Bali

voli Cathay Pacific – periodo Giugno

Cosa mettere in valigia

Scarpe comode, pareo lungo per coprire le gambe, impermeabile, pantaloni lunghi leggeri,  costume da bagno

Libri consigliati

Mangia, prega, ama – Elizabeth Gilbert

La fine è il mio inizio – Tiziano Terzani

Siddharta – Hermann Hesse

Consigli pratici

Il modo più comodo e veloce per girare Bali è sicuramente noleggiare una macchina con autista privato per le distanze più lunghe, per quelle più corte potete muovervi anche prendendo un passaggio da un motorino.

Contrattate sempre prima il prezzo per qualsiasi cosa.

Coprite sempre le gambe con un telo prima di entrare in un tempio

Restate qualche giorno nella magica Ubud, è una città stupenda ed un punto strategico di partenza per le varie escursioni.

Il termine Pura corrisponde a Tempio, io ho salvato sul telefono tutte le foto dei templi che volevo visitare per farle poi vedere al mio autista.

Non occorre saper parlare bene l’inglese, la maggior parte dei balinesi non lo parla o lo fa a livello elementare, pertanto per comunicare affidatevi al vostro istinto, ai gesti,  a qualche parola in inglese recuperata qua e là e soprattutto a grandi sorrisi.

Da non perdere

Visitate tutti i templi più famosi, sono veramente splendidi.

Comprate degli incensi da riportare a casa.

Partecipate all’ecstatic dance allo Yoga Barn di Ubud.

Andare ad uno spettacolo di danze tradizionali al teatro Barong d Ubud.

Itinerario

Ubud da qui le varie visite:

Santuario Monkey Forest

Pura Tirtha Empul

Pura Ulun Danu Bratan

Pura Batur

Pura Besakih

Pura Tanah Lot

Pura Uluwatu

Spiaggia Jimbaran

Lovina

Pura Brahma Vihara­

Viaggio

Questa in assoluto è stata l’avventura più emozionante, mistica e straordinaria della mia vita.

Sono partita da sola, verso la lontana isola di Bali, dopo tutte quelle ore di aereo quando sono scesa stravolta  in Indonesia sono scoppiata a piangere di gioia e mi sono commossa; ho preso subito un taxi che dall’aeroporto mi ha portata alla magica Ubud, la prima cosa che ho notato le grandi rotatorie in mezzo al traffico impazzito con delle immense statue di Shiva o di altre divinità,   pioveva a dirotto quando sono arrivata in hotel , ero tutta bagnata, si era già fatto buio, il tempo di mangiare qualcosa e sono andata subito a dormire.

La mattina dopo appena alzata ho aperto subito la finestra,  pioveva ancora tanto purtroppo, il cielo era chiuso ed ho pregato l’universo che il tempo migliorasse presto, nel frattempo ( come non notarlo )  a darmi il benvenuto appeso sopra il mio balconcino, nonché sopra la mia testa,  una statua di legno del Dio della fertilità con dei riferimenti palesemente sessuali, sono scoppiata a ridere, ho indossato un’impermeabile, che per fortuna avevo messo in valigia e sono andata alla scoperta dell’isola!

In realtà nella cultura induista questo simbolo così esplicito è di buon auspicio ed è portatore di abbondanza, fertilità, luce saggezza e destino, è molto rispettato e lo avrei ritrovato spesso praticamente dappertutto, persino come portachiavi,  sempre in legno, ai mercatini locali.

Uscendo dalla mia camera, che era bellissima molto spaziosa tutta in legno, mi sono resa conto che  ero immersa nel verde, con la luce del giorno ho potuto vedere tutte le rigogliosissime piante intorno a me, una vera e propria foresta di alberi stupendi, fiori colorati, piccoli altarini ed incensi accesi, l’aria profumava di buono e la mia giornata, malgrado il tempo, sembrava prospettarsi  per il meglio.

Ancora estasiata dal giardino stupendo del mio hotel, sono andata alla reception richiedendo un autista privato che mi portasse in giro per i prossimi giorni a vedere tutti i templi che mi ero prefissata di visitare, l’attesa è stata veramente minima e dopo alcuni minuti è già arrivata una macchina con un conducente tutto per me, un signore di una certa età, un po’ taciturno, ma molto efficiente.

