Namibia on the road

Ed ecco una  nuova idea di viaggio fai da te on the road con tanto di magnifici lodge scelti per la Namibia, non vedo l’ora di poter ammirare gli animali selvaggi e le magiche dune arancioni di questo fantastico paese, sperando di poterlo raggiungere presto e di poter realizzare le foto più belle di sempre, ecco intanto una bozza di itinerario.  

PERIODO DA GIUGNO AD OTTOBRE, meglio settembre/ottobre ci sono animali assetati che vanno a bere nelle pozze

  • ACQUISTARE SIM TELEFONICA alla telecom dell’aeroporto Namibiano
  • NOLEGGIO AUTO 4X4 CIRCA 1.000 EURO – pick up direttamente in aeroporto – 2 ruote scorta – GPS –  patente internazionale

Spray antizanzare, un binocolo, power bank per cellulare

https://www.africar-carhire.com/

https://www.namibia4x4rentals.com/

https://www.okavango-carhire.com/index.php?lang=en

http://www.caprivicarhire.com/en/

https://sancarrental.com/

ITINERARIO:

ARRIVO Windhoek AEROPORTO

1 NOTTE

FARE SPESA AL SUPERMERCATO

Windhoek Game Camp 60 km da aeroporto

http://www.windhoekgamecamp.com/index.php/ct-menu-item-7

Arebbusch Travel Lodg 60 EURO 40 minuti da aeroporto

RISTORANTE NELLE VICINANZE Joe’s Beerhouse.

Windhoek – riserva di Okonjima. 235 KM – 2 ore

1 NOTTE 

Organizzare Safari con hotel

Okonjima Plains Camp 600 euro CENA INCLUSA

Okonjima – riserva di Waterberg: 1,5 ore di auto

Safari guidato

1 NOTTE a WATERBERG

Waterberg Wilderness 200 euro

Waterberg – Etosha National park: 4,5 ore di auto 350 KM

In prossimità delle pozze d’acqua è consigliato spegnere il motore dell’autoe stare in silenzio

1 NOTTE Halali Resort150 EURO

gate d’ingresso è l’Anderson’s Gate circa 80 km da hotel Halai da fare come fosse un self drive

C’è una pozza 24h per vedere animali bere

PRENOTARE GAME DRIVE NOTTURNA

1 NOTTE ETOCHA PARK – Okaukuejo180 EURO

Percorriamo in tutto, tra strada principale e stradine interne, circa 180km prima di arrivare a Okaukuejo.

Anche qui pozzo 24h –

1 NOTTE ETOCHA PARKDOLOMITE CAMP – 180 EURO

PRENOTARE Game Drive privato notturno qui c’è la POZZA Olifantsrus Hire

circa 130 km da Okaukuejo

Sei tenuto a comunicare al Camp più o meno il tuo orario di arrivo E’ arroccato su di una piccola collinetta e non puoi avere accesso con la tua auto. Per cui devi prendere tutti i tuoi bagagli e con un’auto del camp

Etosha National park – Damaraland: 4 ore di auto

usciti dal parco (dal Galton Gate)

*PER STRADA OTJIKANDERO HIMBA ORPHAN VILLAGE*

1 NOTTE  – CIRCA 200 EURO

PRENOTARE UN SAFARI POMERIDIANO ALL’ARRIVO

Madisa Camp

Camp Kipwe

https://chiwani.com/kipwe/

Damaraland – Swakopmund: 4 ore di auto 170 km

1 NOTTE – MOLTO FREDDO

CON DRIVER:

Cape Cross leoni marini

Ugabmond dove inizia il tratto protetto SKELETON VALLEY

Sandwich Harbour (Walvis Bay)

Desert Breeze Lodge, CIRCA 200 EURO

The stiltz.

RISTORANTE The Tug – farsi accompagnare da hotel

https://www.the-tug.com/

swakopmund – Sossusvlei: 5 ore di auto – 380 km strade meravigliose

1 NOTTE SESRIEM  

Lungo la strada per SESRIEM fare sosta a Solitaire ( rifornimento – foto macchine abbandonate – assaggiare torta di mele )

Greenfire Desert Lodge CIRCA 300 EURO

LE MIRAGE CIRCA 200 EURO – 22 KM DAL DESERTO SOSSUSVLEI

1 NOTTE DESERTO SOSSUSVLEI

Andare al parco di Sossusvlei all’alba per evitare la fila SCORTA D’ACQUA

Si passa davanti alla duna 45 fino ad arrivare a Sossusvlei, si parcheggia l’auto e  a piedi per raggiungere dapprima Sossusvlei passando per Narravlei, per poi goderci una discesa straordinaria nella Deadvlei. ( alberi secchi )

Duna 45, al view point

Dead Valley lodge

Desert Hills Lodge CIRCA 300 EURO – 30 KM DAL DESERTO

Hoodia Desert Lodge

Sossusvlei – Kalahari Desert: 4 ore di auto

1 NOTTE

prenotare fare safari al tramonto

ultima destinazione prima di rientrare a Windhoek

Anib Lodge

Bagatelle Kalahari Game Ranch  250 EURO

Suricate Tented Kalahari Lodge

Kalahari Desert – Windhoek: 2 ore e 40 minuti di auto

ULTIMA NOTTE 

AREBBUSCH TRAVEL LODGE 60 EURO

RISTORANTE NELLE VICINANZE Joe’s Beerhouse

RITORNO IN ITALIA

Akunamatata!

Giappone, la Follia, l’Armonia, la Bellezza

Ed eccoci qua…dopo interminabili ore di volo finalmente arriviamo a Tokyo che subito ci travolge con i suoi colori vivaci e con i suoi frastuoni … girare per le vie affollatissime ascoltando vocine stridule dai megafoni sparsi dappertutto e vedendo godzilla e king kong minacciosi che spuntano dai grattacieli non ha prezzo. Rimaniamo subito piacevolmente sconvolti da tutta la follia che ci circonda… restaurant robot con tanto di luci laser e personaggi giganti, centinaia di slot machine musicali che urlano la loro sete di denaro … la metropolitana talmente piena di gente che sembra così surreale non urtarsi mai con qualcuno … e poi ancora tutti i localetti dove mangiare street food seduti su sgabelli microscopici attaccatissimi l’un l’altro,  il classico Marrabbio che intaglia un mega tonno commentando passo passo  al microfono con tanto d’urlo vittorioso finale! … l’odore di pesce fresco tra le bancarelle del mercato all’alba, la vecchietta che già prepara le sue zuppe di buon’ora e gli affezionatissimi clienti che  le gustano con calma. … bere sakè al karaoke indossando pantofole di pelle e cantando Celentano agitando un tamburello in mano … parlare con wc chiacchieroni e iper tecnologici….  Delirio, delirio allo stato puro, cosciente, ironica ed ordinata pazzia … e poi ecco … poco dopo aver attraversato l’incrocio di Shibuya tra migliaia di pedoni, sempre senza sbattere contro qualcuno e malgrado il traffico intenso senza avvertire il rumore fastidioso delle automobili … ecco che ti ritrovi catapultato in un paradiso roseo e profumato nel magico mondo del Sakura. Qui regna la pace, la natura. E’ bellissimo camminare tra i ciliegi in fiore, ti senti protetto, coccolato, ti senti al sicuro. Una forte sensazione di calma interiore e di delicatezza ti avvolge, ti inebria, ti fa sentire vivo e grato. Osservare intere famiglie riunite, sedute a terra con le loro coperte tra i petali, a sorridere, chiacchierare e mangiare insieme ci riempie il cuore di gioia e tenerezza e ci fa riflettere sul prezioso valore della vita, della nascita, della vecchiaia, della morte.

“come il fiore di ciliegio effimero e fragile nel pieno del suo splendore muore lasciando il ramo, così il samurai nel nome dei principi in cui crede, è pronto a lasciare la propria vita in battaglia. “

Dopo aver acquistato il tradizionale bento, ovvero il perfetto pasto giapponese da degustar viaggiando, rigorosamente di Hello Kitty , prendiamo l’ultra, super treno veloce che ci porta verso le montagne di Hakkone, ai piedi del monte Fuji. Qui l’aria si fa pura, i bamboo più frequenti ed i torii si nascondono misteriosamente tra i boschi… saliamo con la funivia, su fino al vulcano che getta nuvole zolfo, che si confondono con quelle del cielo … di sera ci aspettano un onsan bello caldo, anche troppo per la mia pelle europea! ed un fouton morbido morbido che avvolge i nostri sogni ad occhi aperti e non …

Il nostro seducente viaggio nel Sol Levante prosegue verso la storica Kyoto. Tra i suoi innumerevoli vecchi tempi,  in alcuni angoli di questa antica città il tempo sembra essersi fermato…

Qui cerimonie del thè e geishe la fanno da padrone ed anche noi ci siamo fatti trasportare ed attraversare da questa atmosfera. Una deliziosa signora dai materni occhi a mandorla  e dalle mani esperte ci ha illustrato il rito della vestizione e ci ha aiutato ad indossare i kimono che abbiamo portato in giro con rispetto e fierezza per tutta la città.

“al tempio c’è una poesia intitolata la Mancanza incisa nella pietra..ci sono tre parole ma il poeta le ha cancellate. Non si può leggere la Mancanza, soltanto avvertirla. “

Percorrendo poi con la nostra automobile a noleggio,  una strada alquanto insidiosa e funesta, arriviamo a Koyasan, il regno dei solenni templi buddisti e dell’enormi statue inquietanti dei guardiani dalla lingua e dagli occhi di fuori …qui ad accoglierci è un giovanissimo monaco dal viso rilassato, sorridente e sereno. È lui che di notte ci accompagnerà a visitare un cimitero e ci racconterà le leggende e le storie legate a questo mistico luogo, dalle ombre terribilmente affascinanti. All’alba abbiamo assistito alla cerimonia del fuoco, pregando e bruciando, purificandoli, i nostri desideri ed i nostri buoni auspici per un futuro migliore.

Al ritorno da questo paesetto magico tra montagne e pagode ci siamo fermati ad accarezzare gli splendidi cervi dagli occhioni languidi di Nara. Qui tra i ciliegi in fiore, i cerbiatti ed il buddha di bronzo più grande del mondo non è difficile sentirsi come Alice nel paese delle meraviglie, ma proprio come lei , prima o poi l’illusione svanisce e si torna alla dura verità… Infatti dopo le ultime ore tra incanto e realtà, tra il torii sospeso nell’acqua del lago di MIyajima , è arrivato l’ultimo giorno del viaggio e con esso la dura visita ad Hiroshima. Il silenzio diviene solenne, angosciante e colmo di riflessioni dinnanzi allo spettro del donebomber e del fatiscente palazzo rimasto in piedi, seppur quasi interamente distrutto, per non farci dimenticare.

Con immensa gratitudine ci inchiniamo a questo popolo che ci ha ospitato con umiltà, eleganza ed onore… porteremo sempre nel nostro cuore il vecchietto elegantissimo nella metro, con il foulard di Valentino appassionato di moda e vino italiano con lo sguardo più elegante, dolce e commovente del mondo… la signora alla cassa del supermercato che ha iniziato ad urlare di gioia perché a detta sua avevamo vinto un premio acquistando un semplice prodotto, non ricordo neanche quale, e ci ha riempito il sacchetto della spesa di merendine, succhi di frutta, yogurt ed altri vari prodotti del suo negozietto … il controllore del treno che poco prima di girarci le spalle e chiudersi dietro la porta faceva l’inchino per salutare … porteremo sempre con noi i panorami mozzafiato,  le loro buone maniere,  le loro abitudini strampalate,  il loro buon cibo così leggero e salutare, i loro timidi sorrisi….

Dicono che il Giappone è nato da una spada. Dicono che gli antichi dei hanno immerso una lama di corallo nell’oceano e che, al momento di estrarla, quattro gocce perfette siano cadute nel mare e che quelle gocce sono diventate le isole del Giappone. Io dico, che il Giappone è stato creato da una manciata di uomini coraggiosi, guerrieri disposti a dare la vita per quella che sembra ormai una parola dimenticata: onore.
(dal film L’ultimo Samurai)

Rapa Nui l’isola del mistero

Voli  Latam periodo ottobre

Cosa mettere in valigia

Scarpe da trekking, giubbino antivento, costume da bagno, crema protettiva solare.

Libri consigliati

Non sono libri ambientati all’Isola di Pasqua, ma sono molto adatti da leggere prima o durante questo viaggio mistico.

 La profezia della Curandera Hernan Huarache Mamani

Viaggi di Gulliver Jonathan Swift

Consigli pratici

Noleggiate in loco una jeep e girate Rapa Nui tranquillamente in autonomia, è molto piccola appena 80 km ed accessibile e sarete molto più liberi di avventurarvi nel cuore dell’isola.

