Rapa Nui e Messico, Magia, Sogno, Incantesimo

Dopo mesi, anzi anni a sognare questo viaggio, finalmente si parte… prima tappa Città del Messico. Trascorriamo la serata passeggiando per le viette del centro storico, gli ambulanti stanno smontando le ultime bancarelle di frutta e maschere di Halloween, c’è tantissima gente per strada, è domenica, la maggior parte messicani e vediamo le prime facce truccate da scheletri. La cattedrale dello Zocalo è davvero imponente e affascinante, la piazza immensa, ci mangiamo dei tacos in un ristorantino tradizionale e stanchissimi ci trasciniamo a dormire. Il giorno seguente si riparte per Taxco. Prima di arrivare ci fermiamo a Cuernavaca, un piccolo paese molto caratteristico e pittoresco dalla cattedrale e dalle case coloratissime, un paese chiamato l’eterna primavera, qui il clima è sempre caldo, mite e si sta benissimo. Una fugace visita alla piazzetta e si prosegue… la strada che porta a Taxco è bellissima, immersa nel verde e la città lo è ancora di più. Incastonata su una montagna, coloratissima, vivace, la cattedrale e le vecchiette dalle schiene curve e le rughe solenni a cucire tappeti di lana, gli occhioni neri neri dei bambini che ci guardano e ci sorridono e l’imponente Cristo a braccia aperte sopra la cima della montagna.

L’indomani sveglia all’alba, ci aspetta un lungo tragitto per raggiungere la tanto desiderata Rapa Nui… dopo 12 ore di volo finalmente atterriamo in un piccolo aeroporto dai tetti di paglia… appena scesi dall’aereo un dolce profumo di fiori ci inebria, lo stesso profumo che ci accompagnerà per tutto il tempo trascorso su questa leggendaria isola e che non scorderemo mai più. Il cielo è azzurro e subito, senza perdere tempo, prendiamo un autobus ed andiamo alla spiaggia di Anakena, dove ci attendono loro, i primi Moai che incontriamo. Il mare è azzurro, di un azzurro intenso, l’aria è fresca e tutto intorno palme e questa sabbia dalle sfumature rosa. Il paesaggio è incantevole, sediamo di fronte alle statue per un bel po’ e rimaniamo lì, a guardare l’orizzonte con una piacevolissima sensazione di pace interiore. Pranziamo con una buonissima zuppa di curry e gamberi e appena rientrati all’ostello, un piccolo stabile in legno proprio di fronte all’oceano, cadiamo in un sonno profondo per quasi 14 ore! Il mattino seguente ci sveglia il frastuono delle onde che sbattono energicamente sulle rocce, andiamo fuori e lo scenario è inquietante e affascinante allo stesso tempo. Un vento fortissimo, e caldo, un oceano grosso, impetuoso, gelido. Affittiamo una suzuki e giriamo l’isola. Siamo rimasti a bocca aperta alla vista del vulcano Orongo, nel sito Rano Kau e di nuovo quando, salendo, scorgiamo un panorama da perdere il fiato, davanti a noi a strapiombo l’impressionante vista degli isolotti Motu Iti, Motu Kau Kau e Motu Nui, gli stessi dove migliaia di anni fa gli uomini del luogo sfidavano a nuoto il mare mosso e le onde giganti per vincere la prova di coraggio e diventare gli uomini-uccello, gli indiscussi capi tribù… Ripresa la macchina continuiamo a girare, il mare di un azzurro ancora più intenso sempre alla nostra destra, ogni tanto non resistiamo, la vista è troppo bella e prendiamo una strada sterrata, ci avviciniamo alle scogliere, facciamo delle foto e respiriamo l’aria pulita a polmoni pieni. Le strade sono libere, non c’è nessuno, solo tantissimi cavalli, liberi selvaggi, che delle volte ci sfrecciano davanti al galoppo, si va piano piano e ci si gode il panorama. Arrivati alla cava Rano Raraku ci aspettano altre statue, alcune crollate, altre più piccole, altre enormi… alcune teste spuntano dall’erba verde e ci guardano e ci incantano… La cava è una collina dove c’è un altro cratere, dove gli abitanti prendevano la pietra per costruire i Moai, da quassù la vista è superba, ancora il mare turchese e poi eccoli, i 15. Già da così lontano si sente la loro forza, si percepisce la solennità; quando finalmente arriviamo davanti a loro, non ci sono parole per descrivere tutte le emozioni provate al sito Tongariki. I 15 giganti tutti in fila sembrano osservarti, ascoltarti e scrutarti l’anima. Favolosi.

Il giorno successivo andiamo a trovare gli altri Moai sparsi per l’isola, gli Ahu Akivi, gli unici rivolti verso il mare ed il maestoso Tahai l’unico che ha gli occhi, dei grandi occhioni bianchi che sembrano guardarti dritto in fondo all’anima, si trova proprio davanti al mare, in uno sfondo unico, tra onde spumeggianti che si infrangono sulle rocce scure, al tramonto il sole sprigiona i suoi riflessi dorati proprio dietro a lui e lo spettacolo è veramente incantevole.

Rapa Nui, terra magica, selvaggia e misteriosa, magia, magia pura.

La lasciamo al quarto giorno con un nodo in gola, colmi di gratitudine e ammirazione.