Come prima tappa ho scelto di andare al vicino Santuario Monkey Forest, un luogo meraviglioso una foresta rigogliosa, antica, nascoste tra le piante ci sono tantissime statue in pietra raffiguranti  draghi e divinità, ho fatto amicizia con le numerose scimmie che qui  sono le padrone indiscusse, ovviamente stando bene attenta ai miei effetti personali, in quanto come è ben noto sono un po’ dispettose e solite a rubare occhiali e quant’altro, ma devo dire che le scimmiette di questo tempio sono davvero  docili e adorabili.

Il tempo uggioso mi avrebbe accompagnato ancora per tutto il giorno, ma passeggiare tra questa splendida  giungla con il rumore della pioggia che si insinua tra le foglie degli alberi, il profumo dell’erba bagnata,  della terra umida e le scimmie a seguito, tra ponti intrecciati a radici giganti è veramente bellissimo.

E’ facile incrociare devoti che con i vestiti coloratissimi e le ceste in testa  camminano verso il tempio  per lasciare offerte e fare le loro preghiere e con mio grande piacere ho incontrato anche una coppia di sposi  che aveva scelto questa location incontaminata  per il servizio fotografico, non potevo non rubare una foto ricordo anche a loro.

Rimanendo sempre nei dintorni di Ubud ho proseguito le visite del mio primo piovoso giorno al Pura Tirtha Empul e sono rimasta completamente rapita da questo luogo dall’acqua sacra, il tempio è tra i più importanti di Bali, è circondato dalla sorgente del fiume Pakerisan che sgorga a fianco della montagna e al suo interno tra le affascinanti fontane circondate da offerte, fiori, incensi fumanti, avviene il rito di purificazione, ci si immerge nell’acqua che arriva ai fianchi nella vasca di pietra e a mani giunte e capo chino si fa il giro delle 13 fontane soffermandosi per alcuni secondi sotto ognuna di esse bagnandosi  i capelli, il viso, purificando il corpo e l’anima, ci sono tantissimi fedeli  intenti  a praticare questo cerimoniale, tanti altri  sono seduti sotto la pioggia a pregare e cantare davanti all’altare, visitare questo luogo e le sue tradizioni millenarie è  un’esperienza mistica e andando via mi sono ripromessa di tornare con il bel tempo per provare anch’io  il  rituale.

Proseguendo tra  strade immerse nel verde, tra colline, piantagioni di fragole e floride foreste raggiungo il Pura Ulun Danu Bratan un altro spettacolare tempio  galleggiante sul lago, nelle cui acque si rispecchia  la sua  figura spirituale, malgrado il cielo grigio sono circondata da un giardino verde brillante, coloratissime statue di legno e gesso raffiguranti dei,  serpenti e rane giganti, un vero eden misterioso celato tra montagne e vulcani. Prima di tornare  verso Ubud mi sono fermata a visitare il mercato del villaggio di Bedugul dove si possono acquistare frutti esotici e le famose fragoline.

Il giorno successivo,  con mia grande felicità e gratitudine, è baciato dal sole e lo sarebbero state tutte le mie prossime giornate balinesi, tranne l’ultima, l’universo ha ascoltato le mie preghiere 🙂 … quindi con gioia immensa e grinta da vendere salgo prontissima nel mio taxi personale per vivere impaziente le prossime magiche esperienze.

Passando per le meravigliose risaie, dove mi sono fermata ad ammirare la terrazza che lascia letteralmente senza fiato e dove ho acquistato al mercatino locale un sarong  per le gambe ed un satinior per la testa, ho raggiunto il tempio di Pura Batur. La strada da percorrere è tra le più belle e suggestive, ci sono degli altarini tra le montagne, i vulcani, i laghi, un panorama fantastico , dove donne del luogo lasciano offerte e bruciano incensi, il tempio è tra i più variopinti. Sono entrata e non c’era quasi nessuno,  le preghiere erano terminate da poco e gli ultimi fedeli con le ceste in testa stavano uscendo pian piano,  gli ultimi incensi si stavano spegnendo lentamente tra i piccoli canestri pieni di fiori e i petali donati, mi sono ritrovata praticamente sola in questo sito incantevole, si sentiva solo una musica, un mantra sottofondo che continuava a cantare magicamente intorno a me, sembrava fosse la voce degli Dei, giravo estasiata tra le enormi porte sacre, le statue di uccelli, cigni, elefanti dai colori vivaci, le fontane, le palme, sotto ad un cielo limpido azzurro,  con le lacrime agli occhi e riconoscenza nel cuore.

