aveva disponibilità nella sua casa, così ci ha subito trovato una sistemazione dalla sua vicina Amelia, una signora energica, stupenda che ci ha subito preparato una cenetta coi fiocchi ed un letto accogliente. Amelia ha provveduto anche ad organizzare il trasporto per il giorno successivo con un taxi collettivo e a prenotarci il prossimo pernottamento nella Casa Particular di suoi amici Enrique e Ines,  destinazione Cienfuegos tappa intermedia tra Vinales e Trinidad.

I taxi collettivi sono una caratteristica di Cuba! Ti permettono di  percorrere lunghe distanze a poco prezzo, condividendo il viaggio insieme ad altre persone, fu così che ci ritrovammo stipati in una originalissima macchina d’epoca, con degli sconosciuti,  le valigie più grandi di noi sopra le gambe ad affrontare centinaia di chilometri di buche! Stupendo!

Il nostro viaggio on the road prosegue verso Cienfuegos, soprannominata La Perla del Sur, subito a colpirci è la bellezza del porto al tramonto, il colorato centro storico con le sue stradine strette, i viali eleganti ed i palazzi coloniali.

Abbiamo cenato in uno dei tanti  deliziosi ristoranti, passeggiato lungo il Malecón, apprezzato il romantico panorama dalla Bahia naturale de Jagua.

Abbiamo fatto anche un giro dentro un supermercato cubano, esperienza da non sottovalutare, visto che troverete solo marchi a voi completamente sconosciuti e non ci sarà nemmeno l’ombra di quelli più famosi tipo Coca-cola o  Kinder e troverete prezzi bassissimi e prodotti che si potranno acquistare solamente con cuc cubani assolutamente riservati agli abitanti, che non sono gli stessi  cuc  turistici che avrete voi in tasca e fate attenzione a non riceverli per sbaglio sono carta straccia o almeno fino a poco tempo fa era ancora così.

A pochi chilometri dal centro di Cienfuegos si trova El Nicho una delle cascate più incantevoli della nazione che si trova all’interno del Parco Topes de Collantes visitabile in giornata .

La prossima tappa, che raggiungiamo sempre con taxi collettivo a circa 80 km, è Trinidad, una delle sorprese più piacevoli del nostro viaggio.

I padroni della Casa Particular di Trinidad, Cecilia e Miguel una coppia di deliziosi signori che ci hanno veramente coccolato, avevano un commovente album di fotografie con tutte le persone che avevano ospitato, bigliettini, regalini, insomma chiunque varcasse quella porta ci avrebbe inevitabilmente lasciato un pezzettino di cuore e per noi è stato lo stesso, ricordo che proprio davanti casa c’era una pizzeria che faceva la pizza rotonda al forno elettrico più buona di tutta Cuba e poco distante c’era la piazzetta del paese dove erano accalcati praticamente tutti gli abitanti con i telefonini in mano, intenti a connettersi, era  l’unico punto dove c’era  internet, abbiamo trascorso parecchio tempo lì ad osservare con tenerezza gente di tutte le età parlare ad alta voce e fare video con amici e parenti.

Consiglio di prendere il vecchio treno a vapore e di percorrere attraverso la Valle de Los Ingenios le piantagioni di canna da zucchero ed i villaggi rurali, non si escludono incontri di cavalli o mucche che attraversano i binari; si arriva fino all’antica Torre Inzaga e si prosegue fino ad una storica azienda agricola dove è possibile anche pranzare.

La partenza del treno è prevista tutti i giorni alle ore 9.30 dall’unico binario della città di Trinidad, che si trova in fondo a Via Lino Pérez, per un costo di 10 cuc a persona andata e ritorno.

Il centro storico di Trinidad è la parte più affascinante, le strade lastricate portano fino alla vecchia città coloniale dove si trova la coloratissima Plaza Mayor centrale e dove incontrerete sicuramente il classico vecchietto cubano con tanto di sigaro gigante e completo elegante rosa pastello. 

Noi siamo capitati proprio nel periodo in cui si festeggia Santa Barbara, il 4 dicembre e dai cortili e dalle finestre delle case variopinte si intravedevano statue della santa abbellite ed addobbate con fiori rossi, ghirlande, candele e santini vari. I Paladar adibiti a ristoranti sono veramente stupendi, dei veri e propri musei colmi di oggetti d’arredamento e d’arte vari,  quadri, statue, candelabri… noi abbiamo cenato, tra l’altro benissimo,  in una stanza  con un lavabo ed un letto proprio vicino al vostro tavolo finemente apparecchiato con una preziosa tovaglia di pizzo.