Altri voli, altre corse, altre 12 ore per ritornare in terra messicana. Atterriamo alle 6 di mattina e prendiamo subito un altro passaggio in autobus per raggiungere la coloratissima Puebla. Qui ci sono tante case variopinte, cattedrali, torri e la mitica piramide di Cholula, la più grande del mondo, ricoperta da erba verde, sulla sua sommità, dove una volta si trovava il tempio azteco, ora si trova una chiesa cattolica. Un luogo molto affascinante, da sopra una vista magnifica su tutta la città, si possono vedere ancora meglio tutte le varie sfumature delle vivaci abitazioni. Ci mangiamo una pannocchia di mais lessa ricoperta di maionese, formaggio grattugiato e paprika e ci gustiamo il panorama dall’alto, al tramonto…

Il giorno seguente prendiamo un altro autobus che ci porta a Oaxaca, il viaggio è di 5 ore, il tragitto è un po’ lungo, ma ne vale la pena, percorriamo delle strade spettacolari tra le montagne, scenari che cambiano continuamente colore, dalle verdi piantagioni di cactus, alle montagne più o meno rocciose, a tratti rosse, a tratti grigie, gialle, marroni. Molta gente che è con noi in autobus porta con sé migliaia di fiori arancioni, i crisantemi del dia de los muertos, probabilmente da vendere in città, arriviamo all’ora di pranzo, è il 29 ottobre e siamo nel pieno dei festeggiamenti per il giorno dei morti, questa cosa salta subito all’occhio.

Per tutte le vie della città ci sono già canti, balli e parate, tutti con i visi pitturati e truccati da teschi, gente di tutte le età, dai bambini agli anziani, l’atmosfera che si respira è davvero unica e festosa.

Per le viette del centro mille bancarelle che vendono costumi, scheletri colorati, prodotti di artigianato, specialità culinarie, meskal… assaggiamo tutto, acquistiamo di tutto, ci guardiamo intorno a bocca aperta, è tutto molto surreale, tutto molto particolare, malgrado l’apparenza goliardica, tutto è molto mistico e rispettoso.

In tutti gli atri dei palazzi, delle case, degli hotel, dei negozi e dei ristoranti c’è un altare. Alcuni piccoli, altri giganti, degli altari con rappresentazioni di Catrina, della Santa Muerte, altari ricoperti da crisantemi arancioni, ai loro piedi ci sono degli arazzi con varie figure composti da petali di fiori e poi ancora i doni ai defunti, i loro cibi e le loro bevande preferite, dolcetti, liquori… le foto dei cari che non ci sono più sempre esposte, la tradizione dice che durante le notti dal 31 ottobre al 2 novembre, solo i defunti che hanno una loro foto esposta possono unirsi al nostro mondo camminando tramite i tappeti di fiori arancioni che fanno da portali, da passaggi magici. Per questo tutte le famiglie si ritrovano insieme e riunite nei cimiteri e vegliano sulle tombe i loro cari, per potersi ricongiungere a loro, per poterli sentire ancora più vicini durante queste notti speciali.

Il giorno del 31 ottobre andiamo in piazza mascherati, con gli abiti tradizionali da Catrina e Scheletro, ci facciamo truccare anche noi il viso dai tanti artisti che sono sparsi dappertutto e quando cala la notte ci dirigiamo al poco distante cimitero principale, al panteon xoxocotlan. Le stradine che portano al cimitero sono piene di bancarelle che vendono di tutto, dal cibo ai caratteristici teschi colorati, dappertutto c’è musica, un enorme palco proprio all’ingresso suona le canzoni più tradizionali e si balla, tutti ballano… all’interno le tombe sono tutte completamente ricoperte da fiori, da allestimenti colorati, illuminate da candele; intere famiglie tutte intorno a pregare, a ridere, a chiacchierare… un’atmosfera unica, una sensazione bellissima di pace, di allegria, molto emozionante. Il giorno dopo, alla luce del sole, di mattina, siamo andati in un altro cimitero, il panteon general e di nuovo abbiamo trovato la stessa situazione, lo stesso scenario di intere famiglie sedute a cerchio, a mangiare, a bere, a scherzare, a piangere… tutto intorno a noi un profumo di fiori e di incenso ed il dolce e malinconico suono della chitarra di un mariacho che era lì, ad intonare una canzone d’amore ad un suo caro defunto. Con le lacrime agli occhi dalla commozione siamo usciti fuori dal campo santo, ad aspettarci le solite deliziose bancarelle ed addirittura un luna park!

Prima di lasciare questa splendida città, decidiamo di visitare alcune perle nei dintorni, luoghi misteriosi dove antiche leggende si mescolano a seducenti enigmi … Facciamo una passeggiata tra le piramidi del mitico sito di Monte Alban, gli scalini sono tanti, ma la vista dall’alto ripaga i nostri sforzi, c’è un piacevole silenzio, una sensazione di tranquillità, forse l’Enigma Alieno sta proprio in questo e non in quella spianata sulla quale i templi sono stati costruiti. C’è chi pensa, infatti, che Monte Alban sia stato spianato da forze aliene per permettere alle astronavi di atterrare…

Visitiamo poi il tempio maledetto di Mitla, la città dei vivi e dei morti, nel sottosuolo vennero ricavate tombe e camere segrete dove avvenivano sacrifici umani offerti ai signori dell’oltretomba…

Ed infine raggiungiamo Hierve el agua… una stradina strettissima e parecchio dissestata ci porta in questa vallata spettacolare dove la natura sembra parlare, intorno a noi piscine naturali a strapiombo sulle montagne, montagne che sembrano avere delle facce, grosse aquile che ci volano sopra la testa, cascate calcaree a strapiombo che sembrano incantate…Una leggenda dice che il flusso dell’acqua è stato pietrificato a causa di un incantesimo e non avendo più un minimo di razionalità dopo tutti questi giorni immersi in tradizioni, racconti e storie fantastiche, sinceramente non possiamo che pensare che sia l’unica possibile spiegazione! 😉

Viaggio magico, un sogno, un incantesimo.

Anche un viaggio di mille miglia inizia con un singolo passo.
(Lao Tzu)

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