Dopo questa esperienza trascendentale  io ed il mio tassista continuiamo a percorrere assurde strade in mezzo alla giungla, tra motorini affollatissimi con a bordo anche quattro persone, processioni  di cerimonie funebri con tanto di cremazioni  lungo le vie e di matrimoni, capannoni adibiti a benzinai che vendono carburante in bottiglie di vetro accatastate numerosissime ai margini della strada, per raggiungere il Pura Besakih sulle pendici del vulcano Agung.

Sono fortunata, sicuramente oggi si svolgono dei  festeggiamenti divinatori e le strade sono già piene di  cortei di fedeli  induisti vestiti nei loro tradizionali abiti cerimoniali, donne meravigliose con ceste in testa che indossano camicie di pizzo gialle o bianche, con cinture di stoffa arancioni o blu, uomini dallo sguardo fiero con satinior in testa, che indossano camicioni ampi, tutti con i sarong dai colori e fantasie sgargianti persino i bambini più piccoli. Da questo tempio madre, salendo una scalinata tra statue di pietra e piante colorate,  attraversando  il portale si raggiunge la vetta sacra, a questo punto non mi resta che sedermi, in silenzio ed ammirare e venerare lo spettacolo dinnanzi a me,  le cime e l’eco sordo dei vulcani in lontananza, il mercato affollato all’ingresso, l’ampio piazzale alla base e la sfilata dei sorrisi luminosi dei devoti che salgono con adorazione i gradini che portano al paradiso e riscendono purificati verso la redenzione, alla vita terrena.

Il giorno dopo mi sono svegliata alla luce di un sole splendente, ho indossato un abito lungo  bianco  con il mio nuovo satinior dai ricami dorati in testa,  destinazione tempio di Tanah Lot, uno spettacolo veramente fuori dal comune.  Questo tempio induista è  situato in cima ad un’imponente formazione rocciosa in mezzo all’oceano pacifico, una leggenda narra che il saggio Dan Hygang Nirartha durante uno dei suoi viaggi si imbatté in questo luogo splendido e vi rimase, effettivamente a vederlo si capisce il perché e vien voglia di fare altrettanto. Il tempio è accessibile solamente ai fedeli , ma vale comunque la pena vederlo anche solo da fuori,  collocato su quest’isoletta remota e solitaria, tra rigogliose piante e prorompenti onde che sbattono impetuose sulla roccia, evoca pensieri lontani e malinconici.

L’altro tempio raggiunto è quello di Uluwatu, all’ingresso mi danno una cintura di stoffa arancione da indossare, inizio poi a camminare verso la maestosa scogliera a picco sul mare, il vento soffia forte, incontro parecchi macachi grigi abbastanza molesti  che mi sembrano subito meno docili delle scimmie conosciute precedentemente al tempio di Ubud, pertanto cerco di starne alla larga, di non disturbarle e nascondo subito i miei occhiali da sole ed il mio cellulare, facendo molta attenzione a fare le foto.

Continuo ad avanzare, il panorama è mozzafiato, ci sono piccoli altarini di legno con le solite offerte ed incensi consumati dalla potente brezza, posizionati proprio sull’orlo della scogliera rocciosa e le onde che vi si infrangono sono veramente inquietanti, la forza della  natura infonde agitazione e pace allo stesso tempo, quando finalmente scorgo il surreale tempio lassù in alto, che sembra toccare il cielo, sembra così irraggiungibile, inviolabile a noi comuni mortali l’emozione è forte, in realtà anche questo luogo è accessibile solamente ai religiosi induisti, ma per me resta un sogno intangibile, arroccato in un miraggio,  il tempio degli Dei, accessibile solamente al vento, alla pioggia e sogni proibiti.