E per non farsi mancare proprio nulla, Trinidad possiede anche una spiaggia, Playa Ancon, a soli 10 km dal centro, abbastanza popolata, ma con un bel mare azzurro,  perfetta per una giornata di sole e relax.

Prendiamo il nostro ultimo taxi collettivo e ci dirigiamo curiosissimi verso l’Havana, circa 300 km; abbiamo scelto di rimanere nella zona Veja e, sempre tramite la Casa precedente, abbiamo soggiornato in una Casa Particular proprio a due passi da Plaza Veja, la signora Miranda e la sua stupenda  figlia adolescente sono state ottime padrone di casa, ci hanno fatto mostrato il loro libretto di approvvigionamento per fare la spesa, approfondendo particolari non troppo entusiastici sulla loro vita quotidiana e reale cubana, che non è affatto tutta rumba e sigari,  e  del loro rapporto con il regime  e le varie restrizioni, è stato molto interessante e costruttivo e si è creato un bellissimo legame di complicità tra di noi.

L’Havana è una città contrastante, disarmante. Ci sono maestosi ed eleganti palazzi coloniali rosa, smeraldo, azzurro ed altri fatiscenti, semi crollati spettrali. Il contrasto è potente e molto affascinante. Ci sono grandi vie asfaltate dove sfrecciano auto d’epoca colorate e piccoli vicoli sporchi e fangosi, pieni di pozze, terra e tubi a vista. Abbiamo fatto il classico giro turistico con l’autobus per poter vedere un po’ di tutto, anche la parte più moderna e plaza de la Rivolucion, ma per la maggior parte ci siamo affidati all’istinto ed abbiamo girato le strade a piedi o con i tuc tuc.

Il giro con il tuc tuc è stato molto interessante, abbiamo chiesto al nostro nuovo amico Ivian di portarci in giro tutto il giorno, concordando prima il prezzo,  tra le vie ed il luoghi più caratteristici e meno turistici del posto, è stato di parola e ci ha perfino portato a casa sua, una piccolissima capanna da una sola stanza dove c’era la madre che stava friggendo il platano. È stata un’esperienza molto forte vedere i loro sorrisi splendenti in quella casetta così scura e piena di fuliggine.

Su nostra indicazione ci siamo fatti portare al vicolo cieco di Callejon de Hamel, un luogo bizzarro e coloratissimo, centro dell´importante opera sociale e artistica di Salvador Gonzalez Escalona,  dove ogni domenica mattina a mezzogiorno, oltre a manifestazioni dedicate alle divinita´ afrocubane, gli abitanti del posto ballano la rumba con tanto di scenografie variopinte e vistosissimi costumi. C’è un atmosfera unica, magica, sembra di essere al centro di un antico rito vudù, tra santoni ricoperti da collane fatte di ossa ed ingombranti turbanti in testa e ballerini scatenati di tutte le età che sculettano a ritmo di musica e battiti di mani e di cuori.

Non perdetevi una cena al ristorante La Guarida, occorre prenotare prima altrimenti non troverete posto, è una location storica e bellissima, all’interno di uno dei tanti palazzi decadenti, l’ingresso alle sale allestite con statue sacre, nonché posate d’argento  è anticipato da una maestosa scalinata in pietra e dalla terrazza si può gustare un bel mojito ed un panorama indimenticabile.

Un altro ristorante da non perdere è il Paladar San Cristobal, anche qui occorre prenotare prima telefonicamente, sempre nel classico stile cubano, arredamenti coloniali e da museo, ottimo cibo e super coccola finale con tanto di spettacolari Rum e sigari ed una meravigliosa spilla vintage che mi è stata gentilmente regalata come ultima inaspettata e graditissima sorpresa.

Torniamo verso l’Italia non prima di aver acquistato sigari e buon rum, solo presso rivendite ufficiali ed autorizzate, e con la consapevolezza di aver conosciuto persone vere e genuine con tanta voglia di crescere e di guardare oltre l’orizzonte di Cuba, un paese autentico e tradizionale che non ha ancora subìto l’influenza della globalizzazione con tutti i suoi pro ed i suoi contro, un mondo dove potrete girare per le strade di grandi città senza mai  imbattervi in un Mc Donald o in un Burger King , ma vi ritroverete sicuramente a ballare la rumba per strada bevendo un mojito appena fatto da un chioschetto ambulante, al sottofondo ormai lontano, al ricordo sfocato del disperato grido alla Revolucion!

RISTORANTE LA GUARIDA CUBA
https://laguarida.com/
RISTORANTE PALADAR SAN CRISTOBAL CUBA
+53 7 8601705

L’unica regola del viaggio è: non tornare come sei partito. Torna diverso.
(Anne Carson)