Da non perdere

Tutte i siti più famosi delle statue Moai!

Ammirare il tramonto di Ahu Tahai

Partecipare allo spettacolo di danza tradizionale Kari Kari al ristorante Kanahau

Itinerario

Spiaggia Anakena

Rano Kau vulcano

Orongo

Ranu Raraku

Ahu Tongariki

Spiaggia Ovahe

Ahu Akivi

Maunga Terevaka

Ahu Tahai

Leggende

Avete presente quel sogno che avete nel cassetto? Quello più bello di tutti, il più atteso, che è lì da sempre accatastato in fondo,  altri col tempo riescono a  volar via felici, liberi , altri invece sono così preziosi che spesso è troppo difficile realizzarli.

Ecco il mio viaggio alla remota isola di Rapa Nui è uno di questi, la mosca bianca, il sogno tanto sperato, quello più sospirato.

Gli abitanti dell’isola sono molto legati alle loro origini e per loro è importante che venga denominata Rapa Nui, ovvero con il suo nome autentico, piuttosto che Isola di Pasqua, un nome dato solo in un secondo momento dai navigatori olandesi che l’hanno raggiunta, ma questo luogo esisteva già da tempo ed aveva una sua storia, le sue tradizioni nonché un suo nome polinesiano.

Ci sono tantissime leggende legate a questo popolo, alcune dicono che dal cielo giunsero degli uomini uccello, tangata manu, che potevano volare, il loro capo era il creatore dell’umanità ed i colossi di pietra venivano mossi grazie a forze misteriose che solo pochi monaci sapevano controllare e al momento della loro morte  alcune di queste statue rimasero incompiute, altre leggende narrano  che rimasero incomplete a causa di terremoti e tsunami devastanti che si abbatterono in questo luogo remoto, o a causa del suo stesso popolo autodistrutto da guerre, massacri, cannibalismo, altre storie  ancora raccontano  che l’isola sia ciò che resta del  grande continente Mu , antecedente persino alla stessa Atlantide, che venne sommerso a causa di un cataclisma, che i Moai rappresenterebbero capi tribù di indigeni morti e che siano un contatto tra il mondo dei vivi e quello dei defunti, protettori e guardiani dell’isola, portatori di benessere e prosperità nonché sentinelle collocate in punti precisi dove c’era la presenza di acqua.

Queste sono solo alcune delle storie che da secoli si tramandano da generazione in generazione, da libro a libro, da fantasia a realtà.

Io personalmente penso che sia impossibile decifrare  e scoprire la verità, ed è giusto così, l’attrazione per l’ignoto, il suo mistero, le sue leggende sono la forza, la bellezza di questo luogo che  ad ognuno di noi lascia un messaggio diverso e personale.  

L’energia che questo luogo sprigiona è talmente forte che la si può sentire scorrere dentro,  sono i Moai gli unici custodi di ciò che è realmente avvenuto e  se avessero voluto condividerlo con tutti,  avrebbero sicuramente lasciato più tracce,  la chiave per decifrarlo è dentro il cuore di ognuno di noi non è accessibile a chi non lo ascolta e si sa che  alla voce del cuore ed ai suo interlocutori non servono spiegazioni.

Viaggio

Dopo ben 15 ore di volo, partendo da Città del Messico facendo scalo a Santiago dl Cile, abbiamo finalmente raggiunto Rapa Nui, il luogo più solitario della terra, appena scesa dall’aereo,  atterrato in questo piccolissimo aeroporto in legno con un’ unica pista dove circolano gli unici voli dal Cile,  frastornata ma felicissima la prima cosa a colpirmi è la sensazione di benessere che ho provato ed un profumo dolce simile al curry mescolato con fiori, che mi ha completamente inebriato e che mi avrebbe accompagnata durante tutta la mia permanenza nell’isola.

Il personale della guest house Hostal y Cabañas Tojika ci è venuto a prendere, ci ha infilato una splendida collana di fiori freschi al collo e ci ha accompagnato alla struttura, sempre tutta in legno bellissima situata proprio di fronte all’oceano parecchio agitato! Il vento soffiava fortissimo, le onde ribelli si infrangevano sugli scogli, dalla veranda dove ci rilassavamo a leggere un libro si sentiva questo suono incessante del mare e persino dalla nostra camera.  http://www.booking.com/Share-RuZ0Gzn

La voce potente dell’oceano Pacifico ci avrebbe guidato per tutto il nostro breve ed intenso viaggio.

Ci troviamo ad Hanga Roa unica città dell’isola, prendiamo un autobus locale ed andiamo a visitare la mitica spiaggia di Anakena, una baia di sabbia bianca, palme da cocco e mare dalle acque fredde e di un vivido color turchese. L’entusiasmo è tanto quando arriviamo, corriamo verso i primi Moai che incontriamo, eccoli lì che ci osservano imponenti, maestosi, con l’oceano dietro di loro, sembrano sfidare il fato, le mareggiate, i pirati girando loro le spalle con fierezza e coraggio. Rimaniamo come ipnotizzati al loro cospetto, ci sediamo sulla spiaggia e restiamo  ore lì a contemplarli. 

E senza rendercene conto ne eravamo già completamente innamorati.

Il giorno successivo dalla meravigliosa signora della nostra Guest House  dai tratti tipicamente polinesiani, occhi scuri dallo sguardo penetrante, pareo floreale e fiore fresco in testa,  abbiamo noleggiato una fantastica jeep e con tanto di mappa eravamo più che pronti per  iniziare la nostra avventura on the road.

Come prima cosa abbiamo raggiunto il vulcano dormiente Rano Kau, la cui spettacolare eruzione avvenuta due milioni e mezzo di anni fa sembra aver creato questa magica isola, il suo enorme cratere ospita una laguna di acqua dolce, camminare lungo le sue pendici, guardarvi all’interno, intravedere dirupi e scogliere a capofitto sul mare agitato provoca turbamenti ed emozioni primitive.

Proseguiamo per  il vicino villaggio in pietra di  Orongo, da qui uno scenario panoramico e vertiginoso sull’oceano Pacifico, sembra veramente di stare in un piano di esistenza superiore, di essere più vicini al cielo, all’infinito a Dio. La vista è veramente sensazionale, da qui si possono vedere le tre isolette vergini di origine vulcanica in mezzo al mare, leggendarie in quanto qui si teneva la competizione degli uomini uccello, più valorosi si sarebbero dovuti calare dalla scogliera per raggiungere a nuoto l’isola di Motu Nui, prendere l’uovo di uccello e tornare indietro sempre a nuoto, scalando la parete rocciosa senza però infrangere l’uovo. Vedendo la posizione di questi scogli e l’agitazione del mare sembra alquanto improbabile riuscire in questa ardua  impresa, al solo pensiero rabbrividisco ed ho il capo giro, anche perché il vento soffia talmente forte che è difficile mantenere l’equilibrio.

Passando per magnifiche strade sterrate, facendo il giro dell’isola, costeggiando l’oceano onnipresente  arriviamo al sito di Ranu Raraku, un cratere vulcanico dove troverete centinaia e centinaia di teste che vi osservano, i Moai sparsi per tutta l’isola sono quasi un migliaio alti da dieci a venti metri e qui è il luogo mistico dove furono scolpiti quasi tutti e dove troverete “il Gigante” ovvero il più grande di tutti alto 22 metri che è ancora ancorato nella pietra originale,  i loro sguardi si  insinuano profondamente e passandovi accanto si  ha non solo la sensazione, ma la certezza di trovarsi in un luogo sacro, di avere la fortuna di essere accolti nel loro mondo, di poter passeggiare tra queste pietre rare, suggestive, immobili da sempre, ma come vive. Il vento continua a soffiare forte, il sole splende,  da qui la  vista è veramente unica, si distinguono persino in lontananza  l’Ahu Tongariki , i quindici Moai spiccano tra il verde delle dolci colline circostanti e l’azzurro dell’oceano, la loro vista da quassù è toccante, già da questa distanza incutono rispetto e timore, riprendiamo così il tragitto con la nostra impavida fuoristrada e li raggiungiamo.

A darci il benvenuto all’ingresso del sito c’è un grande Moai, un guardiano che ci lascia passare 🙂 anche se ormai sembra essersi abituati alla loro presenza camminando verso gli altri , verso i quindici, ci si rende conto che non è affatto così, l’impatto alla loro vista è disarmante e più siamo vicini maggiore è il senso di impotenza al loro fascino magnetico capace di turbare ed estasiare qualsiasi essere vivente dinnanzi a loro. A piedi scalzi mi siedo a gambe incrociate e rimango lì incantata, rapita,  non mi serve altro, solamente la loro presenza, la loro vista, tutto intorno è silenzio, il tempo sembra essersi fermato, ora siamo solamente il rumore del mare,  io e loro sulla terra, niente altro, nessun’altro, tutto il resto si è azzerato, tutto è niente al loro cospetto.

Passando dietro alle loro spalle si ha come l’impressione di essere ancora osservati, la sensazione di timore è ancora più forte, la loro presenza ancora più invadente, non si ha scampo.

Prima di tornare alla base decidiamo di avventurarci nella spiaggia di Ovahe, luogo nascosto, da conquistare e sconsigliato da molti per la sua posizione appena sotto uno strapiombo con pericolo di caduta massi, per arrivarci si cammina su un sentiero stretto che per un breve tratto passa tra le rocce dove c’è anche un crematorio ancestrale,  io personalmente penso che non sia così imprudente visitarla, l’importante è fare molta attenzione e ne vale assolutamente la pena.

Una piccola spiaggetta di sabbia rosa, una gemma nascosta, isolata, poco frequentata, dall’acqua cristallina e turchese, un piccolo angolo di paradiso dove passare un po’ di tempo in completa solitudine e relax, con il suono delle onde e la magia della minuscola baia segreta.

Il giorno seguente mi sono resa conto che non solo i Moai mi avevano abbagliato, ma anche il sole, con l’aiuto del forte vento, mi aveva praticamente bruciato la pelle, è molto importante mettersi una crema solare protettiva perché , anche se la temperatura non è alta, si rischia di scottarsi.

Raggiungiamo il sito archeologico di Ahu Akivi, qui ci sono gli unici Moai rivolti verso l’oceano, sette imponenti statue che in mezzo ad un enorme campo circondate dal verde,  scrutano il mare e l’orizzonte e il loro volto è rivolto esattamente in direzione del sole durante l’equinozio di primavera,  il nostro sguardo trasognato si mescola al loro perdendosi verso il Pacifico e verso il miraggio di terre lontane, troppo lontane da questo luogo così magico e solitario.

Seguendo poi a piedi un percorso abbastanza faticoso, in salita,  in mezzo alle campagne arriviamo alla vetta del vulcano estinto Maunga Terevaka, il punto più alto, il panorama è stupendo, la vista dall’alto consente di vedere le estremità dell’isola e ci si rende conto della sua piccola dimensione, della sua posizione remota, fuori dal mondo, come se appartenesse veramente ad un altro universo, sedersi ai bordi dell’immenso cratere, sentire l’antica forza incontenibile del vulcano, le sue vibrazioni, immaginare la sua originaria potenza ora spenta, placata, anch’essa nascosta giù nel profondo,  tra tutti gli altri misteri più intimi di Rapa Nui, dà una sensazione di impotenza e resa dinnanzi all’intensità di questo luogo.

Siamo quasi al termine di questo viaggio ai confini della terra, non possiamo certo perderci il magico tramonto di Ahu Tahai, un luogo affascinante tra luoghi cerimoniali sullo sfondo dell’oceano Pacifico, è qui che potrete vedere il Moai con gli occhi che sembra leggervi l’anima.

Vi consiglio di portarvi una bottiglia di buon vino rosso e di passare la serata sdraiati tra l’erba verde al cospetto di questo spettacolo raro e particolare aspettando il calar del sole che con i suoi raggi proietta sulle statue sfumature dorate a tratti rosa che trasportano in tempi lontani e perduti.

Partecipiamo infine ad uno spettacolo di danze tradizionali polinesiane Kari Kari cenando al ristorante Kanahau, dove ci truccano il volto con antichi simboli tipici guerrieri, i loro balli, i loro costumi piumati, i loro canti primitivi trasmettono tutta la loro fierezza, cultura, tenacia, trasmettono la loro connessione con la terra, gli animali, secoli di storia tramandati con orgoglio dalle loro generazioni.

Girando per l’isola è facile incontrare negozietti che vendono qualsiasi cosa, cartelli con su scritto: parrucchieria, depilazione e noleggio automobili nello stesso stabile o cambiare i soldi anziché in banca nei chioschetti dei benzinai, mangiando nei graziosi ristorantini in legno si possono gustare insalate di gamberi curry e patate fritte tutto mescolato insieme, Rapa Nui ha sua acqua, la sua birra, il suo vino “Anakena”.