Lascio questo luogo incontaminato e per raggiungere la mia prossima destinazione, come per i templi precedenti, il traffico è veramente insostenibile, il giorno prima per rientrare al centro di Ubud ho impiegato più di un’ora di taxi solo per percorrere due o tre chilometri, la circolazione è completamente bloccata, congestionata, ci sono tantissimi mezzi , alcuni improbabili, dai già citati sovraffollati motorini, ai pick up che trasportano di tutto, verdura, galline, frutta, persone e  i taxi, un delirio di smog e clacson assordanti e le macchine che si muovono a passo d’uomo.

Decido quindi una volta raggiunta la spiaggia di Jimbaran di fermarmi qui a dormire,  anche se non era previsto,  per godermi con calma le ore successive senza  dover affrontare la stressante strada del ritorno, liquido  il mio caro tassista ringraziandolo per il servizio di questi giorni, non lo avrei più rivisto, scendo così dalla macchina senza sapere di preciso dove andare ed affidandomi all’istinto mi avvicino alla spiaggia.

Vago per un po’ nella via principale cercando un hotel, finalmente lo trovo a due passi dal mare e sembra anche bello ed accogliente, c’è pure una piscina, ma io non ho nulla con me, solamente i soldi, pertanto cammino un po’ per le vie deserte in cerca di un negozietto e dopo un po’ di tempo lo trovo. Ora ho tutto ciò che mi serve, il mio portafoglio, un costume da bagno e tanta voglia di godermi il tramonto in santa pace. Cammino tranquilla affondando i piedi scalzi nella sabbia morbida e calda, ci sono tantissimi ristorantini proprio sulla spiaggia, qualcuno passeggia a cavallo, i bambini si divertono a giocare a palla, si vedono gli aeroplani in fila pronti a decollare dal vicino aeroporto, ecco che uno ad uno prendono il volo mescolandosi ai gabbiani, mi siedo ed il mio sguardo si perde all’orizzonte, al sole che scende verso un altro giorno che sta per terminare, ma non ancora, mi aspetta una delle cene più sensazionali e romantiche in riva al mare. Scelgo uno dei tanti localetti e mi gusto una buonissima aragosta ed un ottimo cocktail al tramonto, la bassa marea, i piedi sul bagnasciuga, una candela accesa e l’ottima compagnia di me stessa, una cena sentimentale con la mia anima, e la forza dell’amore  incondizionato verso me stessa che solo il coraggio di intraprendere un viaggio in solitaria può concedere.

Passando per la spiaggia, sandali alla mano, arrivo al mio hotel, non c’è nessuno in piscina, faccio un bagno rigenerante e me ne vado a letto felice di questa nuova gratificante giornata trascorsa.

Al risveglio il mio primo pensiero va alla ricerca di un nuovo passaggio  per tornare ad Ubud dove avrei trascorso l’ultima notte, proprio di fronte al mio hotel  nel parcheggio del benzinaio ci sono parecchi taxi, trovo subito un ragazzotto grande e grosso, insomma di una certa stazza e il suo sorriso non è da meno,  che mi ispira subito fiducia e mi accordo con lui per tornare ad Ubud e per raggiungere Lovina il giorno successivo. Mi trovo a subire nuovamente le solite folle  ore in mezzo al frenetico traffico,  il mio nuovo autista è rilassatissimo, sicuramente abituato a questo caos, parliamo in una lingua sconosciuta per farci capire, lui ride sempre e quando capisce, non so come, che amo lo yoga  mi mette una musica di mantra balinesi che per ore ed ore, anche il giorno successivo, mi accompagnerà insistentemente durante tutti i tragitti in macchina, è piacevole come suono ma ammetto che dopo un po’ risulta leggermente ridondante e mi scappa un sacco da ridere, è tutto molto buffo e molto balinese, il contrasto tra l’atmosfera di  melodie spirituali all’interno dell’abitacolo ed il trambusto delirante sulla strada all’esterno è a dir poco grottesco! Ma noi avevamo la protezione di  talismani e cimeli vari che invocano le molteplici divinità induiste appesi all’interno del veicolo…