Guidando per le strade brulle e sterrate si costeggiano scogliere poderose, altissime impressionanti, grotte sotterranee che sbucano sull’oceano tra onde dirompenti, si incontrano Moai sparsi dappertutto incompiuti, distesi a terra, punti magnetici come la sfera misteriosa Te Pito Kura, l’ombellico di luce, ci si imbatte in cavalli selvaggi che corrono liberi a due passi da te.

L’isola ci ha stregati.

Non c’è un limite, non si vede un’altra terra, l’orizzonte è a perdita d’occhio,  infinito, migliaia e migliaia di chilometri di acqua, cielo e niente altro non si vede niente altro, ma si sente tutto, si sentono tutti gli animali terrestri, tutti i pesci, tutti i volatili, le farfalle, i fiori, le piante, le voci lontane degli antenati, dei selvaggi, degli sciamani, dei guerrieri,  delle leggende tramandate, dei vulcani,  si sente tutta la forza di MadreTerra, della natura e di uomini uccello che hanno combattuto, nuotato, volato in nome di  questa terra tormentata e magnifica.

“….D’argilla, boschi, fango, da seme che volava
nacque la collana selvaggia dei miti:
Polinesia: pepe verde, sparso
nell’area del mare dalle dita erranti
del padrone di Rapa Nui, il Signor Vento.
La prima statua fu d’arena bagnata,
egli la formò e la disfece allegramente.
La seconda statua la costruì di sale
e il mare ostile l’abbattè cantando…
Ma la terza statua che fece il Signor Vento
fu un moai di granito, e questo sopravvisse…


…Quest’opera che lavorarono le mani dell’aria,
i guanti del cielo, la turbolenza azzurra,
questo lavoro fecero le dita trasparenti:
un dorso, l’erezione del Silenzio nudo,
lo sguardo segreto della pietra,
il naso triangolare dell’uccello o della prua
e nella statua il prodigio d’un ritratto:
perché la solitudine ha questo volto,
perché lo spazio è questa rettitudine senz’angoli,
e la distanza è questa chiarità del rettangolo….”

Pablo Neruda – La rosa separata

Nepal

Sempre più ottimista ho preparato un nuovissimo itinerario che spero di poter attuare già da quest’anno visto che il Nepal ha aperto le porte al turismo, per ora ci sono cinque giorni di quarantena da fare, ma forse per il prossimo novembre non sarà più così, naturalmente lo speriamo tanto ed ecco qui una bozza e qualche idea per un mistico e stupendo viaggio on the road  fai da te verso la mistica terra dell’Everest.

Periodo ottobre/novembre per il festival di TIHAR a Bhaktapur– 15 notti

Come muoversi: pulmini / autobus da prenotare in hotel giorno per giorno oppure DRIVER PRIVATO

Kathmandu 2 NOTTI – ( oppure 1 NOTTE SE ARRIVO è DI MATTINA )

Dormire nel quartiere vecchio Thamel

La mattina visita il Tempio Pashupatinath ( cremazioni ) e la vicina Boudhanath Stupa,  a piedi o con minibus poi da Boudhanath Stupa Per tornare verso Thamel basta salire a bordo di uno degli autobus di linea blu e dirigiti verso Kathmandu Durbar Square per il tramonto quando la piazza si popola di gente

Swayambhunath Stupa (Monkey Temple) A PIEDI  da Thamel, sono infatti solo 3 km in mezzo a dei quartieri decisamente poco turistici oppure prendere uno dei numerosi minibus 

Visitare Namobuddha con autista privato a 40 km

NEPAL PAVILION INN

Apsara Boutique Hotel 

HOTEL MOONLIGHT

TALEJU BOUTIQUE HOTEL

Bhaktapur 1 NOTTE

a 15 km temple bus da da Bhaktapur Bus Park

Durbar Square –piazza Taumadhi – Pagoda di Nyatapola

Shiva Guest House 

Peacock Guest House

Indrayani Boutique Hotel

Kathmandu 1 NOTTE

***Vedere Kathmandu Durbar Square di mattina presto all’alba***

Patan Durbar Square  A 8 KM

Kirtipur città antica poco turistica a 5 km da Kath tempio di Tri RatnaDev Pukko (centro della città con annesso palazzo della regina), il tempio Bagh Bhairab e infine il tempio Uma Maheshwor prima di tornare a Kathmandu consiglio fortemente di mangiare al ristorante Newa Lehana, Raggiungere Kirtipur è davvero facile, i bus partono di frequente da Ratna Bus Park ed impiegano 25 minuti circa per raggiungere Naya Bazaar alla base della città antica, 20 rupie.

Chitwan National Park 2 notti ( 1 in lodge 400 euro – 1 in famiglia )

230 km – bus da Kathmandu la mattina bus turistici che partono da Kathmandu e Pokhara con destinazione “Chitwan National Park” scendono a Sauraha fermandosi però in una stazione a circa 7 km dalla città, da lì poi bisogna verosimilmente prendere un taxi.

SAFARI IN JEEP organizzati dal lodge rinoceronti, elefanti, tigri, coccodrilli

Oppure organizzare con getyourguide

https://www.getyourguide.it/parco-nazionale-di-chitwan-l2063/kathmandu-tour-di-3-giorni-a-chitwan-safari-t342886/

lodge Temple Tiger

https://www.greenjungleresort.com/our-villas

Shanta Ghar Resort alloggio in famiglia

Hotel Jungle Crown

Meghauli Serai Chitwan National Park – A Taj Safari Lodge

Pokhara e dintorni 3 NOTTI

Da parco chitwan con autista privato 150 km

Lakeside zona hotel

l’Annapurna Conservation Area 

Sarangkot Viewpoint all’alba vista spettacolare 20minuti in taxi poi nel pomeriggio quartiere tibetano periferico

Tempio Henja

pokhara Shanti Stupa, si tratta di una pagoda buddista 5 km a piedi da lakeside

escursioni sul Lago Phewa, al lago c’è pure un piccolo isolotto che ospita uno dei templi Hindu

Tal Barahi Temple con barca

Temple Tree Resort & Spa

Lake View Resort

Hotel Middle Path & Spa

Hotel Grand Holiday

TRACKING POON HILL PARTENZA DA  POKHARA – 3 NOTTI – 4 GIORNI CIRCA 400 EURO  a persona

https://www.getyourguide.it/pokhara-l277/da-pokhara-ghorepani-di-4-giorni-e-poon-hill-trek-t321838/

https://www.viator.com/it-IT/tours/Pokhara/Poon-Hill-Trek-3-days-Short-trek-from-Pokhara/d22291-116852P16

Bandipur,1 NOTTE con autobus

tempio Thani Mai con una passeggiata di trenta minuti. 

Da Pokhara o Kathmandu prendi un qualsiasi bus diretto a Dumbre Bazaar o nella maggior parte dei casi un bus che passa per Dumbre Bazaar, da qui ci sono jeep condivise che partono relativamente di frequente verso Bandipur

Prendete il bus Kathmandu – Pokhara e dite all’autista di farvi scendere a Dumre, la trafficata cittadina lungo la “highway”. Da Dumre parte una strada a tornanti che sale sino a Bandipur (mezz’ora circa in auto). Potete prendere un’auto taxi al costo di 500 rupie oppure un minibus locale,

Hotel the old inn

https://rural-heritage.com/the-old-inn

Bandipur chhen

Bandipur Village Inn

Kathmandu 1 NOTTE con autista private 150 KM

Ritorno in Italia

Non vedo l’ora di poter partire e di conoscere questo popolo fantastico, pacifico e questa terra ricca di templi e antiche tradizioni….e che l’attesa sia breve!

ll vero viaggio di scoperta non consiste nel cercare nuove terre, ma nell’avere nuovi occhi.
(Marcel Proust)

Bali

voli Cathay Pacific – periodo Giugno

Cosa mettere in valigia

Scarpe comode, pareo lungo per coprire le gambe, impermeabile, pantaloni lunghi leggeri,  costume da bagno

Libri consigliati

Mangia, prega, ama – Elizabeth Gilbert

La fine è il mio inizio – Tiziano Terzani

Siddharta – Hermann Hesse

Consigli pratici

Il modo più comodo e veloce per girare Bali è sicuramente noleggiare una macchina con autista privato per le distanze più lunghe, per quelle più corte potete muovervi anche prendendo un passaggio da un motorino.

Contrattate sempre prima il prezzo per qualsiasi cosa.

Coprite sempre le gambe con un telo prima di entrare in un tempio

Restate qualche giorno nella magica Ubud, è una città stupenda ed un punto strategico di partenza per le varie escursioni.

Il termine Pura corrisponde a Tempio, io ho salvato sul telefono tutte le foto dei templi che volevo visitare per farle poi vedere al mio autista.

Non occorre saper parlare bene l’inglese, la maggior parte dei balinesi non lo parla o lo fa a livello elementare, pertanto per comunicare affidatevi al vostro istinto, ai gesti,  a qualche parola in inglese recuperata qua e là e soprattutto a grandi sorrisi.

Da non perdere

Visitate tutti i templi più famosi, sono veramente splendidi.

Comprate degli incensi da riportare a casa.

Partecipate all’ecstatic dance allo Yoga Barn di Ubud.

Andare ad uno spettacolo di danze tradizionali al teatro Barong d Ubud.

Itinerario

Ubud da qui le varie visite:

Santuario Monkey Forest

Pura Tirtha Empul

Pura Ulun Danu Bratan

Pura Batur

Pura Besakih

Pura Tanah Lot

Pura Uluwatu

Spiaggia Jimbaran

Lovina

Pura Brahma Vihara­

Viaggio

Questa in assoluto è stata l’avventura più emozionante, mistica e straordinaria della mia vita.

Sono partita da sola, verso la lontana isola di Bali, dopo tutte quelle ore di aereo quando sono scesa stravolta  in Indonesia sono scoppiata a piangere di gioia e mi sono commossa; ho preso subito un taxi che dall’aeroporto mi ha portata alla magica Ubud, la prima cosa che ho notato le grandi rotatorie in mezzo al traffico impazzito con delle immense statue di Shiva o di altre divinità,   pioveva a dirotto quando sono arrivata in hotel , ero tutta bagnata, si era già fatto buio, il tempo di mangiare qualcosa e sono andata subito a dormire.

La mattina dopo appena alzata ho aperto subito la finestra,  pioveva ancora tanto purtroppo, il cielo era chiuso ed ho pregato l’universo che il tempo migliorasse presto, nel frattempo ( come non notarlo )  a darmi il benvenuto appeso sopra il mio balconcino, nonché sopra la mia testa,  una statua di legno del Dio della fertilità con dei riferimenti palesemente sessuali, sono scoppiata a ridere, ho indossato un’impermeabile, che per fortuna avevo messo in valigia e sono andata alla scoperta dell’isola!

In realtà nella cultura induista questo simbolo così esplicito è di buon auspicio ed è portatore di abbondanza, fertilità, luce saggezza e destino, è molto rispettato e lo avrei ritrovato spesso praticamente dappertutto, persino come portachiavi,  sempre in legno, ai mercatini locali.

Uscendo dalla mia camera, che era bellissima molto spaziosa tutta in legno, mi sono resa conto che  ero immersa nel verde, con la luce del giorno ho potuto vedere tutte le rigogliosissime piante intorno a me, una vera e propria foresta di alberi stupendi, fiori colorati, piccoli altarini ed incensi accesi, l’aria profumava di buono e la mia giornata, malgrado il tempo, sembrava prospettarsi  per il meglio.

Ancora estasiata dal giardino stupendo del mio hotel, sono andata alla reception richiedendo un autista privato che mi portasse in giro per i prossimi giorni a vedere tutti i templi che mi ero prefissata di visitare, l’attesa è stata veramente minima e dopo alcuni minuti è già arrivata una macchina con un conducente tutto per me, un signore di una certa età, un po’ taciturno, ma molto efficiente.

Come prima tappa ho scelto di andare al vicino Santuario Monkey Forest, un luogo meraviglioso una foresta rigogliosa, antica, nascoste tra le piante ci sono tantissime statue in pietra raffiguranti  draghi e divinità, ho fatto amicizia con le numerose scimmie che qui  sono le padrone indiscusse, ovviamente stando bene attenta ai miei effetti personali, in quanto come è ben noto sono un po’ dispettose e solite a rubare occhiali e quant’altro, ma devo dire che le scimmiette di questo tempio sono davvero  docili e adorabili.

Il tempo uggioso mi avrebbe accompagnato ancora per tutto il giorno, ma passeggiare tra questa splendida  giungla con il rumore della pioggia che si insinua tra le foglie degli alberi, il profumo dell’erba bagnata,  della terra umida e le scimmie a seguito, tra ponti intrecciati a radici giganti è veramente bellissimo.

E’ facile incrociare devoti che con i vestiti coloratissimi e le ceste in testa  camminano verso il tempio  per lasciare offerte e fare le loro preghiere e con mio grande piacere ho incontrato anche una coppia di sposi  che aveva scelto questa location incontaminata  per il servizio fotografico, non potevo non rubare una foto ricordo anche a loro.

Rimanendo sempre nei dintorni di Ubud ho proseguito le visite del mio primo piovoso giorno al Pura Tirtha Empul e sono rimasta completamente rapita da questo luogo dall’acqua sacra, il tempio è tra i più importanti di Bali, è circondato dalla sorgente del fiume Pakerisan che sgorga a fianco della montagna e al suo interno tra le affascinanti fontane circondate da offerte, fiori, incensi fumanti, avviene il rito di purificazione, ci si immerge nell’acqua che arriva ai fianchi nella vasca di pietra e a mani giunte e capo chino si fa il giro delle 13 fontane soffermandosi per alcuni secondi sotto ognuna di esse bagnandosi  i capelli, il viso, purificando il corpo e l’anima, ci sono tantissimi fedeli  intenti  a praticare questo cerimoniale, tanti altri  sono seduti sotto la pioggia a pregare e cantare davanti all’altare, visitare questo luogo e le sue tradizioni millenarie è  un’esperienza mistica e andando via mi sono ripromessa di tornare con il bel tempo per provare anch’io  il  rituale.

Proseguendo tra  strade immerse nel verde, tra colline, piantagioni di fragole e floride foreste raggiungo il Pura Ulun Danu Bratan un altro spettacolare tempio  galleggiante sul lago, nelle cui acque si rispecchia  la sua  figura spirituale, malgrado il cielo grigio sono circondata da un giardino verde brillante, coloratissime statue di legno e gesso raffiguranti dei,  serpenti e rane giganti, un vero eden misterioso celato tra montagne e vulcani. Prima di tornare  verso Ubud mi sono fermata a visitare il mercato del villaggio di Bedugul dove si possono acquistare frutti esotici e le famose fragoline.

Il giorno successivo,  con mia grande felicità e gratitudine, è baciato dal sole e lo sarebbero state tutte le mie prossime giornate balinesi, tranne l’ultima, l’universo ha ascoltato le mie preghiere 🙂 … quindi con gioia immensa e grinta da vendere salgo prontissima nel mio taxi personale per vivere impaziente le prossime magiche esperienze.

Passando per le meravigliose risaie, dove mi sono fermata ad ammirare la terrazza che lascia letteralmente senza fiato e dove ho acquistato al mercatino locale un sarong  per le gambe ed un satinior per la testa, ho raggiunto il tempio di Pura Batur. La strada da percorrere è tra le più belle e suggestive, ci sono degli altarini tra le montagne, i vulcani, i laghi, un panorama fantastico , dove donne del luogo lasciano offerte e bruciano incensi, il tempio è tra i più variopinti. Sono entrata e non c’era quasi nessuno,  le preghiere erano terminate da poco e gli ultimi fedeli con le ceste in testa stavano uscendo pian piano,  gli ultimi incensi si stavano spegnendo lentamente tra i piccoli canestri pieni di fiori e i petali donati, mi sono ritrovata praticamente sola in questo sito incantevole, si sentiva solo una musica, un mantra sottofondo che continuava a cantare magicamente intorno a me, sembrava fosse la voce degli Dei, giravo estasiata tra le enormi porte sacre, le statue di uccelli, cigni, elefanti dai colori vivaci, le fontane, le palme, sotto ad un cielo limpido azzurro,  con le lacrime agli occhi e riconoscenza nel cuore.

Dopo questa esperienza trascendentale  io ed il mio tassista continuiamo a percorrere assurde strade in mezzo alla giungla, tra motorini affollatissimi con a bordo anche quattro persone, processioni  di cerimonie funebri con tanto di cremazioni  lungo le vie e di matrimoni, capannoni adibiti a benzinai che vendono carburante in bottiglie di vetro accatastate numerosissime ai margini della strada, per raggiungere il Pura Besakih sulle pendici del vulcano Agung.

Sono fortunata, sicuramente oggi si svolgono dei  festeggiamenti divinatori e le strade sono già piene di  cortei di fedeli  induisti vestiti nei loro tradizionali abiti cerimoniali, donne meravigliose con ceste in testa che indossano camicie di pizzo gialle o bianche, con cinture di stoffa arancioni o blu, uomini dallo sguardo fiero con satinior in testa, che indossano camicioni ampi, tutti con i sarong dai colori e fantasie sgargianti persino i bambini più piccoli. Da questo tempio madre, salendo una scalinata tra statue di pietra e piante colorate,  attraversando  il portale si raggiunge la vetta sacra, a questo punto non mi resta che sedermi, in silenzio ed ammirare e venerare lo spettacolo dinnanzi a me,  le cime e l’eco sordo dei vulcani in lontananza, il mercato affollato all’ingresso, l’ampio piazzale alla base e la sfilata dei sorrisi luminosi dei devoti che salgono con adorazione i gradini che portano al paradiso e riscendono purificati verso la redenzione, alla vita terrena.

Il giorno dopo mi sono svegliata alla luce di un sole splendente, ho indossato un abito lungo  bianco  con il mio nuovo satinior dai ricami dorati in testa,  destinazione tempio di Tanah Lot, uno spettacolo veramente fuori dal comune.  Questo tempio induista è  situato in cima ad un’imponente formazione rocciosa in mezzo all’oceano pacifico, una leggenda narra che il saggio Dan Hygang Nirartha durante uno dei suoi viaggi si imbatté in questo luogo splendido e vi rimase, effettivamente a vederlo si capisce il perché e vien voglia di fare altrettanto. Il tempio è accessibile solamente ai fedeli , ma vale comunque la pena vederlo anche solo da fuori,  collocato su quest’isoletta remota e solitaria, tra rigogliose piante e prorompenti onde che sbattono impetuose sulla roccia, evoca pensieri lontani e malinconici.

L’altro tempio raggiunto è quello di Uluwatu, all’ingresso mi danno una cintura di stoffa arancione da indossare, inizio poi a camminare verso la maestosa scogliera a picco sul mare, il vento soffia forte, incontro parecchi macachi grigi abbastanza molesti  che mi sembrano subito meno docili delle scimmie conosciute precedentemente al tempio di Ubud, pertanto cerco di starne alla larga, di non disturbarle e nascondo subito i miei occhiali da sole ed il mio cellulare, facendo molta attenzione a fare le foto.

Continuo ad avanzare, il panorama è mozzafiato, ci sono piccoli altarini di legno con le solite offerte ed incensi consumati dalla potente brezza, posizionati proprio sull’orlo della scogliera rocciosa e le onde che vi si infrangono sono veramente inquietanti, la forza della  natura infonde agitazione e pace allo stesso tempo, quando finalmente scorgo il surreale tempio lassù in alto, che sembra toccare il cielo, sembra così irraggiungibile, inviolabile a noi comuni mortali l’emozione è forte, in realtà anche questo luogo è accessibile solamente ai religiosi induisti, ma per me resta un sogno intangibile, arroccato in un miraggio,  il tempio degli Dei, accessibile solamente al vento, alla pioggia e sogni proibiti.

Lascio questo luogo incontaminato e per raggiungere la mia prossima destinazione, come per i templi precedenti, il traffico è veramente insostenibile, il giorno prima per rientrare al centro di Ubud ho impiegato più di un’ora di taxi solo per percorrere due o tre chilometri, la circolazione è completamente bloccata, congestionata, ci sono tantissimi mezzi , alcuni improbabili, dai già citati sovraffollati motorini, ai pick up che trasportano di tutto, verdura, galline, frutta, persone e  i taxi, un delirio di smog e clacson assordanti e le macchine che si muovono a passo d’uomo.

Decido quindi una volta raggiunta la spiaggia di Jimbaran di fermarmi qui a dormire,  anche se non era previsto,  per godermi con calma le ore successive senza  dover affrontare la stressante strada del ritorno, liquido  il mio caro tassista ringraziandolo per il servizio di questi giorni, non lo avrei più rivisto, scendo così dalla macchina senza sapere di preciso dove andare ed affidandomi all’istinto mi avvicino alla spiaggia.

Vago per un po’ nella via principale cercando un hotel, finalmente lo trovo a due passi dal mare e sembra anche bello ed accogliente, c’è pure una piscina, ma io non ho nulla con me, solamente i soldi, pertanto cammino un po’ per le vie deserte in cerca di un negozietto e dopo un po’ di tempo lo trovo. Ora ho tutto ciò che mi serve, il mio portafoglio, un costume da bagno e tanta voglia di godermi il tramonto in santa pace. Cammino tranquilla affondando i piedi scalzi nella sabbia morbida e calda, ci sono tantissimi ristorantini proprio sulla spiaggia, qualcuno passeggia a cavallo, i bambini si divertono a giocare a palla, si vedono gli aeroplani in fila pronti a decollare dal vicino aeroporto, ecco che uno ad uno prendono il volo mescolandosi ai gabbiani, mi siedo ed il mio sguardo si perde all’orizzonte, al sole che scende verso un altro giorno che sta per terminare, ma non ancora, mi aspetta una delle cene più sensazionali e romantiche in riva al mare. Scelgo uno dei tanti localetti e mi gusto una buonissima aragosta ed un ottimo cocktail al tramonto, la bassa marea, i piedi sul bagnasciuga, una candela accesa e l’ottima compagnia di me stessa, una cena sentimentale con la mia anima, e la forza dell’amore  incondizionato verso me stessa che solo il coraggio di intraprendere un viaggio in solitaria può concedere.

Passando per la spiaggia, sandali alla mano, arrivo al mio hotel, non c’è nessuno in piscina, faccio un bagno rigenerante e me ne vado a letto felice di questa nuova gratificante giornata trascorsa.

Al risveglio il mio primo pensiero va alla ricerca di un nuovo passaggio  per tornare ad Ubud dove avrei trascorso l’ultima notte, proprio di fronte al mio hotel  nel parcheggio del benzinaio ci sono parecchi taxi, trovo subito un ragazzotto grande e grosso, insomma di una certa stazza e il suo sorriso non è da meno,  che mi ispira subito fiducia e mi accordo con lui per tornare ad Ubud e per raggiungere Lovina il giorno successivo. Mi trovo a subire nuovamente le solite folle  ore in mezzo al frenetico traffico,  il mio nuovo autista è rilassatissimo, sicuramente abituato a questo caos, parliamo in una lingua sconosciuta per farci capire, lui ride sempre e quando capisce, non so come, che amo lo yoga  mi mette una musica di mantra balinesi che per ore ed ore, anche il giorno successivo, mi accompagnerà insistentemente durante tutti i tragitti in macchina, è piacevole come suono ma ammetto che dopo un po’ risulta leggermente ridondante e mi scappa un sacco da ridere, è tutto molto buffo e molto balinese, il contrasto tra l’atmosfera di  melodie spirituali all’interno dell’abitacolo ed il trambusto delirante sulla strada all’esterno è a dir poco grottesco! Ma noi avevamo la protezione di  talismani e cimeli vari che invocano le molteplici divinità induiste appesi all’interno del veicolo…

Avrei passato quindi l’ultima serata nella mia affezionatissima Ubud, al pensiero ammetto che il mio cuore ha vacillato un po’, ammetto che forse sarebbe stato più pratico trascorrere solo i primi giorni qui, per poi andare a Lovina e raggiungere direttamente  la spiaggia di Jimbaran gli ultimi giorni essendo più vicina all’eroporto, sicuramente ho sbagliato qualche calcolo, ma il bello del viaggio è anche questo e non mi sono per niente pentita di aver dedicato più tempo ad Ubud. Perché?  Non mi sono per niente pentita di essere rimasta più notti a dormire qui perché ho potuto vivere questa città in piena tranquillità ed autonomia semplicemente passeggiando, è una città incantata, colma di misteri e giardini segreti, ho amato perdermi tra i suoi cortili nascosti, dove mi sono imbattuta in veri e propri eden esotici, tra pipistrelli, uccelli e fiori giganti, in ogni singolo angolo di questo luogo magico, dietro ogni cancello, aprendo ogni portone,  ho potuto trovare una meraviglia, i piccoli suggestivi templi sparsi dappertutto, in tutte le viette, all’interno delle case, dei negozietti, dentro ogni garage e benzinaio  tra le macchine ed i motorini ho potuto scrutare una statua del Ganesha, un altare inghirlandato, corone di fiori colorati. Ho adorato questa città, passeggiare tra i suoi mercati, sentirne il profumo di antico, di incensi, di fede, tutto ciò ha provocato  in me una sensazione intima, secolare.