Avrei passato quindi l’ultima serata nella mia affezionatissima Ubud, al pensiero ammetto che il mio cuore ha vacillato un po’, ammetto che forse sarebbe stato più pratico trascorrere solo i primi giorni qui, per poi andare a Lovina e raggiungere direttamente  la spiaggia di Jimbaran gli ultimi giorni essendo più vicina all’eroporto, sicuramente ho sbagliato qualche calcolo, ma il bello del viaggio è anche questo e non mi sono per niente pentita di aver dedicato più tempo ad Ubud. Perché?  Non mi sono per niente pentita di essere rimasta più notti a dormire qui perché ho potuto vivere questa città in piena tranquillità ed autonomia semplicemente passeggiando, è una città incantata, colma di misteri e giardini segreti, ho amato perdermi tra i suoi cortili nascosti, dove mi sono imbattuta in veri e propri eden esotici, tra pipistrelli, uccelli e fiori giganti, in ogni singolo angolo di questo luogo magico, dietro ogni cancello, aprendo ogni portone,  ho potuto trovare una meraviglia, i piccoli suggestivi templi sparsi dappertutto, in tutte le viette, all’interno delle case, dei negozietti, dentro ogni garage e benzinaio  tra le macchine ed i motorini ho potuto scrutare una statua del Ganesha, un altare inghirlandato, corone di fiori colorati. Ho adorato questa città, passeggiare tra i suoi mercati, sentirne il profumo di antico, di incensi, di fede, tutto ciò ha provocato  in me una sensazione intima, secolare.

Per le stradine devo stare attenta a dove metto i piedi perché ci sono  tantissime offerte e cestini sparsi sui marciapiedi, la mattina presto è solito vedere donne che  tra preghiere e fumi di palo santo appoggiano i cestini di fiori a terra,  ho incontrato spesso dei negozietti di statue divine, centinaia di statue di ogni dimensione sparse sui marciapiedi, negozietti di incensi , ristorantini adorabili dove ho assaggiato del cibo delizioso e speziato.

Ogni sera dal mio hotel raggiungevo a piedi il piccolo centro e da qui sceglievo il localetto dove cenare, mi sono sentita sempre protetta, al sicuro in questa città sacra, ospitale, pura, il vero cuore di Bali. Ad Ubud, nel Teatro Legong  ho potuto assistere alle danze tradizionali balinesi che sono delle vere e proprie rappresentazioni teatrali, tra maschere, draghi, costumi sfarzosi, trucchi esagerati, raffinati movimenti delle dita, complicati giochi di gambe ed espressioni facciali molto accentuate,  gesti armonici che racchiudono tutta la storia e le usanze di questo meraviglioso, sorridente e pacifico popolo.

Il prezioso tempo in più mi ha anche permesso di tornare, come da mia intensione, al Pura Tirtha Empul in una bella giornata calda di sole e di immergermi nella sacre acque delle fonti purificatrici tra i fedeli balinesi ed i loro sempre presenti sorrisi rassicuranti e benevoli, è stato molto coinvolgente e toccante, ho sentito una connessione potente e spirituale con questo magico luogo e questa paradisiaca e speciale isola.

E poi ad Ubud c’è lo Yoga Barn, un luogo senza tempo, una vera e propria guarigione per il corpo e per l’anima, solamente  il venerdì  pomeriggio si tiene un evento molto particolare a cui solo poche persone possono accedere, ho preso un passaggio dai vari “tassisti” in  motorino e sono andata a vivere questa esperienza unica ed indimenticabile, difficile da spiegare a parole ( ne ho  parlato in maniera più approfondita nell’articolo che troverete nella pagina “Festival Dal Mondo: The Yoga Barn” ).

Lovina si trova a circa 80 km da Ubud, nel tragitto mi sono fermata in una piccola azienda agricola immersa nel verde ad assaggiare il tradizionale caffè Kopi Luwak, prodotto con chicchi di bacche ingerite e defecate da questo adorabile animaletto denominato Musang simile ad una marmotta. La bevanda dal sapore intenso è buonissima, ne ho assaggiato vari tipi, ho tostato in padella i cicchi di caffè insieme ad una vecchietta, ho mangiato anche dei tipici dolcetti, sembravano foglie di pianta grassa, un po’ viscidi ma molto buoni, non è stata una brutta esperienza, ma sinceramente sono rimasta un po’ turbata nel vedere questi poveri esseri viventi chiusi in gabbia e per questo motivo non la rifarei.