Per le stradine devo stare attenta a dove metto i piedi perché ci sono  tantissime offerte e cestini sparsi sui marciapiedi, la mattina presto è solito vedere donne che  tra preghiere e fumi di palo santo appoggiano i cestini di fiori a terra,  ho incontrato spesso dei negozietti di statue divine, centinaia di statue di ogni dimensione sparse sui marciapiedi, negozietti di incensi , ristorantini adorabili dove ho assaggiato del cibo delizioso e speziato.

Ogni sera dal mio hotel raggiungevo a piedi il piccolo centro e da qui sceglievo il localetto dove cenare, mi sono sentita sempre protetta, al sicuro in questa città sacra, ospitale, pura, il vero cuore di Bali. Ad Ubud, nel Teatro Legong  ho potuto assistere alle danze tradizionali balinesi che sono delle vere e proprie rappresentazioni teatrali, tra maschere, draghi, costumi sfarzosi, trucchi esagerati, raffinati movimenti delle dita, complicati giochi di gambe ed espressioni facciali molto accentuate,  gesti armonici che racchiudono tutta la storia e le usanze di questo meraviglioso, sorridente e pacifico popolo.

Il prezioso tempo in più mi ha anche permesso di tornare, come da mia intensione, al Pura Tirtha Empul in una bella giornata calda di sole e di immergermi nella sacre acque delle fonti purificatrici tra i fedeli balinesi ed i loro sempre presenti sorrisi rassicuranti e benevoli, è stato molto coinvolgente e toccante, ho sentito una connessione potente e spirituale con questo magico luogo e questa paradisiaca e speciale isola.

E poi ad Ubud c’è lo Yoga Barn, un luogo senza tempo, una vera e propria guarigione per il corpo e per l’anima, solamente  il venerdì  pomeriggio si tiene un evento molto particolare a cui solo poche persone possono accedere, ho preso un passaggio dai vari “tassisti” in  motorino e sono andata a vivere questa esperienza unica ed indimenticabile, difficile da spiegare a parole ( ne ho  parlato in maniera più approfondita nell’articolo che troverete nella pagina “Festival Dal Mondo: The Yoga Barn” ).

Lovina si trova a circa 80 km da Ubud, nel tragitto mi sono fermata in una piccola azienda agricola immersa nel verde ad assaggiare il tradizionale caffè Kopi Luwak, prodotto con chicchi di bacche ingerite e defecate da questo adorabile animaletto denominato Musang simile ad una marmotta. La bevanda dal sapore intenso è buonissima, ne ho assaggiato vari tipi, ho tostato in padella i cicchi di caffè insieme ad una vecchietta, ho mangiato anche dei tipici dolcetti, sembravano foglie di pianta grassa, un po’ viscidi ma molto buoni, non è stata una brutta esperienza, ma sinceramente sono rimasta un po’ turbata nel vedere questi poveri esseri viventi chiusi in gabbia e per questo motivo non la rifarei.

Lovina è una località balneare che possiede una lunga lingua di spiaggia nera che collega diversi piccoli villaggi, da dove si può vedere in lontananza il vulcano e da dove partono escursioni all’alba in barca per l’avvistamento dei delfini. Qui nello splendido hotel Puri Bagus  https://www.puribaguslovina.com/

immerso in uno stupendo giardino con tanto di piccoli altari addobbati, ho trascorso gli ultimi due giorni del mio viaggio in pieno relax e abbandono, passeggiando scalza tutto il giorno, con fiori freschi dietro l’orecchio, facendo bagni nella piscina bordo mare,  leggendo Siddharta, praticando yoga al tramonto, mangiando divino pesce fresco e facendo la doccia tradizionale all’aperto, sotto le stelle tra pareti di pietra. 

Qui ho conosciuto una famiglia splendida che aveva un negozietto proprio all’uscita dell’hotel che vende di tutto dal tè agli incensi,  ho fatto amicizia con la signora Yuli,  i suoi meravigliosi figli ed il marito Adi, che ha un’agenzia che organizza tour ed escursioni e che vi consiglio vivamente di contattare per un vostro eventuale viaggio a Bali ( A-Leo 0062 81916342061).

Ogni sera lei mi ha accompagnato con il motorino al villaggio vicino dove facevo compere al mercatino o girovagavo per il localetti e poi mi ripassava a prendere e al ritorno mi fermavo con loro a giocare con i bambini, e a bere del tè caldo che con tanto amore mi preparavano , a chiacchierare, nella solita lingua magica dei gesti, sorrisi e qualche parola di varie nazionalità recuperata qua e là, il linguaggio dell’amicizia, del rispetto, dell’amore.

A Lovina c’è anche un bellissimo tempio buddista il Brahma Vihara con le sue campane e statue del Buddha giganti, anche qui sono stata molto fortunata e sono capitata mentre i monaci, con le loro vesti arancioni, preparavano ed allestivano delle decorazioni floreali dorate per un festival, li ho visti pregare, ridere e scherzare tra loro e mi hanno permesso di fare una foto,  ricordo indelebile,  insieme.

Arriva così il momento di lasciare l’isola di Bali, il taxi mi passa a prendere al mio hotel di Lovina, Yuli e la sua famiglia mi aspettano fuori, ci abbracciamo forte, ci stacchiamo a malincuore, salgo in macchina e vedo tutta la famiglia lì, ad agitare le mani per salutarmi, inevitabilmente le lacrime iniziano a scendere ininterrottamente sulle mie guance, sorrido verso di loro e guardandoci negli occhi lucidi, nella nostra lingua magica dell’amore, senza dir niente ma dicendoci tutto ci diamo l’addio.

Il percorso a ritroso per tornare è stato veramente lungo e scapicollato, la pioggia è tornata incessante e molto abbondante  a darmi la benedizione per la partenza,  come anche al mio arrivo, il traffico più caotico del solito, , le strade tutte allagate, l’acqua scura e fangosa arriva fino agli ingressi dei locali al pian terreno, la gente a chiacchierare seduta a terra con le gambe a mollo fino al ginocchio, io sempre più angosciata per il ritardo assurdo e la paura di perdere l’aereo, quando manca poco meno di un chilometro all’aeroporto  scendo dal veicolo, prendo la valigia e come una matta inizio a correre trafelata in mezzo al traffico, alla gente, alla pioggia, arrivo stravolta,  con il fiato corto e tutta bagnata per scoprire che non ero in ritardo solo io, ma fortunatamente anche il mio volo.

Di nuovo Bali mi ha fatto sorridere, mi è venuta incontro, non mi ha ostacolata, ha letto la mia anima, ascoltando le mie paure aiutandomi a non farmi limitare da esse,  ma insegnandomi ad avere fiducia in me stessa, nel viaggio, nell’isola, nell’amore incondizionato dell’universo nei confronti di chi, umilmente con il cuore limpido,  colmo di gratitudine e stupore, ama osare e scoprire con rispetto e fiducia, nuove terre, nuovi orizzonti, nuovi limiti da superare.

Ovunque tu vada, vacci con tutto il tuo cuore.
(Confucio)

Giordania on the road

Ed eccomi qui ancora a progettare un altro dei miei prossimi viaggi, questa è una meta che avrei dovuto raggiungere lo scorso anno e che per ovvi motivi non ho più avuto il piacere di visitare, quindi incrociamo le dita sperando che entro fine 2021 questo mio piccolo sogno, che sicuramente è lo stesso di molti di voi, si possa avverare!

Qui di seguito troverete una bozza di itinerario on the road e fai da te per girare la Giordania in autonomia con la macchina, passeremo per magica Petra, dormiremo nel deserto e perché no ci rilasseremo anche un po’ in spiaggia.

7 NOTTI  OTTOBRE o NOVEMBRE

o MAGGIO/GIUGNO

AEROPORTO DA AQUABA O AMMAN

 NOLEGGO AUTO DA AEROPORTO

https://www.rentalcars.com/it/city/jo/amman/

JORDAN PASS  100 euro a testa

https://www.jordanpass.jo/

SCHEDA TELEFONICA PER MAPS

Compagnia telefonica Umniah si compra in aeroporto Tourist Line 10 Days circa 20 euro

Itinerario ( così o a ritroso da Aquaba )

Madaba

Mar Morto

Little Petra

Petra Wadi Musa

Deserto Wadi Rumm

Aquaba

Madaba

MADABA – 40 KM  da  aeroporto Amman– 1 NOTTE

Chiesa san giorgio

Hotel Mosaic city 80 euro

MAR MORTO – 40 KM  – 1 NOTTE

Free beach dead sea – oppure AMMAN BEACH

Strada panoramica King’s highway 135

MAR MORTO regole:

sciacquarsi subito dopo con acqua dolce

non mettere testa sott’acqua

non ingerire acqua

non entrare in acqua appena rasati o con ferite

legare i capelli

Hotel Ma’In hot springs 160 euro

LITTLE PETRA – 200 KM – 1 NOTTE

Castelli kerak – shobak – little Petra

Hotel little Petra bedouin camp 80 euro

PETRA – WADI MUSA – 10 KM – 1 NOTTE

Itinerario:

ENTRATA SIQ

STRADA FACCIATE

TEATRO ROMANO

MONASTERO AD-DAIR

PALAZZO DEL SACRIFICIO

Hotel Petra guest house 140 euro

DESERTO WADI RUMM –  113 KM – 1 NOTTE

Wadi Rum Bedouin Camp euro 60

Hotel Arabian nights 35 euro

AQUABA MAR ROSSO – 70 KM – 1  NOTTE

Castello aquaba

AYLA GOLF CLUB

https://www.ayla.com.jo/en/live/hotels/

Hotel Movenpick resort spa TALA BAY 115 euro

Al Manara, a Luxury Collection Hotel, Saraya Aqaba

MADABA – 340 KM – 1 NOTTE

Strada del ritorno Desert High way

Visita cittadella di AMMAN

Cena ristorante HARET JDOUDNA MADABA

reservation@haretjdoudna.com

http://www.haretjdoudna.com/contact.html

Hotel Mosaic city 80 euro

RITORNO AEROPORTO

“Il viaggio è una specie di porta attraverso la quale si esce dalla realtà come per penetrare in una realtà inesplorata che sembra un sogno” – Guy de Maupassant –

Thailandia, tra mercanti e pirati

“Arriviamo a Bangkok di sera, sfiniti dalle tante ore di volo, ma non resistiamo e decidiamo comunque di uscire e passeggiare un po’ tra le viette del centro storico… colori e profumi, decine di bancarelle con pentoloni fumanti strapieni di pesce, di salse, di nuddols … e poi ancora spiedini di carne e di frutta .. e di scorpioni, vermi e cavallette! No questi ultimi non li abbiamo assaggiati, non ci siamo riusciti.

Andiamo a dormire con il buon odore di curry ed incenso ancora tra i capelli.

L’indomani sveglia all’alba, prima tappa città di Samut Songkhram, il mercato galleggiante di Damnoen Saduak. È mattino presto e molte delle bancarelle devono ancora aprire, ci gustiamo il silenzio e la calma del momento, i primi timidi sorrisi dei venditori, i loro sbadigli, le prime serrande che iniziano ad alzarsi, le prime barchette colme di oggetti, spezie, pesce che iniziano a dondolare nell’acqua.

Dopo meno di un’ora l’atmosfera inizia a cambiare, il mercato si riempie di gente, di urla, richiami, odori ed il fiume si trasforma in una strada trafficata a doppio, triplo senso, in un via vaI di barche colorate.

Ci spostiamo poi all’altro mercato poco distante, il Maeklong Railway, sulla ferrovia. Inizialmente non credevamo possibile che il treno passasse proprio in mezzo ai banchetti dei venditori ambulanti, ma quando abbiamo sentito il fischio assordante del gigante che arrivava, i carretti spostarsi, le tende abbassarsi, i bottegai spostare secchi e ceste pieni di merce, ci siamo dovuti ricredere.

A bocca aperta abbiamo visto il treno passare lì, in mezzo a tutti noi ad un paio di centimetri da noi! … e subito dopo, in pochi secondi, tutto sistemato, tutto di nuovo come prima…i cesti di frutta, i carrelli di carne, i secchi di pesce, erano di nuovo lì, al loro posto tra i binari, di nuovo tra la folla.

Ed eccoci, scendiamo da uno smelangolato tuc tuc con  la musica a tutto volume, per ritrovarci tra mosaici variopinti, campane giganti, buddha dorati, distesi, imponenti del palazzo reale, tra i canti e le preghiere dei monaci, tra le statue, le pagode e le rovine dei tempi di Ayutthaya, in groppa ad un elefante.

Una passeggiata tra le viette di Cina Town, dove si respira un’aria di vecchie usanze, di leggende, un labirinto magico di cibi, cucine, botteghe, stoffe, piume e negozietti colmi di gioielli d’oro appesi su tutte l e pareti.

Dalla più tradizionale e folcloristica Bangkok ci ritroviamo poi catapultati nella sua più moderna realtà, dal 62° piano del palazzo di Le Bua-Sirocco possiamo ammirare tutte le luci della città e scoprire che questa è anche una splendida metropoli in piena crescita, ricca di storia e tradizioni e prontissima al futuro, a stare a passo con i tempi.

Dopo quattro giorni, prendiamo un autobus notturno che in 12 ore circa ci porta dall’altra parte più a sud della Thailandia, a Krabi.

Percorriamo 800 km tra traffico e strade allagate dalla pioggia e tra una dormitina ed una sbirciata curiosa ai meravigliosi paesaggi dal finestrino, finalmente all’alba arriviamo a destinazione.

Lo scenario è ovviamente tutt’altra cosa, a farne da padrone ora non sono più templi e grattacieli, ma solenni e maestose montagne circondate da acqua cristallina e misteriose foreste che ci faranno da sfondo per i prossimi giorni.

Grazie ai passaggi dei barcaioli dai visi segnati dal sole e gli sguardi sempre sognanti immersi tra cielo e mare, raggiungiamo tutte le varie isole della zona: Ao Nang, Railay West, Phi Phi… ci sentiamo come pirati maledetti che vìolano le più belle lagune e spiagge del mondo ricche di tesori nascosti…. Maya Bay, Bamboo, Loh Dalm posti incantanti dove il tempo sembra essersi fermato, dove le sfumature dell’acqua variano tra l’azzurro del cielo e si confondono con il verde smeraldo delle giungle tutt’intorno.

Ci sentiamo impavidi esploratori passando con le nostre piccole barchette tra le rocce eterne, tra le onde che sbattono forte ai piedi delle montagne giganti, ritorniamo bambini a giocare con le mille scimmiette che corrono tra la sabbia di velluto, tra i coralli e le conchiglie.

Tutto intorno è pace, è natura, è mistero, è mare, è oceano senza confini.

Risuona ancora lontano l’eco di un mostruoso tsunami, i cartelli e le insegne per l’evacuazione, gli avvisi per le zone più a rischio…una terra colpita e ferita dalla sua stessa forza e bellezza, che è riuscita a rialzarsi e ricominciare più forte e più bella di prima.

L’ultimo giorno decidiamo di farci un tatuaggio, ricordo indelebile di questo emozionante viaggio e di questa fantastica terra.

Grazie Thailandia per il tuo coraggio, per i bei sorrisi e le parole gentili… grazie per il tuo cibo, le tue spezie i tuoi piatti tipici a base di curry e pesce fresco… per le mani esperte delle vecchie signore massaggiatrici, per quelle scure e rugose dei barcaioli, preziosi traghettatori… grazie per la tua unica ospitalità… grazie per il tuo mare tanto inquietante quanto affascinante.

Kop khun khrap! “

Islanda on the road

Continuando a sognare, sperando che per questa estate si possa raggiungere senza obbligo di quarantena questa splendida destinazione europea, magari proprio per il solstizio di metà giugno, eccovi un itinerario impaziente di essere vissuto e sperimentato per l’ISLANDA, tra cascate, parchi e scenari da favola, troverete  appunti personali, idee, bozze e gli hotel scelti da me.

… continuiamo dunque a sognare, confidare e sperare… sempre!

8 NOTTI – GIUGNO/LUGLIO

*21 GIUGNO GIORNO Più LUNGO DELL’ANNO* periodo del sole di mezzanotte

NOLEGGIO AUTO 4X4 circa 400 euro

https://www.reykjavikcars.com/

STRADA DA PERCORRERE Hringvegur (o strada 1)

Consigli:

calzetti di scorta in macchina

l’acqua è buona ovunque riempire bottiglie

portarsi snack

scaricare mappe offline

 Itinerario

Grindavik

Vik

Reynivellire

Myvatn

Akureyri

Grundarfjordur

Grindavik

GIORNO 1

Arrivo aeroporto di Keflavik ( Reykjanesbaer ) noleggio auto direzione Grindavik ( a 20 km )  per   NOTTE 1

HOTEL Mar Guesthouse

http://marguesthouse.is/

Harbour View Cottages Grindavik

GIORNO 2

Mattina direzione Circolo d’Oro  ( 90 KM ) : Parco nazionale Thingrellir – Geysir – Cascata Gullfoss – giro facoltativo a Landmannalaugar ( 150 KM )  paesaggio lunare.

Pomeriggio direzione Vik ( 120 km da Landamannalaugar e 180 km da Circolo d’oro ) nel tragitto per strada due cascate: Seljalandsfoss e Skogafoss valle Skogar.

Dormire a VIK per  NOTTE 2

Hotel Vík í Mýrdal

Black Beach Suites

Vík Cottages

  GIORNO 3

Mattina promontorio Dyrholaey ( uccelli marini ) a 20 km da Vik – Reynisfjara ( spiaggia nera ) – Svinafellsjokull ghiacciaio blu ( a 150 km da Spiaggia nera )

Pomeriggio Laguna Glaciale Jokulsarlon ( a 60 km da ghiacciaio blu ) e Diamond beach ( spiaggia nera )

Dormire a REYNIVELLIRE ( a 10 km da Laguna e Diamond )  per NOTTE 3

Reynivellir vicinissimo a Diamond Beach

Guesthouse Skálafell  a 20 km da Diamond beach

GIORNO 4

Giornata di viaggio direzione Myvatn ( 400 km – 5 ore ) zona ghiacciaio e fiordi e villaggi in riva al mare.

Visita villaggio Egilsstardir ( a metà strada ) e dormire a MYTAVN  per NOTTE 4

Hótel Laxá

Fosshótel Mývatn

Dimmuborgir Guesthouse

 GIORNO 5 

Mattina due cascate: Dettifoss e Sellfoss ( a 70 km da Mytavn )

Primo pomeriggio giro penisola Tjornes tra conchiglie e fossili e visita villaggio balene Husavik  ( a 70 km da cascate )

Dormire seconda notte a MYTAVN ( a 60 km da Husavik ) per NOTTE 5

GIORNO 6

Mattina cascata degli dei Godafoss  – Hverir  ( a 50 km da Godafoss )  zona vulcano Krafla ( attenzione portare cambi molto fango )

Myvatn Nature Baths bagni laguna orario meno affollato ore 12-13

Pomeriggio visita vulcano Hverfjall sta in zona ( parcheggiare proprio ai piedi del vulcano )

Dormire a AKUREYRI ( a 80 km da Vulcano )  per la NOTTE 6

 Saeluhus Apartments & Houses

Hotel Kea by Keahotels

Hotel North

GIORNO 7

Giornata di viaggio, mattina visita facoltativa generale a Akureyri  poi 5 ore d’auto 370 km d estinazione Grundarfjordur

Dormire a GRUNDARFJORDUR  per la NOTTE 7

Hamrahlíð 9 Guesthouse

Dis Cottages

 Kirkjufell Hotel by Snæfellsnes Peninsula West Iceland

GIORNO 8

Mattina sorgente Deildartunguhver ( a 130 km da Grundarfjordur )  – cascate Hraunfossar e Barnafoss ( in zona ) che si formano in un campo di lava

Cena a REYKJAVIK ( a 120 km da cascate )  poi verso Grindavik ( a 50 km )

Dormire a GRINDAVIK  per la NOTTE 8

HOTEL Mar Guesthouse

http://marguesthouse.is/

Harbour View Cottages Grindavik

 GIORNO 9 ULTIMO

Ritorno in aeroporto Keflavik ( Reykjanesbaer )  20 minuti da Grindavik

Ed ora non ci resta che aspettare l’attuazione di questo nuovo piccolo sogno incontaminato immerso nella natura vergine, io ed il mio itinerario Islanda on the road siamo pronti e non vediamo l’ora di essere messi alla prova, a completa disposizione di Pachamama!!! 🙂

“C’è una gioia nei boschi inesplorati, C’è un’estasi sulla spiaggia solitaria, C’è vita dove nessuno arriva vicino al mare profondo, e c’è musica nel suo boato. Io non amo l’uomo di meno, ma la Natura di più”.
Dal film Into the wild

Scozia On the Road, Golf e Natura

PERIODO INIZIO OTTOBRE FOLIAGE AUTUNNALE

…partiamo con un paese abbastanza vicino, non più dell’Unione Europea, ma tra quelli che spero possano comunque essere raggiungibili a breve non appena le misure covid si allenteranno…. Qui di seguito una bozza di itinerario con tanto di piccole note, appunti personali , hotel scelti ed opzioni  golf…

Per giocare a golf sarà richiesto un certificato di handicap ecco alcuni siti dove poter prenotare i green fee:

https://www.standrews.com/

https://www.golfnow.co.uk/

Home

https://www.leven-links.com/

https://www.oldcoursehotel.co.uk/

https://www.randa.org/

https://www.isleofskyegolfclub.co.uk/

Itinerario:

Saint Andrews

Perth

Cairngorms National Park

Portree

Glencoe

Loch Lomond

GIORNO 1

ARRIVO Edimburgo – noleggio auto – direzione Saint Andrews a 80 km – NOTTE 1

GIORNO 2

Mattina Golf – visita Old Course golf – visita rovine cattedrale e castello sulla baia, le separa breve tratto lungomare  Saint Andrews  NOTTE 2

*HOTEL  Greyfriars Inn by Greene King Inns 260 euro  2 NOTTI 10/11 OTTOBRE da pagare

GIORNO 3

Mattina verso Perthshire prima tappa bosco The Hermitage  ad 84 km – poi  passeggiata lady marys’ walk a 40 km infine a Perth 30 km dai boschi per la notte NOTTE 3

*HOTEL Murrayshall Country House & Golf Club, BW Premier Collection 90 euro 1 NOTTE 12 OTTOBRE – pagamento anticipato

https://www.murrayshall.co.uk/book-golf

GIORNO 4

Mattina golf – poi giro dei castelli Glamis Castel a 40 km da Perth – Dunnotar Castle costeggiare litorale orientale a 66  km da Glamis – Cairngorms Park  zona relax e panorami funicolare e distilleria a 80 km da Dunnotar Castle per cena e notte   NOTTE 4

*HOTEL The Rowan Tree Country Hotel 128 euro 1 NOTTE 13 OTTOBRE  – pagamento anticipato 15 gg prima CENA PRENOTATA QUI

GIORNO 5

Mattina direzione castello di Urquhart sul LAGO DI LOCCNESS circa 60 km poi verso CASTELLO DI EILEAN ( a metà strada tra lochness e portree ) poi verso isola di Sky a 180 km Kyleakin è il primo paesino che incontri quando entri dell’Isola di Skye attraverso il pontepoi si arriva a Potree  delizioso paese minuscolo e fuori dal mondo, ma molto carino – escursioni varie in zona – degustazione wiskyse c’è tempo giro alla TROTTERNISH PENINSULA 33 km da Portree  ( THE KILT ROCK ) e al CASTELLO DUNVENGAN ( 35 km da Portree )

Dormire a Portree  NOTTE 5

*HOTEL Cuillin Hills Hotel 220 euro 1 NOTTE 14 OTTOBRE pagamento anticipato 2 giorni prima

GIORNO 6

Mattina golf 

visita castello di Dunvegan e giro alla Trotternish peninsula ( the kilt rock ) se non fatto giorno prima

poi verso FORT WILLIAM ( a circa 180 km )  tappa prima al  VIADOTTO DI GELNFINNAN ( 30 km da fort william )per vedere il viadotto dove passa treno a vapore mattina ore 11 o pomeriggio ore 15 parcheggiare zona Glenfinnan Monument

dormire a FORT WILLIAM  NOTTE 6

*HOTEL Alexandra  1 NOTTE 15 OTTOBRE 111 EURO PAGARE IN STRUTTURA

GIORNO 7

Mattina verso LOCH LOMOND ( a 70 km da Fort William )  per strada tappa alla ZONA COLLINARE guidare tra le suggestive montagne di GLENCOE ( 20 km da Fort William )paesino suggestivo, patria degli escursionisti, da qui si può raggiungere la montagna più alta del regno unito il Ben Nevis 1300 mt la natura qui sembra fatata, non a caso sono state girate alcune scene di Harry Potter.

Visita alla Queen Elisabeth Forest a Loch Lomond circa 50 km da Glencoe.