Lovina è una località balneare che possiede una lunga lingua di spiaggia nera che collega diversi piccoli villaggi, da dove si può vedere in lontananza il vulcano e da dove partono escursioni all’alba in barca per l’avvistamento dei delfini. Qui nello splendido hotel Puri Bagus  https://www.puribaguslovina.com/

immerso in uno stupendo giardino con tanto di piccoli altari addobbati, ho trascorso gli ultimi due giorni del mio viaggio in pieno relax e abbandono, passeggiando scalza tutto il giorno, con fiori freschi dietro l’orecchio, facendo bagni nella piscina bordo mare,  leggendo Siddharta, praticando yoga al tramonto, mangiando divino pesce fresco e facendo la doccia tradizionale all’aperto, sotto le stelle tra pareti di pietra. 

Qui ho conosciuto una famiglia splendida che aveva un negozietto proprio all’uscita dell’hotel che vende di tutto dal tè agli incensi,  ho fatto amicizia con la signora Yuli,  i suoi meravigliosi figli ed il marito Adi, che ha un’agenzia che organizza tour ed escursioni e che vi consiglio vivamente di contattare per un vostro eventuale viaggio a Bali ( A-Leo 0062 81916342061).

Ogni sera lei mi ha accompagnato con il motorino al villaggio vicino dove facevo compere al mercatino o girovagavo per il localetti e poi mi ripassava a prendere e al ritorno mi fermavo con loro a giocare con i bambini, e a bere del tè caldo che con tanto amore mi preparavano , a chiacchierare, nella solita lingua magica dei gesti, sorrisi e qualche parola di varie nazionalità recuperata qua e là, il linguaggio dell’amicizia, del rispetto, dell’amore.

A Lovina c’è anche un bellissimo tempio buddista il Brahma Vihara con le sue campane e statue del Buddha giganti, anche qui sono stata molto fortunata e sono capitata mentre i monaci, con le loro vesti arancioni, preparavano ed allestivano delle decorazioni floreali dorate per un festival, li ho visti pregare, ridere e scherzare tra loro e mi hanno permesso di fare una foto,  ricordo indelebile,  insieme.

Arriva così il momento di lasciare l’isola di Bali, il taxi mi passa a prendere al mio hotel di Lovina, Yuli e la sua famiglia mi aspettano fuori, ci abbracciamo forte, ci stacchiamo a malincuore, salgo in macchina e vedo tutta la famiglia lì, ad agitare le mani per salutarmi, inevitabilmente le lacrime iniziano a scendere ininterrottamente sulle mie guance, sorrido verso di loro e guardandoci negli occhi lucidi, nella nostra lingua magica dell’amore, senza dir niente ma dicendoci tutto ci diamo l’addio.

Il percorso a ritroso per tornare è stato veramente lungo e scapicollato, la pioggia è tornata incessante e molto abbondante  a darmi la benedizione per la partenza,  come anche al mio arrivo, il traffico più caotico del solito, , le strade tutte allagate, l’acqua scura e fangosa arriva fino agli ingressi dei locali al pian terreno, la gente a chiacchierare seduta a terra con le gambe a mollo fino al ginocchio, io sempre più angosciata per il ritardo assurdo e la paura di perdere l’aereo, quando manca poco meno di un chilometro all’aeroporto  scendo dal veicolo, prendo la valigia e come una matta inizio a correre trafelata in mezzo al traffico, alla gente, alla pioggia, arrivo stravolta,  con il fiato corto e tutta bagnata per scoprire che non ero in ritardo solo io, ma fortunatamente anche il mio volo.

Di nuovo Bali mi ha fatto sorridere, mi è venuta incontro, non mi ha ostacolata, ha letto la mia anima, ascoltando le mie paure aiutandomi a non farmi limitare da esse,  ma insegnandomi ad avere fiducia in me stessa, nel viaggio, nell’isola, nell’amore incondizionato dell’universo nei confronti di chi, umilmente con il cuore limpido,  colmo di gratitudine e stupore, ama osare e scoprire con rispetto e fiducia, nuove terre, nuovi orizzonti, nuovi limiti da superare.

Ovunque tu vada, vacci con tutto il tuo cuore.
(Confucio)

2 commenti

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