Dormire a Loch Lomond National Park     NOTTE 7

*HOTEL Macdonald Forest Hills Hotel & Resort 160 euro vicino a Queen Elisabeth Forest 1 NOTTE 16 OTTOBRE  – CENA PRENOTATA QUI  ALLE 7 –  PAGARE IN STRUTTURA

Ritorno verso Edimburgo 90 km da Loch Lomond per riconsegna auto e volo di rientro.

Incrociamo le dita e speriamo questo itinerario possa presto avverarsi e che queste immagini di appunti su carta possano presto realizzarsi e concretizzarsi in racconti, diari di viaggio e bellissime foto ricordo fatte da me …

“Anche se il timore avrà sempre più argomenti, scegli la speranza”.  

Usa on the road

periodo GIUGNO

Cosa mettere in valigia

Crema solare protettiva, cappello o foulard, scarpe da trekking, costume da bagno, abito eccentrico e folle per Las Vegas 🙂

Libri consigliati

Sulla strada Jack Kerouac

Per questo viaggio sento di consigliarvi anche la visione di alcuni films come Natural Born Killers, Thelma&Louise, Paura e Delirio a Las Vegas, Forrest Gump.

Colonna sonora

Noi abbiamo preparato una chiavetta usb da ascoltare in macchina con tutte le canzoni dei Nirvana, The Doors, The Rolling Stones e le colonne sonore di Quentin Tarantino, più Natural Born Killers ed Ennio Morricone.

Consigli pratici

Vivete il viaggio, il tragitto ed i tanti chilometri con serenità e calma, senza fretta né ansia di arrivare alla meta, godetevi assolutamente le strade, i panorami, prendetevi il tempo che ci vuole e non vi fate agitare dalle tante ore di deserto, anzi assaporatele al massimo, osservate con avidità ogni attimo, ogni spicchio di cielo, montagna, ogni sfumatura di colore…non vi fate impressionare dalle miglia e miglia di tratti desolati che incontrerete, prima o poi finiranno e vi lasceranno comunque essi stessi senza fiato per la loro bellezza.

Fate sempre il pieno di benzina alla prima occasione, controllate spesso lo stato delle gomme della vostra auto e portate sempre con voi degli snack e dell’acqua per i tratti in cui non incontrerete neanche un ristoro.

Scaricate buona musica da ascoltare in macchina durante il viaggio che vi farà compagnia e da ottima colonna sonora, vi sentirete tanto come Thelma&Louise, o Michkey e Mallory Knox.

Studiate prima l’itinerario che vorrete fare in base ai vostri gusti, oltre all’utilissimo gps cercate di scaricare una cartina cartacea della strada che vi servirà e sarà bellissima da consultare durante il percorso e cercate di prenotare gli hotel prima dall’Italia per evitare brutte sorprese di over booking o sovraprezzi.

Noleggiate una macchina prenotando già dall’Italia ( ci sono tantissimi siti ritiratela direttamente all’aeroporto di arrivo in base all’itinerario da voi scelto ) con il gps non occorre il fuoristrada ed ovviamente tenete conto che noleggiando l’auto da uno stato e riconsegnandola in un altro il costo sarà più alto ma ne vale assolutamente la pena.

Acquistate la tessera dei parchi, al primo parco che visiterete costa circa 80 dollari.

Da non perdere

La magia di Santa Fe

La surreale, remota cittadina di Page

Hotel the View, Monument Valley

Bryce Canyon, Grand Canyon, Death Valley

Sposarsi a Las Vegas

Itinerario

Denver

Santa Fe

Monument Valley

Page

Grand Canyon

Bryce Canyon

Zion National Park

Las Vegas

Death Valley

Yosemite

San Francisco

Viaggio

Abbiamo scelto come partenza di questo fantastico ed indimenticabile viaggio on the road che ci avrebbe portato a percorrere più di 4.000 chilometri e ad attraversare ben sei stati in due settimane,  la città di Denver, abbiamo trascorso qui la prima notte prenotando all’hotel Double Tree By Hitlon  http://www.booking.com/Share-Vd9IA3. A Denver si respira un’aria molto free, si passeggia tranquillamente tra gli altissimi grattacieli, tra i negozietti che vendono marjiuana ed i pub che preparano ottimi burritos giganti strapieni di ogni prelibatezza e salsa. Il quartiere residenziale è composto da molte villette a schiera con tanto di praticello ed ogni quartiere ha la sua chiesa cattolica. Con la nostra auto appena noleggiata targata Colorado iniziamo così il nostro lungo percorso, tra i primi negozietti di pistole e liquori che incontriamo, mega parcheggi con mega bestioni della strada, mega piazzali con mega pali e mega antenne, mega locali che servono mega tazze di caffè e mega pancake, insomma tutto mega, benvenuti negli Stati Uniti di America.

Le grandi strade del Colorado sono circondate da montagne ed è un colpo d’occhio favoloso man mano che ci si avvicina al Great Sand Dunes e che ci si trova davanti al contrasto delle maestose montagne con ai piedi le grandi dune di sabbia, i colori che si fondono tra loro, l’azzurro del cielo, il grigio intenso delle rocce ed il giallo accesso del deserto, sono uno spettacolo della natura.

Il nostro viaggio continua ed avvicinandosi al New Mexico lo scenario ed i colori cambiano, si passa dalle montagne con cespugli verdi a delle distese di terra più scura ed arida, percorriamo così quasi 600 km di nuovi orizzonti tra montagne coperte di neve e distese desertiche ed arriviamo alla capitale Santa Fe. L’atmosfera è magica, le abitazioni con mura di mattoni in argilla sembrano letteralmente uscite da un film western, il mercato locale vende stivali texani, tantissimi oggetti di artigianato locale e ovunque si possono trovare scenografici teschi di mucca colorati o al naturale.

Si respira una magia antica, risuona l’eco di indiani e cowboy, di mandrie di bufali e lazzi, da qui passa  la storica route 66 e mentre al tramonto il centro storico si tinge di rosa, facciamo una passeggiata nei distorni de la Plaza tra l’odore di fajitas appena sfornate ed il profumo frizzante dell’aria serale che si fa sempre più fresca. A Santa Fe ci sono tantissimi hotel stupendi dove poter soggiornare e potete sbizzarrirvi su booking.com , noi non lo avevamo prenotato prima ed infatti abbiamo impiegato un po’ di tempo a trovarne uno libero, alla fine ci siamo riusciti ed abbiamo passato una notte rigenerante in vista del lungo tratto previsto per il giorno successivo, destinazione Monument Valley, ovvero altri circa 600 km quasi interamente in mezzo al deserto!

Il tratto di strada dal New Mexico allo Utah è sicuramente quello più eccitante, caratteristico, duro, lungo e che genera emozioni molto contrastanti tra loro. La strada sembra non finire mai, dalle montagne si passa inesorabilmente al deserto, alla terra rossa, arancione, spietata, affascinante, calda, bella. Ci sono dei punti dove non c’è connessione internet e dove vi sentirete un po’ isolati, ma nessuna paura ci sarà sempre la vostra musica a tenervi compagnia e a rendere tutto ancora più avventuroso e strabiliante. Per parecchie miglia non incontrerete nessun altro viaggiatore, né macchina, né mega camion, solamente strade e strade, sterrate, asfaltate, circondate da montagne rosse, da rocce arancioni di uno stupendo pazzesco. La potenza e la solennità della natura qui la fa da padrone, non mollate, non vi arrendete perché appena vedrete il cartello Monument Valley tutta la tensione accumulata di colpo scomparirà e quando vedrete la classica immagine da cartolina, ovvero la via deserta e le guglie in sottofondo, il vostro entusiasmo sarà tale che sicuramente non resisterete a scendere dalla macchina e fare la foto in mezzo alla strada a braccia aperte.

Qui vi consiglio vivamente di prenotare prima dall’Italia presso l’hotel THE VIEW, è l’unica struttura che si trova proprio all’interno del parco nazionale e che vanta la vista più spettacolare che avrete il piacere di avere, tutte le camere hanno un balcone che affaccia direttamente sulle guglie, mi raccomando mettete la sveglia all’alba per ammirarne la bellezza spettacolare. http://www.monumentvalleyview.com

Il sito della Monument Valley è un luogo che emana un’aura speciale, unica, ricca e ammaliante, a parte i ricordi dei film western più famosi di Hollywood, vi sembrerà di essere come sotto ad un incantesimo, percorrete il tragitto da poter fare anche in macchina all’interno del parco, la Scenic Valley Drive l’ingresso è proprio di fronte al vostro hotel, attenzione agli orari dal 1 aprile al 30 settembre chiude alle 19.00, il costo dovrebbe esser di circa 20 dollari e non è compreso nella tessera per i Parchi in quanto questo sito è gestito dagli indiani Navajo.

Con il cuore ancora colmo di gratitudine e gli occhi che ancora brillano del potente fascino di questo luogo incantato, ci dirigiamo verso l’Arizzona, per strada direzione Page, tra le meraviglie del deserto e le strade sempre più surreali andate al Twin Rocks Cafe a Bluff, un posto unico incastonato nelle rocce, mi raccomando fermatevi qui a bere e a mangiare qualcosa, avremo ancora circa 400 km da percorrere tra i confini ed i fusi orari dello Utah e l’Arizona.

La cittadina di Page è stata una bellissima inaspettata sorpresa. Vi consiglio di prenotare già dall’Italia l’escursione presso l’Antilope Canyon, io solitamente utilizzo il sito Get Your Guide è molto comodo e c’è praticamente di tutto. https://www.getyourguide.it/antelope-canyon-l4744/

Page è molto bella, isolata, tutto intorno si espande un meraviglioso campo da golf ed è un punto molto strategico dove fermarsi, in quanto ci sono parecchie belle cose da vedere nei dintorni, dall’Antilope Canyon appena citato, al meraviglioso Horseshoe Bend che vi lascerà praticamente a bocca aperta, al fantastico Lake Powell,  nonché “il fottutissimo Grand Canyon” Cit.

Abbiamo soggiornato in un hotel trovato all’ultimo momento che ci è costato parecchio, per questo consiglio di prenotare prima se possibile,  il classico hotel americano con la piscina in cortile, molto caratteristico.  Non perdetevi quindi e meraviglie del Lake Powell Navajo Tribal Park di Page,  il ferro di cavallo visto dal vivo non rende assolutamente l’idea di ciò che potrete vedere in foto, è un panorama mozzafiato che vi stupirà moltissimo e che non dovrete assolutamente perdere.

Per visitare il Grand Canyon impiegherete una giornata intera, noi abbiamo scelto il South Rim, è vero che è più turistico, ma anche più comodo ed attrezzato, il North Rim è più tranquillo, ma più impegnativo, non ci sono servizi navetta e va vissuto tutto zaino in spalla e sentieri da trekking. Per questioni anche legate al tempo abbiamo quindi scelto la parte più comoda che è anche molto panoramica,  si può arrivare  fino ad un certo punto del parcheggio con la macchina, ovviamente la strada per arrivarci è molto suggestiva e non vi deluderà a livello paesaggistico.  Al grand Canyon abbiamo seguito un po’ il nostro istinto oltre che le varie indicazioni, ci siamo fermati su un paio di punti panoramici più famosi, dopo di che abbiamo preso la navetta fino in cima e poi abbiamo iniziato a passeggiare osservando vari punti e scenari fin quando non eravamo stanchi, a quel punto abbiamo tranquillamente ripreso la navetta che ci ha riportati zona parcheggio. Mi raccomando mettete la protezione solare.

 La vista del Grand Canyon è più unica che rara, il vento che soffia tra i capelli, il capogiro guardando verso giù, l’orizzonte infinito i cui confini non si distinguono mai,  i falchi e le aquile che volano libere nell’aria e poi ancora daini, cerbiatti, puma. Noi tranne quest’ultimo esemplare felicemente non incrociato nel nostro cammino, abbiamo avuto il piacere di vivere tutte queste altre selvagge esperienze.

Il prossimo splendore che andremo a visitare sarà il Bryce Canyon e per dirigerci uscendo da Page passiamo all’interno del Parco del Lake Powell, un punto onirico e visionario, un luogo incantato che sembra uscito dal magico mondo di Oz, maciniamo quindi altri 200 piacevolissimi km di natura e bel vedere.

Abbiamo avuto difficoltà a trovare parcheggio al Bryce Canyon ed abbiamo combinato una marachella all’italiana che ci avrebbe fatto vergognare tanto e che ora vi racconto. Non trovando posto per l’automobile abbiamo deciso di lasciarla al volo in una piazzola dove però non si poteva, considerando al massimo un’ora di visita.  Quando siamo tornati a riprendere la nostra macchina però abbiamo trovato una bella sorpresa, non solo la polizia ad aspettarci, ma anche un mega adesivo appiccicato sul finestrino lato guidatore a mo’ di lettera scarlatta. Infatti oltre alla paternale delle forze dell’ordine, saremo dovuti andare in giro con quella infrazione in bella vista, ammoniti e rimproverati,  per questa prima volta non avremo avuto nessuna multa, ma se avessimo fatto anche solo un’altra piccola trasgressione ne avremo pagato serie e doppie conseguenze, nel frattempo tutti quanti avrebbero potuto ben notare il nostro cattivo comportamento. Ci siamo sentiti veramente stupidi, come due scolaretti con le orecchie da asino e ci siamo resi conto che in America con queste cose non si scherza  e che per il rispetto della natura, degli animali, delle zone adibite a parcheggi o ristori ed altro bisogna mantenere sempre il giusto ordine e disciplina, soprattutto in aeree di parchi naturali,  che così tanto frequentati  che non possono subire caos.

La vista del Bryce Canyon, oltre alla lettera scarlatta 🙂 è un’altra cosa che non dimenticheremo mai,  le altissime e maestose sequoie, l’arancio intenso delle rocce, gli scoiattoli curiosi che girano dappertutto, lo scenario sembra quasi disegnato,  quasi artificiale, sembra di essere all’interno di un dipinto gigante, tutto intorno è terra, roccia, alberi, un universo incontaminato disegnato  con armonia meticolosa da Madre natura.  Un altro parco altrettanto suggestivo e lo Zion che abbiamo raggiunto subito dopo il Bryce.

I colori delle strade sono sempre molto vivaci ed accentuati, ci sono dei punti che passano all’interno di gallerie direttamente scavate nelle rocce,  lo Zion National Park è un tripudio naturalistico, ricco di sorgenti e cascate che passano attraverso delle maestose montagne arancioni, qui sono proprio queste splendide vette color mattone a farne da padrone, sono altissime,  immense, regali  e passeggiarvi intorno dà una sensazione di impotenza di fronte a così tanta forza e maestosità. Abbiamo incontrato un cervo e ci siamo fatti trasportare in un mondo di energia pura, viva, pulsante.

Dalla totale beatitudine di sensi che ci hanno donato questi ultimi giorni immersi nella natura, abbiamo deciso di percorrere senza sosta i circa 250 km che ci dividevano dal Nevada per poter vedere l’impatto visivo dello sky line di Las Vegas dalla strada di notte. Abbiamo quindi proseguito senza fermarci direttamente verso la città che non dorme mai risvegliando di colpo i nostri sensi  ormai non più rilassati… infatti dopo l’ultima ora in autostrada di notte completamente buia e costeggiata dal deserto, d’un tratto eccola, d’un tratto è come se spuntasse un’alba, un tripudio di luci, colori, meraviglie. Già da una decina di chilometri di distanza prepotentemente si insinuano le strabilianti luci dell’ eccentrica Las Vegas e lo spettacolo inizia già prima di arrivare. Man mano che ci si avvicina e che si entra in città, la meraviglia ed il paradossale non è che in aumento.

Andiamo subito verso l’hotel da noi scelto ovvero il New York, New York, con tanto di montagne russe che sfrecciano direttamente all’interno della struttura.

Las Vegas è follia pura, è divertimento, eccesso, a Las Vegas tutto è lecito e tutto può succedere. Non c’è nulla che possa contenere il suo entusiasmo e la sua pazzia, le strade, le statue, i personaggi che girano per la città. La laguna di Venezia perfettamente riprodotta con tanto di gondole e gondolieri, le deliziose viette e le boulangerie parigine, la tour Eiffel, la statua della Libertà, la piramide di Giza, il colossale Caesars Palace, le fontane danzanti del Bellagio…tutto riproposto con una precisione maniacale,  non ci siamo fatti scappare nulla, abbiamo visitato tutto, correvamo da una struttura all’altra, da una via all’altra, come due bambini instancabili, come fossimo in un gigantesco luna park! Passavamo dal freddo polare dei casinò con l’aria condizionata altissima, al caldo soffocante delle strade a cielo aperto ( mi raccomando portatevi un foulard o meglio ancora una maglia da indossare all’interno degli hotel che tengono il condizionatore alle stelle ). Abbiamo visto uno spettacolo meraviglioso del Cirque du Soleil,  anche questo lo avevamo già prenotato dall’Italia tramite il sito Getyourguide.it , cercate anche voi un evento mondano a cui poter partecipare a Las Vegas ogni notte troverete un evento diverso, circhi, balletti, spettacoli di magia qualsiasi cosa per ogni gusto.

Las Vegas è la città dei sogni, dove tutto è possibile. Noi abbiamo deciso di vivere a 360 gradi la nostra esperienza in questa singolare città ed abbiamo scelto di sposarci alla famosissima Graceland chapel con tanto di Elvis Presley a celebrare le nostre nozze.

Avevamo portato gli abiti dall’Italia ( acquistati sul sito www.funidelia.it ) abbiamo scelto di vestirci da Mariylin Monroe e da Superman, avevamo prenotato l’evento direttamente dal sito internet https://gracelandchapel.com/ e scelto le modalità da noi preferite ( costo circa 500 euro con foto e video ).

Una splendida limousine bianca ci è venuta a prendere direttamente alla hall dell’ hotel e ci ha accompagnato alla Graceland Chapel, qui ci aspettavano il nostro Elvis ed il suo sorriso, nonché il suo vestito, tutto sgargiante e scintillante. Poco prima avevamo acquistato due anelli in uno dei tanti negozietti assurdi della Strip e poco dopo eccoci lì a pronunciare le nostre promesse in uno spagnolo sgangherato ( lingua scelta da noi per a cerimonia che ci ha fatto morir dalle risate ), una situazione così improponibile quanto emozionante, commovente quanto comica che ci ha fatto sentire veramente come due divi del cinema protagonisti di uno dei film più irriverenti e demenziali d’America! Dopo lo scambio degli anelli e la dichiarazione d’ amore al suono romantico di Love Me Tender, non si poteva che concludere con un balletto ancheggiato sotto le note di Viva Las Vegas. E come ogni degno matrimonio che si rispetti, dopo il filmino, siamo andati fuori in cortile a finire il nostro album con altre tantissime ineguagliabili foto ricordo.

L’autista ci ha poi portato a spasso con la limousine per un altro po’ di tempo, fin quando non siamo scesi per le vie del centro alla ricerca di un locale adatto dove intraprendere una perfetta cena di nozze.

Abbiamo scelto il ristorante di Twin Peaks, abbiamo proseguito la serata volando nelle assurde montagne russe del nostro assurdo hotel e terminato il  giorno più bello della nostra vita giocando alla roulette del casinò del New York, New York, di  Las Vegas. Il tutto ovviamente sempre con la parrucca bionda cotonata io ed il mantello rosso svolazzante il mio nuovo super marito.

Dalla ricca e squillante Las Vegas continuiamo il nostro viaggio verso la desolata, silenziosa Death Valley.

Qui i colori predominanti sono  l’ocra ed il grigio argento, le strade sono deserte, il caldo opprimente, il sole cocente, il vento forte e bollente, la terra rovente, l’atmosfera è infuocata. Il silenzio assordante e la spinta torrida del vento sono impressionanti. La vista aliena dello Zabriskie Point riesce a catapultarti in un paesaggio marziano ed i cartelli che segnalano la presenza di rettili o altri animali pericolosi non fanno che accentuare un ambiente ostile e spietato. Abbiamo soggiornato in uno splendido hotel, un’oasi in mezzo al deserto The Oasis  circondato da un meraviglioso campo da golf nel bel mezzo della Valle della Morte. http://www.oasisatdeathvalley.com

Nei dintorni con la macchina abbiamo potuto raggiungere il così detto Devil’s  Golf Course e poi ancora la suggestiva e feroce Artist Drive, un percorso che passa attraverso le rocce bruciate ed i punti più panoramici e surreali della valle; abbiamo visitato la città fantasma con il suo tetro Casinò, ci siamo ritrovati nel bel mezzo di un’istallazione spettrale  ed abbiamo mangiato il chili più buono del mondo in un caratteristico locale sulla strada verso Beatty, tra i cartelli Wanted e le balle di paglia che rotolano desolanti. I colori della terra arsa qui assumono mille sfumature dal bordò al nero intenso, in alcuni punti sembra quasi carbone ed i coyotes che vagabondano sul ciglio della strada sembrano diavoli in pena.

La Death Valley è sicuramente un luogo speciale ed unico, uno dei più affascinanti ed emozionanti di tutto il nostro viaggio on the road negli Stati Uniti d’America.

Riprendiamo il nostro lungo viaggio che dai 45°c del Nevada ci porta ai 20°c della California, il paesaggio ora è ricco di alberi, di pini, di verde intenso, si intravedono le prime sorgenti nascoste ed incantevoli laghi di montagna. Ci fermiamo ad assaporare l’aria pura e fresca del Mono Lake, un pittoresco scenario montano  ed il suo lago brillante sotto i raggi del sole. La strada che porta al parco dello Yosemate si disperde tra sequoie, scoiattoli, segnalazioni di orsi. Ed è così che arriviamo al parco per eccellenza, completamente immerso nella natura tra il cinguettio degli uccelli ed il mormorio dei ruscelli.

Abbiamo soggiornato in un piccolo hotel vicino all’ingresso del parco, il White Chief Monuntain Lodge, posizione comoda e tranquilla, non essendoci il ristorante abbiamo acquistato una bottiglia di vino rosso e dei barattoli di chili da scaldare al microonde e questa è stata la nostra cena, affacciati nel piccolo balconcino tra il silenzio, l’aria bella fredda e gli alberi della montagna.

http://www.booking.com/Share-Qqthn2

Abbiamo fatto delle bellissime passeggiate immersi in questo mondo fiabesco, tra prati, cascate e al cospetto dell’elegantissimo El Capitan, ci siamo rigenerati ed abbiamo assaporato gli ultimi giorni del nostro splendido viaggio ormai quasi finito, ultima tappa a circa 400 km, San Francisco.

A San Francisco abbiamo riconsegnato la nostra macchina a noleggio e ci siamo mossi quasi sempre a piedi o con il tram. Dal nostro hotel al centro abbiamo raggiunto a piedi la zona del porto dove si trova il mitico pier39 ovvero un centro commerciale dove oltre a vari ristoranti e negozietti, come ad esempio il famosissimo Bubba Gumb  direttamente da Forrest Gump e potrete osservare  i leoni marini che se la godono e oziano sdraiati al sole. Abbiamo fatto il giro con il famoso tram nr.13 tra le salite e discese vertiginose della città, abbiamo noleggiato la bicicletta facendo quasi 30 km tra le colline ed i panorami più incantevoli, passando attraverso il famosissimo Golden Gate Bridge arrivando fino all’elegante Sausalito dove abbiamo poi imbarcato le nostre biciclette per tornare verso la splendida baia in traghetto con tanto di vista romantica della skyline al tramonto.

Un’escursione da non perdere è quella della famosissima Alcatraz, prenotate dall’Italia in anticipo direttamente dal sito ufficiale,  scegliete la visita notturna al tramonto molto più inquietante ed affascinante.

https://www.alcatrazcruises.com/it/

Noi avevamo già dovuto riconsegnare l’automobile, ma vi consiglio di provare  l’emozione di guidare tra le contorte vie di Lombard Street con il vostro mezzo, noi l’abbiamo visitata a piedi e di fare un percorso enologico presso un’azienda agricola con tanto di  vigneto ed assaggi di buon vino, guidare tra le campagne rurali e magari fermatevi  a dormire presso una struttura immersa nella valle, noi per motivi di tempo non siamo riusciti.

San Francisco è un città particolare, ci sono parecchi senza tetto che vagano per la città, sinceramente noi cercavamo di non rimanere fuori in giro fino a tardi la sera, abbiamo evitato di uscire al buio di notte non ci siamo sentiti molto al sicuro là fuori. 

E’ stato un viaggio magnifico, sicuramente stancante, bisogna guidare per tanti chilometri e per godersi i panorami più rari e sfruttare la luce del giorno occorre mettere sempre la sveglia presto al mattino, ci si alza dal letto con gli occhi stropicciati e semichiusi, ma ci si ritrova dopo poco con gli stessi occhi sbarrati e pieni di meraviglia, il cuore colmo di amore e stupore. Il ricordo di tutte le  strade percorse rimarrà sempre dentro di voi, gli scenari così diversi tra loro arricchiranno i vostri pensieri , la magia ed i colori dei luoghi che visiterete vi faranno sentire vivi ed orgogliosi di essere anche voi  parte di questo assurdo, incoerente, fantastico mondo delle meraviglie.

Ogni viaggio lo vivi tre volte: quando lo sogni, quando lo vivi e quando lo ricordi.
(Anonimo)